«Palermo non indaga su eccidi del ’92-’93»

«Non riesco a capire come possa essere chiamata in causa la Procura di Palermo con riguardo alle indagini sulle stragi del ’92-93, sulle quali il mio ufficio non ha competenza alcuna». Il procuratore capo Francesco Messineo scende in campo. E appena rientrato da un viaggio all’estero replica alle dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi, che martedì scorso aveva lanciato l’allarme su un ritorno di fiamma dell’accanimento giudiziario nei suoi confronti da parte delle procure del capoluogo siciliano e di Milano. «Le indagini sulle stragi del ’92 e del ’93 - ha proseguito il procuratore, che ha annunciato anche la convocazione di un vertice della Dda il prossimo 21 settembre - sono di esclusiva competenza di Caltanissetta e Firenze, noi a Palermo non abbiamo indagini su questi fatti e non potremmo neppure averne». Il procuratore Messineo non ha voluto precisare, però, se sia stato o no riaperto il fascicolo dell’inchiesta «Sistemi criminali» - della quale erano titolari i pm Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, gli stessi finiti nella bufera per aver partecipato a un incontro del giornale «Il Fatto» - una sorta di grande calderone che cercava di ricostruire un intreccio perverso tra mafia, settori deviati delle istituzioni e massoneria, inchiesta chiusa con un’archiviazione chiesta dagli stessi pm nel 2003: «Su questo - ha detto Messineo - non ho riferimenti, e comunque non era a questo che era stato fatto riferimento».
A Palermo, comunque, sono alcuni stralci delle dichiarazioni rese da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco, e le lettere a lui sequestrate. L’accusa ne ha chiesto l’acquisizione agli atti del processo d’appello al senatore Marcello Dell’Utri. La decisione della Corte d’appello, che deve stabilire anche se sentire come teste Massimo Ciancimino, è attesa per il prossimo 17 settembre.