P4, si dimette Milanese consigliere di Tremonti Il legale: non è indagato

Il deputato si dimette per "salvaguardare l’importante ufficio dalle polemiche sollevate". Non è indagato nell'ambito dell'inchiesta. Il capo di Stato Maggiore della Gdf Adinolfi è indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento

P4, si dimette Milanese 
consigliere di Tremonti
 
Il legale: non è indagato

Napoli - Marco Milanese si dimette da consigliere economico del ministro Tremonti. Lo annuncia lo stesso deputato, spiegando che intende così "salvaguardare l’importante ufficio dalle polemiche sollevate da una doverosa testimonianza, in un momento così delicato per la stabilità economica e politica del Paese". "In considerazione delle ultime vicende che vedono coinvolti altissimi ufficiali della Guardia di Finanza in un’indagine della Procura della Repubblica di Napoli e che mi vedono interessato quale persona informata sui fatti - scrive nella nota Milanese - ritengo opportuno rassegnare le dimissioni da Consigliere Politico del Ministro dell’Economia e delle Finanze, al fine di salvaguardare l’importante ufficio dalle polemiche sollevate da una doverosa testimonianza, in un momento così delicato per la stabilità economica e politica del Paese".

Il legale: "Non è indagato" Il parlamentare del Pdl Marco Milanese non è indagato nell’indagine sulla P4. Lo dice il suo avvocato Bruno Larosa sottolineando che il suo assistito "ha fatto soltanto il suo dovere". Milanese, afferma il legale, "ha reso le sommarie informazioni testimoniali, che sono ancora secretate, e ha partecipato al confronto con il generale Adinolfi senza alcuna assistenza legale, a differenza dell’altra persona". Dunque "ha fatto solo il suo dovere di cittadino e per questo sta subendo delle aggressioni verbali".

L'inchiesta si allarga Il capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, generale Michele Adinolfi, è indagato dalla procura di Napoli per rivelazione del segreto e favoreggiamento: sarebbe stato lui - secondo i pm - a far arrivare a Luigi Bisignani notizie riservate sull’inchiesta P4. Sale di livello l’indagine dei pubblici ministeri Francesco Curcio ed Henry John Woodcock, secondo i quali, dunque, anche l’alto ufficiale delle Fiamme Gialle sarebbe stata una di quelle "fonti" che riferivano al consulente amico dei potenti e al parlamentare del Pdl Alfonso Papa - nei confronti del quale è stato chiesto l’arresto - notizie riservate su inchieste giudiziarie.

Il generale Adinolfi Il nome del generale Adinolfi sarebbe emerso nel corso di un interrogatorio del deputato del Pdl Marco Milanese, ex ufficiale della Guardia di Finanza, indagato per corruzione in un’altra inchiesta - sempre della procura di Napoli - che lo vede coinvolto per i suoi presunti interessamenti per le nomine ai vertici di alcune società legate sia a Finmeccanica sia a Trenitalia. Il capo di Stato maggiore, in sostanza, avrebbe avvertito Bisignani di alcune notizie relative all’inchiesta sulla P4. Ma non direttamente: per far arrivare le informazioni si sarebbe, infatti, servito di un’altra persona che, a sua volta, sarebbe stata iscritta nel registro degli indagati. Ma chi "passava" le notizie ad Adinolfi? La procura, stando a quanto si è appreso, avrebbe ricostruito anche questo passaggio: le informazioni riservate sarebbero arrivate al capo di Stato Maggiore per via gerarchica, da un altro ufficiale della Guardia di Finanza, il comandante interregionale dell’Italia meridionale Vito Bardi, in servizio a Napoli.Bardi, ancor prima di Adinolfi, è stato iscritto nel registro degli indagati con le stesse ipotesi di reato: ha respinto ogni addebito ed ha chiesto che si proceda per calunnia nei confronti di Bisignani e di eventuali altre persone che lo accusano. I magistrati Curcio e Woodcock hanno già sentito il generale Adinolfi che, secondo quanto si apprende, ha respinto ogni accusa. Una versione completamente diversa da quella di Milanese, tanto che i pm avrebbero disposto un confronto (che si è già svolto) tra i due, così come fecero tra Bisignani e il vicepresidente di Fli Italo Bocchino. In ogni caso, l’iscrizione nel registro degli indagati del capo di stato Maggiore delle Fiamme Gialle è il segnale che i pubblici ministeri napoletani stanno alzando il tiro per scoprire le «talpe» che avrebbero fornito al parlamentare Alfonso Papa e a Bisignani le notizie riservate.

Nel corso dell’indagine sono stati accertati contatti e rapporti tra alcuni membri o ex membri della Gdf e lo stesso Papa. Diverse persone interrogate hanno raccontato di sapere che Papa era «molto vicino» all’ex capo del Sismi Nicolò Pollari e gli investigatori hanno annotato più volte nelle informative gli incontri con il generale Poletti, davanti alla libreria Feltrinelli nella galleria Alberto Sordi di Roma. Anche l’imprenditore Luigi Matacena, uno di quelli che avrebbe subito le «pressioni» del parlamentare affinchè gli rivelasse il contenuto del sui interrogatorio, ha raccontato ai pm in un successivo incontro che «a proposito della Gdf» Alfonso Papa «mi disse che lui era a disposizione per tutto ciò e per tutti i problemi che io e la mia società avremmo potuto avere che avrebbe potuto risolvere grazie alle sue conoscenze...mi ha più volte detto che a Napoli, soprattutto, in ambito giudiziario, ’là comandava luì ».

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