Tutti i segreti del Chianti: viaggio tra vino e cultura

Cosa fare e cosa vedere nella regione del Chianti: una zona dedicata alla viticoltura perfetta da visitare anche in autunno e per gli over 60

Tutti i segreti del Chianti: viaggio tra vino e cultura

Il nome Chianti evoca in tutto il mondo profumi, tradizione, conoscenza. La zona della Toscana che porta questo nome produce infatti da oltre due millenni un vino rinomato, ma a un ricco puzzle culturale contribuiscono paesaggi campestri, architetture medievali, storia e la classica tranquillità bucolica. Per questo la regione è la meta ideale per gli over 60 che vogliono rilassarsi, rifuggendo il tran tran della città, imparare cose nuove e gustare le meraviglie enogastronomiche locali.

Fra orti, giardini e ulivi regolati dall’arte amabile del potare - ha scritto una volta Bino Samminiatelli sulla regione - si snodano sui colli vie così in pace che sembrano dimenticate, dove si procede fra meravigliose scoperte di cose sempre uguali e sempre impreviste”.

Chianti, le vigne e il vino

La versione classica del vino che porta il nome della regione viene prodotta in 70mila ettari di territorio, che si estende per gli agri di 8 comuni, in provincia di Firenze e Siena. Questo vino si realizza con un’altissima percentuale di uva Sangiovese, a volte unita ad altre uve come Canaiolo, Colorino, Cabernet Sauvignon e Merlot: tutte qualità rosse insomma, per ottenere una bevanda color rubino, affascinante come poche. Sporadicamente sono però presenti uve bianche come Malvasia e Trebbiano, ma in percentuali decisamente minime.

Ne esistono due tipi: il Chianti classico (con un invecchiamento di circa 11 mesi), che solitamente si accosta a carni rosse, e il Chianti riserva (che viene invecchiato per almeno 2 anni), che si sposa bene con la selvaggina. È bene farlo decantare prima di consumarlo. Le uve da cui viene prodotto il Chianti, che si vendemmiano ogni ottobre, vengono coltivate in vigneti dalla struttura unica e suggestiva e devono trovarsi a un’altezza non superiore ai 700 metri sul livello del mare.

Nella zona del Chianti hanno soggiornato per periodi più o meno lunghi - e alcuni di loro vi hanno prodotto vino - personaggi come Michelangelo, Niccolò Machiavelli, Galilelo Galilei e Giuseppe Verdi.

Le prime coltivazioni dei vitigni che hanno contribuito alla creazione del Chianti risalgono al VI secolo a.C. e quindi ai tempi degli etruschi: le coltivazioni perdurarono con successo anche durante tutto l’Impero Romano, resistendo alle incursioni barbariche con l’opposizione dei monaci benedettini e vallombrosiani che si occupavano con amore dei vitigni.

Nel Medioevo le colture si specializzarono, passando dai religiosi agli aristocratici del luogo, tanto che il termine Chianti apparì per la prima volta in una pergamena del 790 e poi in altre successive al 900 che sono sopravvissute al cosiddetto naufragio dei manoscritti del IX secolo. Anche se all’epoca questa tipologia di vino era un bianco e non è chiarissimo come nel tempo sia diventato un vino da uva quasi esclusivamente rossa.

Chianti, cosa vedere

La regione è piena zeppa di meravigliosi paesaggi naturali che l’uomo ha modellato in parte per le colture. Si tratta di paesaggi spesso abbarbicati sulle colline, punteggiati di borghi di origine medievale il cui centro storico è rimasto inalterato sebbene tutelato nelle sue architetture suggestive.

Sono moltissime le bellezze architettoniche e paesaggistiche della zona - che anticamente, per gli etruschi, si chiamava Clante - come un torrente che scorre in questa regione. Tra queste ci sono la basilica di Santa Maria a Impruneta, il centro storico di Greve in Chianti con la chiesa di Santa Croce, il castello di Montefioralle e quello di Volpaia, la chiesa di San Nicolò a Radda, oltre che il panorama di Gaiole, la fattoria di San Leonino e il castello di Fonteruotoli.

In questi centri abitati, antichi e pieni di fascino, esistono - oltre a chiese, castelli e fattorie - anche musei, mostre, esposizioni e, periodicamente sagre enogastronomiche, che mettono in rilievo le specificità della zona, soprattutto quelle legate alla produzione del vino, che non solo rappresenta un capitolo importante, fondamentale, nell’economia locale, ma è anche e soprattutto un fattore culturale e identitario.

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