Ali Baba, nella fiaba delle Mille e una notte, apriva la grotta con “Apriti sesamo”, oggi Alibaba non cerca più la parola magica, si sta costruendo la grotta, la porta, la serratura e anche il terreno su cui poggia. Alibaba, colosso tecnologico cinese, con sede a Hangzhou e fondato da Jack Ma, non è solo un sito di e-commerce: il gruppo infatti tiene insieme vendite online, pagamenti digitali, logistica e soprattutto cloud, tutte le infrastrutture informatiche su cui girano servizi e dati. Alibaba in Cina rappresenta uno dei pilastri dell’economia digitale e gli USA la tengono sotto stretta osservazione, perché ha un peso non indifferente sul piano industriale e non solo.
In questi giorni, per farvela breve, Alibaba ha fatto una mossa che, raccontata male, sembra tecnica e poco interessante. In sostanza ha presentato un nuovo chip, un processore progettato internamente, basato su architettura RISC-V, che per i non addetti ai lavori significa uno standard aperto che consente di ridurre la dipendenza da tecnologie occidentali. Strategicamente avrà un impatto notevole e desta non poche preoccupazioni.
A cosa serve questo chip? Perché finora l’intelligenza artificiale è stata raccontata soprattutto attraverso i chatbot: sistemi come ChatGPT, Claude, Grok, Gemini, che rispondono a domande, scrivono testi, simulano conversazioni, o altri (tipo Suno) che servono a far diventare tutti musicisti (a illuderli di esserlo, con risultati che confermano il contrario, vanno su Spotify e su un palco non sarebbero in grado neppure di tenere un microfono in mano), oppure per generare immagini e anche fake news.
Ma il grosso saranno gli agenti, quelli che operano al posto tuo o di un’azienda, sui quali l’Europa continua a sfornare regolamenti prima di avere una tecnologia da controllare, mentre gli USA sono relativamente prudenti, ma non possono permettersi di esserlo più di tanto, perché la Cina non aspetta, anzi.
Un agente AI cerca dati, li organizza, compila documenti, esegue operazioni, si collega a altri software aziendali, lì si gioca la vera partita sull’AI, e cambierà tutto. Un sistema che lavora consuma più risorse, e deve essere stabile, veloce, integrato e sicuro (quella sicurezza non al 100% che al momento frena le AI americane e anche le società che potrebbero adottarle). Ma cosa c’entra il chip RISC-V? Significa autonomia tecnologica dagli Stati Uniti (i quali stanno limitando l’export dei chip più avanzati, in particolare quelli di Nvidia, per impedire alla Cina di sviluppare sistemi AI competitivi) e viceversa un’ulteriore urgenza di spingere nella stessa direzione, aumentando il rischio a causa del RISC-V (sembra il nome di nuovo virus cinese, solo che anziché aggredire il corpo aggredisce il mercato).
Nel frattempo Ali Baba sta lanciando anche piattaforme di agenti AI per le imprese, pensate per automatizzare attività concrete, e questo chip serve a sostenere proprio questo tipo di servizi, non a fare marketing.
Che il chip sia migliore o meno di altri è secondario, perché stiamo parlando di un colosso che controlla il modello, la piattaforma, il cloud, e adesso anche una parte dell’hardware, in futuro probabilmente tutto, creando un ecosistema autonomo tra marketing e agenti e sbattendosene della prudenza. Apriti sesamo, insomma, non serve più. I cinesi, con Ali Baba, la grotta se la stanno costruendo da soli.