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Odiatori contro Segre: scuse e risarcimenti

Molti imputati hanno fatto donazioni a enti per la Memoria, altri faranno lavori utili

Odiatori contro Segre: scuse e risarcimenti
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È partito ieri il processo agli odiatori social che avevano messo nel mirino Liliana Segre. Alcuni degli indagati sono usciti dal procedimento, proponendo risarcimenti o impegnandosi a riparare. Altri continuano il percorso processuale.

Negli ultimi mesi sono arrivati, da parte degli indagati per diffamazione aggravata dall'odio razziale per raffiche di insulti via social alla senatrice a vita, lettere di scuse, soldi in beneficenza alla fondazione Memoriale della Shoah, proposte di risarcimento dai 500 ai 2mila euro e l'impegno a fare lavori di pubblica utilità. Questo è quanto è emerso nell'udienza predibattimentale. Davanti al giudice Francesca Ghezzi erano imputate otto persone. Si tratta del primo processo nato da uno dei filoni di una maxi inchiesta, scattata dopo le denunce della sopravvissuta al genocidio, assistita come parte civile dall'avvocato Vincenzo Saponara. Per tre posizioni è stato dichiarato il non doversi procedere per remissione delle querele, perché hanno appunto risarcito fuori dal procedimento e si sono scusati. Solo un imputato ha scelto di andare avanti ed essere giudicato con rito abbreviato, mentre gli altri quattro hanno chiesto di essere ammessi all'istituto della messa alla prova, che se andrà a buon fine cancellerà il reato.

Nella prossima udienza, il 9 aprile, gli imputati dovranno dimostrare di aver versato le somme e di aver trovato enti adatti per i lavori di pubblica utilità. Uno di loro, ad esempio, aveva indicato un blog di sinistra, ma il giudice ha fatto notare al difensore che non andava bene "qualcosa di così politicamente orientato, meglio una Caritas o un altro ente per bisognosi". Un altro imputato, attraverso il suo legale, ha fatto presente di essere "un pensionato" e non in grado di versare "più di 500 euro". Un altro ancora "vive con una pensione invalidità di 2.500 euro all'anno, a casa della madre, e raccoglierà quanto potrà". Intanto nella maxi indagine che era stata aperta dal pm Nicola Rossato sulle decine di messaggi contro Segre, anche con minacce esplicite, è stata fissata un'udienza preliminare a carico di un'altra ventina di imputati.

Nei mesi scorsi il gip Alberto Carboni aveva sottolineato che nel mare di frasi contro la senatrice a vita, molte di No vax e Pro Pal, si accusava "di nazismo" una donna "reduce dai campi di sterminio" e questo è una diffamazione aggravata dalla finalità discriminatoria, ossia dall'odio razziale, perché è "uno sfregio alla verità oggettiva" e "la più infamante delle offese per la reputazione di chi ha speso la propria vita per testimoniare gli orrori del regime e per coltivare la memoria dell'Olocausto".

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