Caos al pronto soccorso: distrugge la porta e aggredisce guardie

Una giovane di 25 anni di origini brasiliane, soccorsa poco prima per strada e ancora ubriaca, ha aggredito le guardie giurate e distrutto la porta del pronto soccorso

Ancora un’aggressione ai danni di personale sanitario a Palermo. Momenti di tensione al pronto soccorso dell'ospedale Civico. Una donna di origini brasiliane di 25 anni è stata fermata dai carabinieri per lesioni personali, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, la giovane mentre si trovava al pronto soccorso dell'ospedale Civico, soccorsa in strada in stato di ubriachezza, è andata su tutte le furie, prima danneggiando la porta della sala d'aspetto e mandandola in frantumi e poi scagliandosi contro due guardie giurate, intervenute su richiesta dei sanitari. Un'aggressione fisica e verbale che i metronotte a stento sono riusciti a contenere. Solo l'intervento dei carabinieri, infatti, ha scongiurato il peggio. I metronotte, che hanno dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari, hanno riportato ferite guaribili in venti giorni.

Si allunga dunque la serie di aggressioni a medici e infermieri nel capoluogo siciliano. Lo scorso agosto all’ospedale Villa Sofia, sono stati anche danneggiati i locali della risonanza magnetica. A farne le spese sono stati un medico radiologo e una donna, tecnico di radiologia medica, insultati e strattonati da un vero e proprio esercito di parenti inferociti di un paziente, un uomo di circa 60 anni, che stava per eseguire un esame di risonanza magnetica in urgenza e che aveva già eseguita una Tac della testa risultata negativa.

Il paziente era già stato accolto presso la struttura dopo l'arrivo al pronto soccorso e, il tecnico di radiologia in servizio stava compilando il questionario relativo alla sicurezza del paziente stesso, chiedendo alla moglie eventuali controindicazioni all'esecuzione dell’esame, potenzialmente molto pericolosi e quindi ineludibili. La procedura, di per sé rapida è stata però interrotta da alcuni, qualificatisi come figli del paziente, che hanno cominciato a inveire nei confronti del tecnico di radiologia, giudicando invece una perdita di tempo la raccolta anamnestica da parte dei sanitari. Agli insulti sono seguiti gli spintoni, anche nei confronti del medico intervenuto per sedare gli animi, e successivamente lo sfondamento della porta in vetro di accesso alla sala di risonanza magnetica, che è stata divelta per introdurre a forza e pericolosamente la barella in metallo.

Solo grazie al grido di allarme del medico radiologo, i familiari si sono fermati subito prima della Sala magnete, evitando un incidente che avrebbe potuto causare danni seri all’apparecchiatura e al paziente stesso. "Una volta fatto entrare il paziente per eseguire l’esame – raccontava il segretario sindacale dei medici Giuseppe Bonsignore – grazie all’intercessione di alcune donne presenti nel gruppo di esagitati, medico e tecnico sono riusciti a chiudere la porta in ferro di accesso ai locali della Risonanza Magnetica, ma la calma apparente è durata per poco. Subito dopo urla e calci alla porta esterna in metallo fino a quando sono riusciti a sfondare anche quella rompendo alcuni cardini”.

L'arrivo dei carabinieri, chiamati dal personale in servizio ha riportato la situazione quasi alla normalità e, come sempre accade in questi casi, gli autori dell’aggressione si sono dileguati prontamente, lasciando le loro donne ad autoaccusarsi e a prendersi la colpa dell’accaduto.

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