«Noi, ragazzi dello zoo di Milano»

F u un pomeriggio di mezzo secolo fa all'«Hobby Fauna», un negozio di animali di corso Buenos Aires che oggi non c'è più, che l'etologo e professore universitario Renato Massa, a quei tempi un sedicenne studente di liceo, si accorse che i pappagalli, quando parlano, non parlano a vanvera.
L'atmosfera era quella di Paese d'ottobre, indimenticato libro di racconti mainstream dello scrittore di fantascienza Ray Bradbury: un ombroso retrobottega sperduto nel Middle West e - dietro il tramonto che scolora - l'imprevedibile, la sorpresa, il quasi misterioso. In questo caso specifico, che ormai sta passando alla storia dell'ornitologia non solo lombarda e della ricerca scientifica internazionale, il quasi misterioso è introdotto dal grido di un pappagallo, un'amazzone dalla fronte gialla: «Il dottore è al telefono! Il dottore è al telefono!». Era appena squillata la linea privata del veterinario proprietario del negozio e ancora prima che il padrone andasse a rispondere, ecco che il pappagallo faceva funzioni da segretaria. Renato Massa capì in quel momento che i pappagalli, prima di parlare, pensano.
E pensano bene, con intelligenza e accorta sensibilità. Solo che ci vollero anni prima che Massa, insieme a numerosi collaboratori, verificasse scientificamente questa precoce intuizione che ancora oggi è motivo di dibattito tra etologi. La sua lunga e laboriosa ricerca teorico-pratica l'ha oggi raccontata in Il pappagallo dal ventre arancio (Jaca Book, pagg. 168, euro 16).
«In realtà ci fu una scienziata prima di me - ci racconta Renato Massa - che indagò l'intelligenza linguistica dei pappagalli, l'americana Irene Pepperberg, autrice di Parla con Alex. Una storia di scienza e di amicizia. Incontrai la Pepperberg in Sudafrica, dove un professore di zoologia locale ci portò a vedere il risveglio dei pappagalli del Capo, che si spostano la mattina presto di 50 o 60 chilometri alla ricerca di cibo e la sera rientrano nei posti dove dormono. Comportamento insolito per i volatili, che vivono per lo più in un territorio limitato. Dover memorizzare una mappa che cambia in continuazione nel corso dell'anno a seconda delle fruttificazioni è attività complessa: da qui può essersi sviluppata l'intelligenza dei pappagalli».
Massa ha insegnato per trent'anni Biologia, Etologia e Conservazione della natura presso le Università degli Studi e di Milano Bicocca: per tutto questo tempo ha seguito il mondo dei pappagalli, con particolari momenti di concentrazione come quello raccontato nel libro, che va dal 1989 al '95, cioè il periodo «della Tanzania», antecedente a quello di Teo. «Teo è il mio pappagallo cinerino - racconta Massa - a cui ho insegnato le note musicali: è diventato un compositore, nonostante i pappagalli abbiano un solo fischio monotonale per esprimersi. Su di lui sono state scritte diverse tesi di laurea».
Era una Milano diversa, c'era ancora lo zoo diretto da Arduino Terni, dove «un vecchio che mi spiace non aver filmato - ci racconta Massa - aveva insegnato a un piccione a dargli tanti piccoli baci quanti semi di mais gli offriva. Il piccione aveva imparato più numeri del pappagallo della Pepperberg. C'era anche un elefante che suonava l'organo a manovella, l'armonica a bocca e separava le noccioline per sé e le monete per il suo guardiano. Si potevano comprare ancora legalmente pappagalli africani a cinquantamila lire. Oggi, a parte tre specie domestiche, di tutti è vietata l'importazione. Anche se alcuni, di frodo, arrivano a pagare quindicimila euro per un Ara Giacinto o un Cacatua delle Palme. A me bastano i cinerini, che negli anni ho fatto riprodurre per lavorare, registrandole, sulle loro vocalizzazioni. Ritengo che il linguaggio degli essere umani nasce da un'esigenza di comunicazione riguardo a istruzioni tecniche. Così gli uomini hanno imparato a parlare: per scambiarsi istruzioni di caccia o di guerra. I pappagalli, ormai è appurato da molta letteratura scientifica, hanno invece imparato a parlare per esigenze erotiche e financo artistiche. Non è una bellissima notizia?».

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