C'è una vulgata delle crociate che abbiamo assimilato un po' tutti. Guerre sante tutte incentrate sulla conquista di Gerusalemme. Intolleranza, forse accompagnata da una sgradevole punta di razzismo. La religione che dà inizio e alimenta due secoli di guerra. Conseguenze di violenza e diffidenza culturale che si trascinano come una scia di sangue fino ai giorni nostri. Ma è davvero questo il significato delle crociate? La religione ne fu la causa ultima? Oppure fu semplicemente uno stendardo sotto cui radunarsi e uno strumento di reclutamento? Se ne parlerà domani al festival "èStoria" di Gorizia (al teatro Verdi dalle 11 e 30) con Steve Tibble - autore di Gli eserciti delle Crociate (Einaudi, 2020) - e con il professor emerito e medievista Franco Cardini che sull'argomento ha scritto tantissimo.
Qui possiamo anticipare alcuni dei temi dell'incontro. Iniziamo col dire che una crociata non è una guerra santa, come spiega il professor Franco Cardini: "La crociata tecnicamente è un elemento del diritto canonico cattolico, una forma di pellegrinaggio armato. Viene bandita dal sommo pontefice con una Bolla e solo con quella. Per queste sue caratteristiche a chi partecipa viene concessa l'indulgenza. Che, attenzione, non è il perdono dei peccati, quello si ottiene con la confessione, è semmai l'esenzione dalla penitenza. Ma la crociata non è una guerra santa di per sé, né a livello giuridico, né di dottrina cristiana. Ad esempio per i greci antichi era una guerra santa quella che si combatteva contro i barbari che invadevano il sacro suolo dell'Ellade. Chi moriva combattendola veniva considerato un semidio. Questo è il senso di guerra santa, nella crociata, invece, è dirimente il comportamento personale, non bastava soltanto la partecipazione per redimere qualunque cosa".
Poi ovviamente il concetto si è esteso, o meglio, è stato surrettiziamente esteso. Spiega sempre Cardini: "Le crociate vere e proprie sono state solo quelle bandite dai pontefici, in vari ambiti e non solo verso la Terra santa. Ad esempio la crociata bandita verso gli Albigesi. Ovviamente il concetto di una guerra in nome di Dio è stato ampiamente usato. Giovanna d'Arco con le sue visioni ha dato ai seguaci del re di Francia tutta l'iconografia per parlare di una guerra voluta da Dio. Ma non è stata una vera crociata. L'idea di crociata, il termine si sviluppa piuttosto tardi a partire dalla lingua francese, è stato poi applicato in un sacco di ambiti. Ancora oggi nelle case dei nipoti degli spagnoli che hanno combattuto per Franco è possibile trovare dei diplomi che attestano la partecipazione alla crociata nazionale contro il marxismo e l'ateismo. Oppure gli stessi alleati combattendo contro Hitler hanno parlato di crociata in Europa, esattamente come Hitler parlava di crociata anti bolscevica. Ma tutto questo non ci aiuta a capire il vero fenomeno che, ribadisco, dipende da un preciso istituto di diritto canonico". Invece è più sensato e calzante il confronto tra l'idea di crociata e il jihad islamico anche se anche in questo caso non c'è una sovrapposizione completa.
Di nuovo Cardini: "La struttura del jihad è diversa ma c'è una analogia generale. Il jihad è lo sforzo per fare la volontà di Dio. Deve esserci una volontà di Dio codificata e riconoscibile e quando diventa la ragione del conflitto è così il mujaheddin - il prefisso mu vuol dire impegno - colui che si impegna nel conflitto, diventa un combattente della fede. per questo serve una fatwa dichiarata un'autorità musulmana. E di nuovo lo scopo dipende dall'autorità che l'ha bandita. Per fare un esempio io ero in Egitto nel 1959 il governo Nasser chiese alle autorità religiose di premere perché emettessero una fatwa di jihad per convincere i contadini ad usare il pesticida e i disinfettanti contro le mosche che trasmettevano il tracoma che colpisce i bambini. Il governo non riusciva a convincerli da solo, l'autorità religiosa dell'università di Al-Azhar ce la fece. Era possibile perché le mosche vennero intese come un pericolo diabolico. Questo è il senso ampio di jihad poi ovviamente come il termine crociata può essere ampiamente distorto".
Passando a Steve Tibble, invece, nei suoi saggi è stato molto attento a delineare il contesto militare e politico ampio di quelle guerre, iniziate nel 1096 che normalmente etichettiamo come crociate ma che, in realtà, nelle dinamiche del Medioriente medievale si inseriscono in un contesto molto più dinamico. Un contesto che spesso ha più a che vedere con le migrazioni provenienti da est che con un conflitto puramente religioso con l'Occidente. A scatenare il confronto armato dopo un lunghissimo equilibrio tra cristiani d'oriente, musulmani e pellegrini europei furono le tribù turche: "Sull'orlo della carestia, lasciarono le steppe riversandosi nel Medio Oriente alla ricerca di cibo, denaro e di qualsiasi altra cosa potessero ottenere. Si abbatterono sulle società sedentarie locali gli Stati arabi della Siria, l'impero fatimide d'Egitto e i bizantini. Ciascuno si difese come poté. I bizantini, cristiani orientali, chiesero aiuto ai loro correligionari in Occidente, e così nacquero le crociate. Ma la religione fu raramente il motore principale di tutto ciò. Le linee di battaglia tra cristiani e musulmani non furono mai realmente tracciate. La maggior parte delle società sedentarie non era cristiana. Lo Stato fatimide, una delle principali potenze sedentarie della regione nella prima metà del XII secolo, era guidato da un governo musulmano sciita, mentre gli arabi locali erano prevalentemente musulmani sunniti. Inoltre, dall'altra parte, molti dei nomadi erano pagani, cristiani o individui con una conoscenza solo molto vaga dei precetti dell'islam".
Insomma dal punto di vista militare l'Europa fu "tirata" nel conflitto mediorientale provocato dai nomadi turchi. Un po' come al giorno d'oggi l'Occidente è spesso trascinato verso il Medio oriente dall'instabilità dell'area. Questo al netto del fatto che ogni paragone tra epoche storiche diverse è sempre un po' a rischio.
Di assoluto interesse tutte le considerazioni ampiamente documentate di Tille, sulla composizione degli eserciti in campo e le alleanze durante le crociate. Prendiamo quella che è la più famosa e disastrosa battaglia combattuta dal principato cristiano di Antiochia nell'estate del 1119, la battaglia di Sarmada. Le forze cristiane comandate da Ruggero di Salerno furono travolte dalla molto più numerosa cavalleria dei sovrano turcico Mardin. I crociati sconfitti erano molto poco crociati. L'esercito era composto prevalentemente di armeni, cristiani, siriani e coloni franchi che in quel territorio ormai ci vivevano stabilmente.
I cavalieri di Mardin erano invece guardati dagli arabi residenti in quei territori come dei barbari, invasori alla stessa stregua dei cristiani, ma meno civili... Quando arrivò Baldovino II da Gerusalemme a battere i turchi tirarono un sospiro di sollievo. Le guerre non sono mai sante ma sono sempre complicate.