nostro inviato a Sanremo
Lì per lì uno si chiede come faccia. Come faccia il direttore a dirigere tutta l'orchestra, visto che sul palcoscenico qui all'Ariston i musicisti sono divisi su tre piani a sinistra della platea e un piano alla destra, quello dei "fiati", che però sono praticamente alle spalle del maestro. Insomma sarà (in parte) una direzione "telepatica". Comunque son dettagli. Non ci bada Arisa che ieri ha aperto ufficialmente le ultime prove dei cantanti, che sono il primo, vero metronomo di come musicalmente andrà il Festival. Primo bilancio: così così. Livello medio basso, pochi picchi ma anche meno mediocrità di altre volte. La miglior voce è proprio quella di Arisa, la sua è una Magica favola cantata superbamente ma meno entusiasmante nel testo e nella partitura (voto 6).
Invece le Bambole di Pezza sono molto meglio dal vivo che su disco (che batteria!) e con Resta con me trasformano l'Ariston in un club rock (6,5). Il contrario capita a Chiello, che patisce il palco (la sua Ti penso sempre è da 5). Dargen D'Amico non spicca e più che un riferimento all'intelligenza artificiale il titolo della canzone è un commento: Ai, ai (voto 5). Sono 6 i ballerini che all'inizio si "nascondono" dietro Ditonellapiaga che in Che fastidio! fa una coreografia all'altezza della canzone (voto 6,5). Piano piano l'esordiente Eddie Brock prende confidenza con Sanremo e la sua Avvoltoi può sognare una vita dopo il Festival (voto 6 migliorabile). Poi c'è Elettra Lamborghini, che con Voilà fa un Festival a parte ma almeno porta colore, ritmo e va bene così, si fa per dire (voto 5,5). Ci vuole un po' di dolcezza e ci pensa Enrico Nigiotti con Ogni volta che non so volare, una canzone praticamente senza ritornello che magari è vagamente stucchevole ma vive di una melodia che convince (voto 6,5). Ermal Meta è uno dei pesi massimi di questo Festival con Stella stellina (voto 7): bravo sul palco, canzone potente a metà tra suoni latini e balcanici e testo che racconta di una bambina senza nome stroncata dalla guerra (nel testo non si cita la Palestina, quindi è un brano su tutti i bambini vittime di tutte le guerre).
E Fedez con Masini? Male necessario è "la" canzone costruita per vincere, rap e melodia al punto giusto. Fedez si autocita ("Che brutta gente che frequenta Fedez"), Masini riempie l'Ariston con la sua voce. Prima di iniziare le prove sul palco si battono pugno contro pugno e fanno bene: voto 7,5. Bene finalmente anche Renga che con Il meglio di me fa dimenticare il peggio di altre sue apparizioni qui (voto 6). Ci vuole la Stupida sfortuna di Fulminacci per mescolare canzone d'autore, linguaggio moderno e melodia vincente (voto 7), mentre J-Ax di Italia Starter Pack porta il suo mondo (e i suoi cappelli) con una sorta di imprevedibile country che solo con l'esperienza rende sorprendente (voto 6). Sorvoliamo su Lda e Aka 7even, le loro Poesie clandestine sono divertenti e basta (voto 5/6) e pure su Luchè che si perde nel Labirinto con il suo rap cupo (voto 5-). Ci vuole Malika Ayane in abito nero, braccia nude e stivaletti rossi che con Animali notturni canta un bel pezzo giustamente retro e molto Vanoni style (voto 7,5). Mara Sattei è stilosa ma forse non basta e Le cose che non sai di me non va oltre il 5, idem per Maria Antonietta e Colombre: il loro brano si intitola La felicità e basta ed è proprio così, non c'è altro (voto 5). Almeno Michele Bravi è teatrale il giusto e assai riconoscibile: Prima o poi merita 6,5. Se proprio bisogna parlare di rap, beh, quello di Nayt ha un senso e Prima che si prende un 6,5. Invece Patty Pravo vale 10 a scatola chiusa, ma il brano molto meno: Opera non va oltre il 6,5 sulla fiducia.
Chi se la gioca con il cuore è Raf anche se Ora e per sempre non stupisce come altri suoi brani qui: voto 5/6. Discorso a parte per Sal Da Vinci, orgogliosamente neomelodico con un brano che diventerà un tormentone di meme da cinquina finale e Per sempre sì si merita un 6/7 tutto compreso, applauditissimo in sala. Samurai Jay debutta a Sanremo e pure nei salotti dei telespettatori di Raiuno con Ossessione: lui ha le idee chiare, il brano meno (voto 4). Discorso diverso per Sayf con una canzone su due livelli: il testo rap è pieno di riferimenti, da Berlusconi a Cannavaro alle alluvioni in mezza Italia, mentre il ritornello è di un pop vincente (voto 7,5). E se Serena Brancale propone un'altra visione di sé rispetto all'anno scorso (Qui con me vale 6,5), Tommaso Paradiso debutta sul palco con una bella prova e I romantici punta in alto (voto 7). A bocce ferme, ogni pronostico è difficile o addirittura impossibile, ma questo è un brano che potrebbe resistere in alto fino al sabato sera tardi. Rimane Tredici Pietro, che per problemi tecnici ha provato tre volte e meno male. All'inizio era nervosissimo e agitava troppo le mani (peraltro grandi come quelle del padre Gianni Morandi), dopotutto esordire all'Ariston è complicato per tutti. Ma lui viaggia a bordo di un pezzone perché Uomo che cade ha tutti gli ingredienti giusti: un testo ben scritto (l'idea è quella che per vincere bisogna saper sbagliare), un ritmo ipnotico, tre tonalità diverse e insomma un bel groove (voto 7,5). Se passerà la prova della diretta, potrebbe essere una delle grandi sorprese di questa edizione.
Comunque, trenta canzoni sono decisamente troppe (dieci di
meno farebbero contenti tutti, anche i cantanti). Ma Carlo Conti ha fatto il possibile con la musica a disposizione anche se, come la vendemmia, ogni edizione è imprevedibile e questa musicalmente non sarà da tre bicchieri.