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Omicidio alla fermata della 91: un ergastolo dopo sei anni

Condannato egiziano: con due complici accoltellò un 28enne marocchino. Ma il killer intanto è tornato in patria

Omicidio alla fermata della 91: un ergastolo dopo sei anni
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La condanna all'ergastolo è stata inflitta alcuni giorni fa a un egiziano considerato responsabile, insieme a due complici, dell'omicidio di un 28enne marocchino la sera del 7 giugno 2020. Il delitto è avvenuto alla fermata della linea 91 tra via Oldofredi e via Nazario Sauro, dove il giovane è stato accoltellato a morte da tre nordafricani che non aveva mai incontrato prima. La corte d'Assise ha deciso la pena massima per l'uomo egiziano, considerato dall'accusa il principale esecutore dell'omicidio, come chiesto dal pm Rosaria Stagnaro (subentrata dopo l'indagine condotta dalla collega Cecilia Vassena).

L'egiziano condannato, nel frattempo, è tornato nel proprio Paese. La Procura potrebbe ora chiedere l'intervento della Procura generale per far emettere una richiesta di estradizione al Cairo per l'uomo. Tuttavia l'impresa non si annuncia semplice. I fatti risalgono alla sera del 7 giugno di quasi sei anni fa, una domenica, poco dopo le 19.30. La Procura non si è arresa, nonostante il tempo trascorso, la fuga in patria di uno dei presunti responsabili, mai comparso davanti ai giudici, i molti rinvii e l'assenza di una parte civile nel processo.

Il delitto è stato la conseguenza di una banale lite tra la vittima, Mouhssine Antar, e i tre killer. L'incontro è stato casuale e il diverbio è cominciato a bordo dell'autobus. I tre, due dei quali sono certamente egiziani, si sarebbero offesi per uno sguardo o una parola di troppo del 28enne. Lo hanno trascinato giù dal mezzo alla fermata poco lontana da Zara e lo hanno accoltellato al fianco e all'addome, lasciandolo a terra agonizzante e sanguinante. Poi i nordafricani sono fuggiti a piedi, gettando via il coltello, che poi è stato ritrovato dalla polizia.

Sul posto, con il 118, sono intervenute le Volanti. Antar non aveva documenti, è stato identificato grazie alla tessera di una mensa dei poveri. Era irregolare in Italia, non aveva precedenti penali. È stato portato d'urgenza al Fatebenefratelli, ma è morto poco dopo l'arrivo in ospedale. Le indagini sono state affidate alla Squadra mobile, che allora era guidata da Marco Calì, e coordinate dal pm Vassena e dall'aggiunto Laura Pedio. Gli investigatori hanno lavorato sulle immagini delle telecamere dell'Atm e di alcuni negozi della zona, sulle testimonianze dei passeggeri dell'autobus e anche sui social. Nel luglio successivo al delitto è stato arrestato Abdelbaset M., 19enne egiziano irregolare in Italia. Accusato di omicidio volontario aggravato, il giovane è stato condannato dalla corte d'Assise nell'aprile del 2021 a 13 anni di reclusione.

I giudici hanno applicato l'articolo 116 del Codice penale, diminuendo la pena nel riconoscere all'imputato il "concorso anomalo in omicidio volontario", cioè l'aver commesso un reato "diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti", il quale comunque "ne risponde, se l'evento è conseguenza della sua azione od omissione". Pochi giorni fa la condanna a vita per il complice.

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