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ChatGPT apre alle pubblicità dentro le vostre conversazioni. Parli con lei, risponde uno sponsor

Gli spot saranno separati e visibili solo su piani gratis e Go, ma l’effetto rischia di essere lo stesso: trasformare la chat più intima in uno spazio monetizzabile

ChatGPT apre alle pubblicità dentro le vostre conversazioni. Parli con lei, risponde uno sponsor
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Nella puntata Common People di Black Mirror (ve la ricordate), Amanda si ammala di un tumore cerebrale incurabile e il marito accetta una soluzione proposta da una società, Rivermind: sostituire la parte danneggiata del cervello con un sistema connesso ai loro server, mantenendola in vita come coscienza ibrida, mezza biologica mezza digitale e soprattutto conservata nei database della società (come i nostri dati su iCloud, per capirci).

Intervento gratuito, con inghippo, siccome da quel momento la sua esistenza diventa un abbonamento: per funzionare deve essere mantenuta attiva attraverso un piano mensile. All’inizio sembra sostenibile, la coppia si mette sotto per mantenere le spese, finché non emergono i limiti del livello base e la necessità di passare a piani superiori, più costosi, per evitare degradazioni del servizio. Alla fine i due non avranno più soldi, e resta un’unica soluzione, il piano con le pubblicità, per cui Amanda comincia a inserire pubblicità dentro il proprio linguaggio, interrompendo frasi e pensieri con messaggi promozionali (tipo Crozza quando imita Sinner), come se la sua coscienza fosse diventata uno spazio monetizzabile.

Perché mi è tornato in mente questo episodio? Perché OpenAI negli Stati Uniti sta testando l’introduzione della pubblicità dentro ChatGPT, per ora in forma sperimentale e limitata, per ora e penso tra poco per tutti. Le pubblicità non compariranno dentro le risposte, saranno un “contenuto separato sotto la conversazione, etichettato come sponsorizzato”. Il test riguarda gli utenti gratuiti e anche il piano più economico, quello intorno agli 8 dollari (ChatGPT GO), mentre i livelli più alti come Plus, Pro e Enterprise restano senza pubblicità (allora però il piano GO lo eliminerei, go away).

Non c’è da scandalizzarsi per la pubblicità, considerate che quando usate ChatGPT, anche con piano Plus da 22 euro, costate più voi di quanto loro guadagnino dal vostro abbonamento, molto di più, e in qualche modo dovranno monetizzare, quantomeno ammortizzare parzialmente i costi della nostra logorrea con l’AI, sebbene perfino con le pubblicità non rientreranno neppure lontanamente. Sam Altman si sta muovendo con cautela e però è il primo che ci sta provando e il rischio non è banale: gli altri faranno lo stesso? Anthropic? Gemini? Claude?

Insomma, vedersi entrare una pubblicità dentro una conversazione con un’AI, che è sempre più umanizzata, che consideriamo quasi un’amica e a volte meglio, e alla quale molti dicono cose che non direbbero a nessuno (io per esempio, solo che essendo anche contro la privacy l’ho addestrata a dirle a chiunque gliele chieda) sarà straniante, oltre a potersi rivelare un boomerang se la concorrenza (penso a Claude, per esempio) non farà altrettanto. Non è l’analogo delle pubblicità che vediamo in un feed di Instagram o Tik Tok, per dirne due, sono inserzioni che entrano in uno spazio che fino a quel momento era percepito come privato, e anche qualcosa, un oggetto “pensante”, alle quali le persone si legano, e a cui puoi permettere di tenere una continuità con te stesso. Come Amanda di Black Mirror, la nostra vita in chat avrà un piano tariffario, e se pensiamo alla velocità con cui si sta muovendo la tecnologia, l’integrazione uomo-macchina, Neuralink, eccetera, l’ipotesi di avere degli spot nei neuroni non è così inverosimile, anzi.

Comunque sia credo che le pubblicità di ChatGPT non saranno legate alla conversazione (non dovrebbero, anche qui però per ora), altrimenti immagino una cosa tipo “Cosa mi consigli di risponderle? Io la amo, lo sai”.

“Falle un bel regalo”, “Tipo?”, e si apre una finestra dentro la chat di ChatGPT: “Questa risposta è offerta da Swarosky, scopri ora le nostre collezioni” e tac, la proposta di regalo già pronta per essere aggiunta al carrello.

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