Novecento profughi da ospitare nelle case sfitte I cittadini infuriati a Ladispoli, ma è uno scherzo

Bufala stile <em>Amici Miei</em> sul litorale romano. Novecento profughi
libici e tunisini in arrivo a Ladispoli. Lo annunciano centinaia di
manifesti affissi alla stazione ferroviaria, ma la notizia è falsa

Roma - Bufala stile Amici Miei sul litorale romano. Novecento profughi libici e tunisini in arrivo a Ladispoli. Lo annunciano centinaia di manifesti affissi alla stazione ferroviaria, alle fermate dei bus di Marina San Nicola, a Cerveteri. Una vera e propria "gara di solidarietà" quella sostenuta dal presidente di un consorzio locale in collaborazione con la Caritas Diocesana. Per aiutare i rifugiati basta aprire le case estive sfitte disposte lunga la costa e nel quartiere residenziale a pochi chilometri dalla capitale oppure requisire terreni incolti. Manco a dirlo la novità ha mandato su tutte le furie gli abitanti della cittadina balneare che, preoccupati, si sono rivolti in Comune. Ma la notizia è falsa.

Una sòla alla romana, frutto della fantasia di un buontempone o, come ipotizza il primo cittadino, Crescenzo Paliotta, "un attacco vergognoso e calunnioso sul quale i carabinieri hanno già aperto un'inchiesta". A sporgere denuncia lo stesso presidente del consorzio locale, Roberto Turbitosi, il cui nome, con tanto di foto, appare sui volantini attacchinati nel centro della città. Turbitosi, tra l’altro direttore responsabile del Gazzettino di Ladispoli, ovviamente, non ne sa nulla. "I manifesti comparsi questa notte - spiega il sindaco in una nota affissa accanto ai volantini falsi - riportano notizie totalmente destituite da ogni fondamento". "Oltre a diffondere gravi bugie - prosegue Paliotta -, sono un attacco nei confronti di persone, come Roberto Turbitosi, che peraltro nemmeno ricopre incarichi esecutivi in seno all’amministrazione comunale. Dietro queste fandonie c’è il tentativo di colpire altre realtà, compresa la Caritas, che svolgono un ruolo di assistenza a favore delle categorie più deboli del territorio". Non solo. Dietro lo scherzo di cattivo gusto gli inquirenti ipotizzano questioni relative a contenziosi aperti per il mancato pagamento delle quote alla cooperativa San Nicola. "Strumentalizzare una vicenda tragica come la guerra - conclude Paliotta - è segno che qualcuno non ha argomenti validi da proporre".

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