Roberto Scafuri
da Roma
La domanda giunge perentoria: «Siamo sicuri che leventuale governo dellUnione abrogherà le leggi-vergogna?». Dove per leggi-vergogna si intendono quelle ad personam e, più in generale, sulla giustizia . La risposta è contenuta ovviamente su Micromega in edicola, a firma di Marco Travaglio. Giustamente preoccupato: «Lunico leader ad averlo promesso a chiare lettere è Romano Prodi... Gli altri invece si producono in distinguo sempre più sottili, soprattutto a proposito della giustizia...».
La preoccupazione di Travaglio e dellala per così dire «giustizialista» dellUnione - sempre che Travaglio sia riconducibile per storia personale a qualcosa di centrosinistra - è fondata. Così riassunta, ieri sul Manifesto, dal rifondatore Giuliano Pisapia: «Dire che il sistema della giustizia sia sullorlo del collasso è dire poco, una causa civile dura in media 12 anni. Proprio per questo non possiamo permetterci tre anni di legislatura solo per cancellare le leggi del centrodestra...».
Tesi che rende vieppiù inquieto Travaglio: «Il nuovo programma della giustizia dellUnione è affidato allonorevole avvocato Pisapia, favoritissimo per la poltrona di ministro della Giustizia. Pisapia è una persona perbene e un giurista apprezzato...», scrive. E la penna sfugge: «...ma è anche portatore di un discreto conflitto dinteressi». Case allAvana? No, è «contemporaneamente avvocato e legislatore», nonché uomo «di una cultura ipergarantista che nella scorsa legislatura condusse al varo di leggi devastanti come la controriforma dellabuso dufficio, la legge costituzionale sul giusto processo... le nuove norme sui pentiti dantimafia e così via». Soprattutto, conclude Travaglio, Pisapia «è favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pm... questestate ha attaccato duramente il Csm... e ha persino contestato, insieme al forzista Pecorella, il mandato di cattura europeo». Orrore. Visti i capi di imputazione, non cè speranza per Travaglio: «È questa anche la linea dominante del centrosinistra? Sarebbe interessante saperlo, prima di dare per scontata la nomina di Pisapia a guardasigilli». Fatto fuori il primo, il noto giornalista di Micromega individua le possibili sponde marce dell«avvocato-infiltrato». Una lista nera capeggiata da Guido Calvi, senatore ds e (macchia indelebile) avvocato di grido. Nel crescendo preoccupante finiscono impallinati davvero tutti, da Fassino alla Finocchiaro, da DAlema a Rutelli... Tutti rei sospetti di connivenza con il nemico.
Ma se Mancino ammette che «lidea della rimozione totale delle leggi della Cdl è massimalista ed eccessiva», il già noto Pisapia «va anche oltre: Piuttosto che dire che butteremo nel cestino queste leggi dobbiamo annunciare riforme organiche che di fatto aboliscono le altre». Di più: nellintervista al Manifesto, il candidato in pectore per il ministero della Giustizia parla di «riportare al centro il confronto con tutti gli operatori del diritto e con la cultura giuridica del Paese, dopo anni di scontri forsennati». Limpudente Pisapia annota che nella riforma dellordinamento giudiziario «cè anche qualcosa da mantenere magari migliorandola, come lattenzione alla professionalità, alla responsabilità e eventualmente alle sanzioni disciplinari».
Favorevole persino a «una più netta separazione delle funzioni tra giudici e pm...». Troppo, davvero troppo.
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