Padova, stupra una ragazzina Romeno incastrato dal Dna

PadovaL’ha presa per i capelli, cogliendola di sorpresa, e l’ha trascinata in un casolare isolato, nelle campagne di Cittadella (Padova). Fanica Tandara, 33 anni, romeno, non si è lasciato impietosire dall’età della sua preda. Già, la sua preda, una ragazzina indifesa di 13 anni. L’ha sequestrata e ha abusato di lei per ore. Poi, con le solite minacce, l’ha lasciata andare: «Se mi denunci sarà peggio per te». Una storia destinata a finire nel registro dei casi insoluti o, peggio, delle mancate denunce per la vergogna che spesso provano le vittime di un atto così odioso, così vigliacco. Se non fosse che, stavolta, due ingredienti fondamentali hanno permesso di risolvere il caso e di arrestare il presunto responsabile in poco più di un mese: il coraggio della ragazzina e l’abilità dei carabinieri.
Il fatto è successo il 15 dicembre scorso. La vittima della violenza, una ragazzina straniera, secondo quanto hanno rivelato gli investigatori, è tornata a casa in stato di choc. Dopo aver raccontato quel che le era successo, i genitori hanno immediatamente avvisato i carabinieri della compagnia di Cittadella. La tempestività della denuncia ha permesso agli inquirenti, coordinati dal pm di Padova, Vartan Giacomelli, di raccogliere diversi elementi e indizi, in grado di arrivare all’identificazione del romeno. E proprio ieri è arrivata la conferma ufficiale dai Ris di Parma: il Dna del materiale organico trovato sul posto coincide con quello del trentatreenne Tandara, arrestato e rinchiuso nel carcere di Padova. Nei suoi confronti pesano come macigni le accuse di violenza sessuale e sequestro di persona.
Il sindaco di Cittadella, e deputato della Lega Nord, Massimo Bitonci, dopo essersi complimentato con l’Arma per l’ottimo lavoro svolto, ha auspicato che «la magistratura faccia fino in fondo il proprio dovere ed infligga a questo delinquente il massimo della pena». «Esprimo tutta la mia solidarietà alla piccola vittima ed ai suoi familiari - ha aggiunto - informandoli che un avvocato penalista della zona ha offerto il gratuito patrocinio per assisterli nel processo che si celebrerà contro questo malvivente».
E anche l’assessore alla Sicurezza della Provincia di Padova, Enrico Pavanetto, è sulla stessa lunghezza d’onda: «La magistratura adotti il pugno duro verso coloro che non rispettano la legalità poiché solo la corretta e inflessibile applicazione della pena può dissuadere certo tipo di immigrazione che guarda al nostro Paese per delinquere».
L’indagine è stata complessa e, come ha rivelato il pm Giacomelli, ha richiesto la partecipazione di diverse componenti dell’Arma dei carabinieri. «È stato fatto un egregio lavoro di insieme - ha specificato il magistrato - che ha portato al fermo dell’indiziato del reato. Credo che siano state sfruttate a pieno tutte le opportunità investigative in una maniera davvero efficiente e proficua».
Con tutte le precauzioni del caso, la pistola fumante del Dna lascia poco spazio ai dubbi. I carabinieri del Ris di Parma, che con quelli del Ros di Padova hanno avviato le indagini fin dal 15 dicembre scorso, sono convinti di aver individuato il responsabile, Fanica Tandara, uno sbandato senza fissa dimora, in Italia da tre anni, che domenica sera è stato rintracciato in un casolare poco lontano da quello in cui era avvenuta la violenza. Al momento dell’arresto, il romeno non ha opposto resistenza. Oggi sarà sottoposto all’interrogatorio di garanzia da parte del gip. Ai carabinieri che gli contestavano le accuse di sequestro di persona e violenza sessuale, non ha reso alcuna dichiarazione.
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