La nuova sensualità si copre E la pelliccia diventa colorata

Milano«Ho inventato un nuovo animale» annuncia Cavalli prima della sfilata con cui ieri ha celebrato 40 anni in passerella. Viene spontanea la battuta «Speriamo non morda», ma lui incalza con la poetica descrizione di questa bestia immaginaria, persa in una foresta nebbiosa per cui le chiazze del mantello si vedono fino a un certo punto e all’improvviso sembrano volare: una pacata sinfonia di nero, marrone e beige che si diffonde nell’aria rosa del primo mattino. Tradotto in moda tutto questo diventa una serie di pezzi talmente belli da togliere il fiato, la quintessenza dello stile Cavalli nella collezione del prossimo inverno. C’è ad esempio un’indimenticabile marsina di camoscio ricamata in filo di metallo dorato, oppure il montone in broccato da tappezzeria per non parlare della camicia di pitone che sembra seta.
Il nuovo motivo animalier prima dipinto e poi lavato sullo chiffon, quindi ricamato da minuscole paillette solo all’interno delle pieghe di un preziosissimo plissè soleil, fa veramente pensare al mantello di chissà quale creatura: sensuale e maestosa come una fiera, leggera e lontana come un uccellino che vola. Su questa idea della leggerezza sono costruite tutte le pellicce sempre foderate in chiffon e spesso con piccoli pezzi di visone, astrakan, zibellino e volpe intarsiati tra loro fino a formare una specie di effetto mimetico naturale. Leggerissimi anche i vestiti lunghi fino ai piedi e stranamente indossati con deliziose scarpe rasoterra, mentre lo styling della sfilata ci è sembrato inutilmente pesante perché non basta aggiungere sciarpe e sciarpine, sontuose bisacce a bandoliera, grossi bracciali e piccole code di pelliccia appese ovunque per raccontare la storia di una ricca bohémienne.
La donna Cavalli è una lussuosa creatura di un regno animale che non c’è ma in ogni caso fa sognare. Molto più semplice ma allo stesso modo meraviglioso il messaggio estetico di Ermanno Scervino passa attraverso Twiggy, l’iconica modella inglese degli anni Sessanta per raccontare quel magico momento della Swinging London in cui le donne chic passarono dalla sartoria alla boutique. Per cui tutto è corto, scattante e grafico: perfetti abitini o cappotti spesso profilati in vernice e sempre indossati con gli altissimi stivali cuissard che coprono le gambe e rendono uniforme la figura. Strepitosi come al solito i piumini con l’imbottitura strategicamente degradè per accarezzare la parte superiore del corpo e finalmente esplodere in una balza di mongolia. Sulle pellicce Scervino scrive una pagina in tutti i sensi bella: la capra della Dancalia usata per gli stupendi cappottini bianchi ricamati in nero è l’unico pelo ammesso perfino dagli animalisti più intransigenti perché la riproduzione incontrollata di questo animale rischia di desertificare l’Africa. La consapevolezza di aver osato molto, rende Consuelo Castiglioni agitatissima nel backstage di Marni dove aggiusta le difficili baschine bombate sul corpo esile delle modelle rivoluzionando la linea dei difficilissimi bermuda dritti come i calzoni di Pinocchio. Azzardati anche gli accostamenti cromatici (rosso rubino e verde certosa, rosa carne e bordeaux, un velenoso punto di tabacco con il color menta) per non parlare degli accessori. Eppure da questo gran mescolone esce un’immagine piena di fascino, oltre alla prima pelliccia senza maniche che ci convince davvero.
Strepitosa in tutte le sue parti la collezione Missoni ipotizza un viaggio dalla Scozia all’Africa con fermate nel mondo punk che teoricamente sarebbe stato a Londra negli anni Ottanta, ma nelle capaci mani di Angela Missoni diventa molto di più. Basta uno spillone strategicamente piazzato per trasformare la cappa in gonna o il poncho in giacca. Manuel Facchini di Byblos immagina invece una creatura con doppia anima giurassica e cyborg per cui crea addirittura il piumaggio digitale e un’infinita varietà di fantasie ispirate a muri scrostati, pietre, incrostazioni geologiche per semplici redingote indossate sui divertenti jeans strappati al laser.