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«Non sono io il maniaco» Ma il gip non gli crede: Bianchini resta in cella

RomaCalmo, posato, solo qualche incertezza nel ricordare alcune date. Mai un sussulto fuori controllo o un velo di rabbia. Nemmeno quando gli è stato comunicato che dovrà restare in carcere ancora a lungo. Nemmeno quando, durante l’interrogatorio in una stanza semibuia di Regina Coeli, ha declinato per 90 minuti ogni variante possibile dello stesso concetto: «Sono innocente e voi mi state rovinando la vita e la carriera politica». Neppure mentre ha recitato ad alta voce, con tragica lucidità, il suo solenne testamento: «Se non mi crederanno mi ucciderò».
Il gip, ieri, ha convalidato il fermo di Luca Bianchini, l’uomo accusato di tre violenze sessuali avvenute a Roma nei mesi scorsi e sospettato di almeno altri 15 episodi analoghi. Oltre all’isolamento, viste le sue delicate condizioni psicologiche, è stato disposto che venga sorvegliato 24 ore su 24. Come anticipato dal nostro giornale, Giorgio Olmi, l’avvocato del presunto stupratore, non ha avuto niente da eccepire di fronte a questi provvedimenti, perché ritiene che al momento il suo cliente sia più al sicuro in cella e non all’esterno dove, non è escluso, rischierebbe il linciaggio. Ha però lanciato la prima contromossa di quella che sarà una lunga e complessa partita a scacchi: «Chiederemo di rifare il test del Dna in sede di incidente probatorio con un nostro perito. La richiesta arriva proprio da Luca e siamo sicuri che dimostrerà la sua innocenza». Proprio la totale corrispondenza del Dna rappresenta il piatto forte dell’impianto accusatorio. A confermarlo sono state le parole di Vittorio Rizzi, capo della squadra mobile capitolina, che ha parlato di «compatibilità massima» del codice genetico aggiungendo che «Bianchini non ha opposto alcuna resistenza per il prelievo, effettuato dalle gengive. Anzi si è offerto volontariamente». Una tesi, quella dell’affidabilità dei campioni in possesso della procura, suffragata dal parere degli esperti, tra cui il genetista Bruno Dallapiccola: «L’errore è praticamente nullo - afferma - si tratta di un test sicuro al 99,9 per cento». In caso di riscontri certi anche dopo il secondo prelievo, comunque, Olmi non si affiderà a quel margine risibile dello 0,1 per cento. «Se il Dna venisse confermato - ha rilanciato il legale - sarebbe la dimostrazione che ci troviamo di fronte a un pazzo». E per evitare di subire uno scacco da parte dell’accusa, chiederà una perizia psichiatrica, che già 13 anni fa consentì a Bianchini di uscire pulito da un’accusa di aggressione sessuale, grazie a una supposta temporanea incapacità di intendere e di volere.
Ieri gli inquirenti hanno precisato che non esiste alcuna pista su un complice che avrebbe partecipato agli stupri e non vi sarebbe nessun elemento indiziario sul fatto che l’arrestato frequentasse zone di scambisti. Inoltre, come potete vedere nelle immagini in questa pagina, sono stati mostrati gli oggetti che il presunto stupratore seriale nascondeva nel doppio fondo di un cassetto di un mobile nel suo appartamento. Bamboline per riti voodoo, guide esoteriche e «pozioni magiche» contenute in bottigliette di vetro, a quanto pare date a Bianchini da un mago. E altri elementi che complicano la posizione dell’uomo: un braccialetto, si ipotizza appartenuto a una delle vittime, fascette di plastica nere che avrebbe utilizzato per legarle, dvd e libri dai titoli eloquenti e persino una pistola elettrica. Gli investigatori avrebbero anche recuperato nella sua abitazione un biglietto scritto dall’indagato in cui si legge: «spero di guarire».
Pronta la replica dell’avvocato Olmi, con contorno di aneddoto: «È una scacciacani, circa tre anni fa fu morso da un branco di randagi, fece causa e io lo assistetti». Mosse e contromosse calibrate a dovere, ancora una volta. In una partita a scacchi che abbonda di colpi di scena degni di un perfetto giallo d’estate.

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