Possiamo credere nel futuro dell’intelligenza artificiale? La domanda ormai è d’obbligo e per questo al mobile Mobile World Congress di Barcellona è utile fare un giro tra le varie presentazioni per capire quale sia effettivamente il mondo che ci aspetta. O forse quello che vogliono farci credere che ci servirà, quantomeno in superficie. Per esempio: davvero il mondo del futuro sarà popolato da robot umanoidi?
A vedere i padiglioni popolati di automi si direbbe, e il concetto lo ha rimarcato Honor che ha attivato l’anno scorso il suo Alpha Plan: un domani prossimo venturo in cui case e uffici saranno piene di ominidi pieni di circuiti. In Spagna l’azienda ha presentato una nuova serie di prodotti e ha voluto dimostrare quanto di automatizzato sia pronta a servirci: alla fine di un lungo keynote un umanoide si è aggiunto a un gruppo di ballerini per fare (anche) una bella capriola all’indietro in scioltezza: “L'innovazione incentrata sull'uomo è il nostro principio guida – ha detto il CEO James Li -. Crediamo che la prossima fase dell'intelligenza artificiale debba combinare capacità ed empatia, unendo QI ed EQ e unendo l'intelligenza personale, universale e avanzata attraverso l'intelligenza umana aumentata”. Sarà vero, per carità, ma il progetto chiamato AHI - che sarebbe Artificial Human Integration – è ancora un po’ da scoprire, anche se le promesse sono roboanti.
L’approccio della robotica applicata alla quotidianità è dunque fin qui molto ludica, quasi infantile, che poi è il messaggio delle grandi aziende tecnologiche per conquistare l’umanità. Ma in questi giorni il dibattito sull’AI nell’ambito militare (e la disputa tra il Dipartimento di Guerra Usa con Anthropic sul suo limite d’uso, con l’ingresso di OpenAI boots on the data), fa presagire che pure in Cina non si tratti solo di avere personal shopper fatti di circuiti. Tant’è, comunque: Honor ha puntato molto sull’aspetto futuristico presentando anche un robot phone dotato di una telecamerina che interagisce con il proprietario, fino ad andare a ritmo di musica e fare anche lei una capriola (una fissa, diciamolo). Divertente? Certo.
Utile? lo scopriremo, perché aldilà di mettersi in tasca un dispositivo del genere pronto a riprenderci, e a riprendere, 24 ore su 24 grazie a una fotocamera da 200 megapixel e a uno stabilizzatore Gimbal di nuova generazione, vedremo se il mercato confermerà che si tratta davvero di un nuovo prodotto di successo.Per il momento allora ci accontentiamo (si fa per dire) di strumenti come il pieghevole Magic V6, sempre più sottile, leggero, performante, elegante, colorato e con una batteria in silicio carbonio spessa 0,15 mm. Questo per dire che l’intelligenza artificiale fa grandi cose anche in uno strumento come questo (soprattutto nelle produttività e nella proattività), ma è ancora la capacità ingegneristica a colpire più di tutte. Anche nel tablet MagicPad 4 da 12.3 pollici con schermo Oled 3K, che è davvero proprio bello pur somigliando al cugino di Huawei (o forse per questo).
Tutto quanto sopra in una presentazione che ha mostrato pregi e difetti di una tecnologia che tende a raccontarsi sempre allo stesso modo: frasi ad effetto, video emozionali, paragoni con gli altri player (anche un po’ forzati, perché confrontare una batteria di uno smartphone e una di un computer non è proprio la stessa cosa) e perfino applausi finti come se fossimo in una sitcom. Poi, appunto, ci sono prodotti bellissimi, ma un giorno ci spiegheranno la necessità di fare sempre raffronti per sminuire la concorrenza. Soprattutto se poi si annuncia la piena integrazione tra gli smartphone Honor con AirDrop e mirroring di iPhone, iPad e Mac. Misteri del marketing, e sarebbe da sorriderci un po’ su. Solo che poi, appunto, resta da pensare – togliendo i lustrini - se così davvero possiamo credere nel futuro dell’IA. O se è invece e l’IA che vuol farci credere di essere quello che non sarà.