Un nuovo minareto a Milano? Ma in 3 rioni manca ancora la chiesa

Si discute del minareto, nelle periferie i fedeli costretti a riunirsi in parrocchie improvvisate Monsignor De Scalzi: "Servono anche nuovi campanili"

Un nuovo minareto a Milano?  
Ma in 3 rioni manca ancora la chiesa

MilanoPiove nella chiesa di fortuna, allestita in un ex asilo in affitto. Il quartiere di case popolari cresce ogni giorno, palazzoni si alzano come funghi, in pochi anni i parrocchiani sono raddoppiati, da quattromilacinquecento sono diventati novemila, ma non hanno un luogo stabile in cui pregare o mandare i figli a giocare a calcetto. Sembrano racconti da terre di missione. È la periferia nord ovest di Milano, la zona si chiama Quarto Oggiaro e a causa delle sparatorie in qualche reportage colorito viene definita la Scampìa ambrosiana. C’è un po’ di esagerazione, ma proprio questo quartiere difficile ha un’intera area senza chiese, se non la parrocchia fai da te dietro via Concilio Vaticano II, nome che sembra quasi uno scherzo.
Non è l’unico caso nella Milano della Madonnina. In centro guglie e campanili svettano ovunque, ma oltre i capolinea della metropolitana la situazione si fa più complessa e può capitare, capita, che manchino luoghi in cui i fedeli possano riunirsi a pregare. Altra zona off limits è il Gratosoglio di via dei Missaglia, estremi confini sud della città, ex quartiere dormitorio in cerca di vita nuova e anche di una nuova chiesa. E poi c’è la via del Mare, strada in mezzo alla Barona che tutti imboccano per conquistare la Liguria nei week end. L’ultimo presidio è la chiesa di San Gregorio Barbarigo, ma intorno è cresciuta un’intera colonia di case bianche, non sempre benissimo abitate, e nessuna chiesa a fare da punto di riferimento.
Tre emergenze che sono solo le principali. Si lamentano i fedeli e se ne dispiace la Curia ambrosiana, in questi tempi in cui il dibattito interessa soprattutto il diritto dei musulmani ad avere luoghi di culto. Quando si pensa a edificare edifici religiosi, il pensiero corre alle moschee. Con tutto il rispetto, la Chiesa di Milano fa notare che mancano all’appello anche parecchie chiese, in zone di confine in cui il loro ruolo sociale è determinante. I progetti ci sono, tra questi una chiesa dedicata a madre Teresa di Calcutta, ma le questioni burocratiche restano spesso complesse da risolvere.
Parla monsignor Erminio De Scalzi, vescovo vicario della città di Milano: «Queste aree di Milano sono le situazioni più urgenti, perché si tratta in tutti e tre i casi di quartieri difficili, nei quali la presenza della comunità cristiana svolge un ruolo significativo. È la spiritualità, e non solo economia e finanza, a costruire la città. Inoltre, per noi la parrocchia è il luogo della preghiera, ma anche del servizio alla comunità, con l’oratorio e le altre attività sociali».
Il bisogno di più chiese è un pensiero già rilanciato dal cardinale Dionigi Tettamanzi, durante il discorso alla città di Sant’Ambrogio dello scorso anno. «Abbiamo bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città» ha detto l’arcivescovo, pensando ai cristiani senza tempio. Ha aggiunto: «Ne hanno un bisogno ancora più urgente le persone che appartengono a religioni diverse, in particolare all’Islam». L’esigenza di trovare una soluzione per la preghiera dei musulmani è stata riproposta dal prefetto, Gian Valerio Lombardi, e dal presidente della Regione, Roberto Formigoni, che ha invitato il ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, ad aprire un tavolo e indicare una soluzione. La Curia, da sempre favorevole, dice sì ma ricorda che non serve solo la moschea.
L’Expo porterà bisogni ancora più ampi. «Se la città si svilupperà ancora, dovremo trovare spazio per nuove chiese» prevede monsignor De Scalzi. Il vescovo vicario di Milano spera che una soluzione a breve arrivi anche per i musulmani: «Tutti hanno diritto a un tempio in cui pregare e forse la soluzione migliore è una grande moschea come quella di Roma, che agevolerebbe la sorveglianza da parte dello Stato. Bisogna arrivare a una decisione, perché si eviterebbero questioni, contrapposizioni, occupazioni di suolo pubblico». Come la preghiera islamica di massa sul sagrato del Duomo, che nel gennaio scorso ha impressionato molti. Per chi vuole intendere, De Scalzi conclude: «Avere un luogo di culto è un diritto, purché sia un luogo di culto. Poi se lo costruiranno e se lo pagheranno loro, come facciamo noi».

Commenti