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"Ogni persona è diversa dalle altre. Con i familiari lavoro appena iniziato"

La responsabile della Psicologia clinica Tamara Rabà: "Il dolore è immenso, ogni fase ha bisogno di aspetti diversi"

"Ogni persona è diversa dalle altre. Con i familiari lavoro appena iniziato"
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Tamara Rabà, responsabile della Psicologia clinica di Niguarda qual è il ruolo dello psicologo in queste prime fasi di grandi tragedie?

"Allora, in questa fase specifica si tratta di creare le condizioni perché i familiari possano sentirsi sicuri, accolti e abbiano delle informazioni precise su quello che accade e accadrà. Parallelamente è stato fatto un collegamento con i colleghi a Niguarda su chi sarebbe arrivato, sulle condizioni di salute per favorire il ricovero e quindi la gestione più adatta possibile".

Dal primo gennaio pomeriggio sono sempre stati presenti nei reparti due psicologi per dare supporto...

"Sì, ma con i familiari il lavoro è appena iniziato e continuerà finché ce ne sarà bisogno. Si tratterà di mesi di lavoro perché le condizioni di salute dei ragazzini ricoverati hanno bisogno di tanto tempo e poi possono essere passaggi significativi, quindi bisogna stare accanto passo passo alla situazione sia fisica che psichica del paziente e del suo familiare".

La sua collega anestesista diceva di non aver percepito disperazione tra i parenti dei feriti in Svizzera, ma dolore. Dal suo punto di vista?

"La disperazione è un concetto molto complesso, c'è un profondo dolore, all'inizio c'è anche confusione perché la situazione di attesa crea spaesamento. Proprio per questo quel lavoro di cui ho parlato prima, di dare informazioni, sicurezza è fondamentale. Dobbiamo lavorare passo per passo. Ogni fase ha bisogno di aspetti diversi, così cambia in base alle condizioni cliniche, fisiche e psichiche delle persone dei loro familiari".

Come si fa in un momento del genere a rassicurare un genitore che ha un figlio in terapia intensiva in seguito a un evento assolutamente imprevedibile?

"Allora, caso per caso bisogna cercare di capire qual è la condizione del familiare: si procede cercando di andare a supportare le sue parti di resilienza, per lavorare sui suoi punti di forza. La prima cosa è rassicurare, è stare con il dolore".

In che senso?

"Condividere con i parenti il dolore, riconoscerlo e stare loro vicini con la nostra professionalità".

Quali sono le fasi successive del vostro lavoro? Qua sono ci sono genitori "appesi a un filo", in alcuni casi ci sono anche dei fratelli.

"Bisogna stare accanto loro, accompagnarli, se lo desiderano perché ogni caso è differente, ci sono persone che all'inizio hanno molto bisogno di parlare e di ricevere ascolto e conforto e che successivamente trovano una loro modalità. Noi siamo a disposizione, osserviamo per capire di cosa ci sia bisogno".

C'è anche chi reagisce chiudendosi...

"All'inizio di queste situazioni non si trova il modo di andare avanti. Al momento il dolore è immenso".

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