«Non accetteremo rincari a Malpensa»

Allora, monsieur Bacchetta, EasyJet si prepara ad aumentare i prezzi?
Il numero uno per Sud Europa della compagnia low cost inglese, François Bacchetta, trasecola: «Ma che cosa sta dicendo? Quando mai?».
Il decreto anticrisi prevede che i sistemi aeroportuali di Milano e di Roma possano aumentare le tariffe per spesare gli investimenti.
«Non ne so nulla».
Secondo le previsioni aeroportuali sarà aumentata la quota di diritti a carico dei passeggeri per 4-5 euro a testa.
«Ma se non vogliamo farli gravare sui passeggeri dobbiamo assorbirli noi. Non credo che stia in piedi, è una misura controproducente in un periodo di crisi come questo».
Ma se sarà così, che cosa farete?
«Semplice: se i voli non sono redditizi li tagliamo. Non vedo una logica...».
La motivazione è contenuta nella legge: finanzieranno investimenti infrastrutturali.
«A noi le infrastrutture aeroportuali che ci sono vanno bene. Piuttosto, pensino a migliorare i collegamenti con Malpensa, che sta allargando il proprio bacino d’interesse».
Questo non rientra nelle competenze delle società di gestione.
«Non capisco allora quali investimenti. A Malpensa c’è un sacco di spazio libero, chi vuole può accomodarsi».
Voi a Malpensa siete i primi...
«Sì, col 27% di quota di mercato».
È scesa dopo l’arrivo di Lufthansa Italia?
«Inevitabile, con l’arrivo di un concorrente. Ci siamo rafforzati su Malpensa quand’era vuota, abbandonata da Alitalia. I nostri aerei continuano comunque a viaggiare pieni».
E i loro?
«Non me lo chieda, non parlo dei concorrenti».
Avete una rete di medio raggio che in parte si sovrappone, ma clientele diverse, loro sono più orientati ai viaggi business e voi siete una low cost.
«La nostra clientela business sta aumentando perché la qualità del nostro prodotto soddisfa le sue esigenze. Con noi viaggiano soprattutto piccoli e medi imprenditori che non presentano la nota spese».
Qual è la quota business sui vostri aerei?
«Oltre il 30%».
Come fate a calcolarla, visto che avete una classe unica?
«Teniamo monitorati i tipi di viaggio. Chi vola durante la settimana con andata e ritorno in giornata, prenotando in prossimità del volo, non può che spostarsi per lavoro. Anche la nostra offerta si è indirizzata verso una flessibilità, finora sconosciuta alla low cost, che va incontro alle esigenze di chi lavora».
Essere al terminal 2 di Malpensa, con collegamenti con Milano più difficoltosi del terminal 1 vi penalizza?
«I collegamenti potrebbero migliorare, certo. Ma il nostro bacino si sta allargando. Abbiamo sempre più clientela dal Piemonte, grazie al nuovo collegamento autostradale, e dalla Svizzera».
Come fate a stabilirlo?
«All’atto della prenotazione richiediamo il codice postale».
I vostri conti dicono che l’attività va bene.
«Nel modello low cost il dato fisso è il dato di riempimento: il prezzo è la variabile che riempie gli aerei. Continuiamo a fare profitti e contiamo di chiudere in attivo anche un anno horribilis come il 2009».
Oggi in Italia siete la terza compagnia dopo Alitalia e Ryanair...
«E vogliamo diventare secondi. Noi abbiamo l’8% del mercato italiano e da Ryanair ci separano solo un paio di punti percentuali».
Dunque puntate a crescere?
«Sì, in maniera importante, anche se in questo momento non posso anticipare i programmi della stagione invernale. Vogliamo soprattutto più slot a Fiumicino, anche in vista della chiusura di Ciampino».
A Fiumicino c’è spazio?
«Sì, ma vanno autorizzati più movimenti. A Roma, con 3 piste, se ne fanno 90 all’ora, quando a Gatwick, con una pista, 87, ad Atlanta, con 4 piste, 200. È una questione di efficienza. E a parità di condizioni di sicurezza: guardi che spesso la sicurezza viene sbandierata come un alibi per coprire le inefficienze»
Crescerete anche a Malpensa?
«Sì, già oggi è la nostra seconda base in Europa, con 16 aerei e 30 destinazioni. Ci troviamo molto bene, la Sea ci assicura rotazioni rapide - 20-30 minuti - che ci permettono di far volare gli aerei 11 ore al giorno, con maggiore produttività del 25%».
Crede che aumenterà il traffico di lungo raggio a Malpensa e che Lufthansa vi impianterà un suo hub?
«Se aumenterà il traffico di lungo raggio per noi non potrà che essere un beneficio. Già in altri aeroporti, da Gatwick al Charles de Gaulle, alimentiamo voli intercontinentali di altre compagnie».
Se si creassero le condizioni v’interesserebbe crescere a Linate, dove peraltro siete già presenti?
«Sì. Ma non per il Milano-Roma, che presto si farà soprattutto in treno».
Ne è convinto?
«È già accaduto con il Parigi-Londra, che prima del tunnel della manica era la tratta più volata d’Europa. Adesso passano il tunnel il 71% dei passeggeri».

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