Omicidio Veloccia: ancora senza un colpevole

Stefano Vladovich

Uccisa per 25mila euro e degli assassini nessuna traccia. A tre anni dall’omicidio di Lucia Veloccia, 58 anni, proprietaria di un negozio di giochi e arredamenti per l’infanzia, centrata da una coppia di balordi in via dei Frentani, le indagini sono ferme a Casal Bruciato. I responsabili della tragedia che ha sconvolto amici e parenti della vittima sarebbero ancora all’estero.
Un rompicapo per gli inquirenti, costretti a lavorare con pochissimi elementi a disposizione. Niente dalla perizia balistica, dai rilievi sull’auto in cui viaggiavano la donna e il marito, Francesco Gubbiotti di 63 anni, dallo scooter usato per la fuga e mai trovato, dalle perquisizioni e intercettazioni fra la mala capitolina.
Poteva essere una questione di ore se i ricercati, due cocainomani della zona che conoscevano alla perfezione le abitudini dei Gubbiotti, avessero fatto una mossa falsa. Sarebbe bastata una telefonata, un messaggio lasciato agli amici più cari, per arrivare a loro. Il nascondiglio? Uno dei tanti villaggi turistici sparsi sulla costa del Sol, come una fattoria in uno staterello del centr’America, del Brasile, dei Paesi che producono cocaina destinata all’Europa. Insomma, nonostante la rete stessa dagli investigatori sull’ambiente in cui è maturata l’azione dal drammatico epilogo, restano impuniti i killer che la sera del 21 dicembre del 2002 cambiarono la vita a una tranquilla famiglia di commercianti romani.
Tre figli (il più grande allora ventiduenne), una casa al rione Celio, un grande magazzino specializzato in articoli per ragazzi conosciuto in tutta la zona est della capitale, i coniugi Gubbiotti chiudono bottega tardi quel maledetto sabato prenatalizio.
Sono le 20,30 quando salgono a bordo della loro Bmw 525 assieme a due impiegati. Li devono accompagnare alla stazione ferroviaria Tiburtina prima di voltare in direzione dei Termini e, quindi, verso via Crescimbeni, tra il Colosseo e colle Oppio. Non sanno di essere seguiti da due scooteristi coperti da caschi e bandane. Soprattutto non sanno di avere un pneumatico bucato. Un piccolo foro procurato poco prima dai delinquenti, cinque, sei minuti al massimo, ma sufficiente per lasciarli a piedi. Per un tragico scherzo del destino l’auto si ferma nel punto più buio di via dei Frentani, a San Lorenzo, vicino il ministero dell’Aeronautica. In giro non c’è anima viva. Scatta la trappola: Francesco scende per controllare la ruota, i criminali si avvicinano a piedi. Uno impugna un revolver calibro 38 special. Accade tutto in una manciata di secondi, venti, trenta al massimo. «Bastardo, dacci i soldi!» urlano i malviventi con tipico accento romano. È l’unica frase che il poveretto ricorderà. I rapinatori vanno a colpo sicuro, sanno che il denaro è tanto: l’incasso del fine settimana da versare in banca il lunedì successivo è sistemato in una borsa di cuoio. L’uomo, però, non vuole mollare. Interviene il complice. La reazione è violentissima, culminata con un colpo alla nuca con il calcio della rivolterra. Lucia è una donna minuta, ma ha un coraggio da leone. Quando vede il marito sull’asfalto non ci pensa un solo istante e si lancia sui banditi che lo stanno massacrato di botte. I due cercano di liberarsene. Viene esploso un colpo. La donna, colpita in pieno petto, si accascia in un lago di sangue. Morirà pochi minuti dopo in sala rianimazione del policlinico Umberto I. Francesco è sotto choc. La città pure. L’intera comunità si stringe attorno alla famiglia Gubbiotti mentre i carabinieri fanno l’impossibile per recuperare prove. Una traccia di saliva sul cappotto di Gubbiotti fa sperare nel Dna di almeno uno degli assassini, ma inutilmente.
Un anno di lavoro, alla fine quella che sembra la svolta. Informative al vetriolo puntano su una «paranza» del Tiburtino che lavora sul giro locale di coca.

Probabilmente il denaro sottratto serve per finanziare un «movimento» di «roba». La conferma? Alcuni particolari acquisti effettuati tra Capodanno e i primi di febbraio. Ma nessuno parla e i colpevoli, espatriati tempo dopo, rimangono ancora ben nascosti

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