"Da lui imparo cosa non essere". La fine dell'"amico" delle Ong

Leoluca Orlando, dominus assoluto di Palermo da metà degli anni '80, come un vero "Gattopardo" è sopravvissuto a tutte le stagioni politiche

"Da lui imparo cosa non essere". La fine dell'"amico" delle Ong

“Mi ricorda il primo Mussolini che cantava faccetta nera e poi diceva che stava scherzando. Mi ricorda il primo Hitler quando bruciava libri in piazza”. Leoluca Orlando non ha mai amato Matteo Salvini e questa frase del 2018dice molto sul personaggio che da circa 40 anni è il dominus assoluto di Palermo.

"Orlando precursore delle stagioni politiche"

Orlando, classe 1947, dopo aver studiato per alcuni anni in Germania, inizia la sua carriera politica tra le fila della Democrazia Cristiana in qualità di consigliere giuridico del presidente della Regione Piersanti Mattarella, il fratello dell’attuale Capo dello Stato che venne ucciso dalla mafia nel 1980. In quello stesso anno entra nel consiglio comunale di Palermo e nel 1984 viene nominato assessore al decentramento. Dopo le elezioni amministrative del 1985 diventa sindaco a capo di una giunta che ripropone a livello comunale lo schema del pentapartito, ma che, nel giro di pochi anni, si allarga a sinistra, anticipando la nascita del centrosinistra. Nel 1989 il Pci entra a far parte della sua giunta e all’opposizione ci finiscono il Psi, il Pli e il Pri. “Orlando appartiene a un’età preistorica che riesce ad essere presente nell’attualità perché su di lui si sono fatte tutte le sperimentazione della politica”, dice a ilGiornale.it il giornalista Pietrangelo Buttafuoco che descrive il sindaco di Palermo come “un precursore” che ha anticipato la critica alla Prima Repubblica, il dipietrismo e persino il grillismo. “Orlando è stato Cinquestelle ancor prima che esistesse il M5S, ma soprattutto è un democristiano perfetto attorno a cui convergono consensi trasversali perché riesce ad essere aristocratico e plebeo allo stesso tempo”, aggiunge Buttafuoco.

Leoluca Orlando, sfonda solo a Palermo

Ma Orlando, inteso come macchina da guerra che macina voti su voti, “funziona” solo a Palermo. Nel 1991, infatti, lascia da Dc per fondare La Rete, un partito di sinistra molto attento alla “questione morale” e vicino alle frange della società civile legate all’antimafia. Un partito che trae la sua ispirazione ideale dall’esperienza amministrativa degli anni ’80 che verrà chiamata “primavera di Palermo” per il tentativo fatto da Orlando di affrancare l’immagine dalla città dall’immagine della mafia. La Rete vive 8 anni, ma, nonostante Orlando nel ’92 diventi deputato, il suo partito non prende mai più del 2% a livello nazionale. Nella sua Palermo, invece, nel ’93 il suo fondatore ottiene un risultato plebiscitario e ritorna sindaco col 75% dei consensi. Quattro anni dopo viene rieletto con il 58%. Parlamentare europeo dal ’94 al ’99. Nel 2001 tenta la scalata in Regione candidandosi alla guida di una coalizione di centrosinistra, ma viene sconfitto da Totò Cuffaro ottenendo un misero 36%. “Si tratta di un personaggio pienamente inserito nella sua città. Non lo puoi immaginare in un altro contesto. Lui conosce ogni angolo, situazione e persone di Palermo. Se De Luca è riuscito a fare di Salerno una Salisburgo, Orlando ha fatto di Palermo lo specchio di Leoluca Orlando”, ci spiega ancora Buttafuoco che, però, ci tiene subito a precisare: “Il personaggio è di altissimo livello. È l’antiprovinciale per eccellenza perché paradossalmente è più conosciuto in Germania come filosofo che come politico in Italia”.

L’unico ad aver cercato di scardinare il sistema di potere e di relazioni che tiene Orlando sulla breccia dell’onda da così tanti anni è stato Fabrizio Ferrandelli, oggi esponente di +Europa e dell’opposizione in consiglio comunale. “Da lui ho imparato che cosa non voglio diventare”, ci dice Ferrandelli che, nel 2007, viene eletto consigliere comunale con una lista civica che sosteneva la rielezione dell’ex sindaco. Quella fu l’unica sconfitta di Orlando, che nel frattempo, aveva fatto confluire La Rete nella Margherita (2001) per poi diventare portavoce dell’Italia dei Valori, partito con cui viene eletto deputato nel 2006 e nel 2008. “Stiamo parlando di un uomo incapace di creare squadra e di favorire il ricambio generazionale. Nel 2012, dopo aver chiesto le primarie del centrosinistra e dopo che io le avevo vinte, lui si ricandida solo perché il risultato non era quello che sperava, nonostante avesse giurato che non si sarebbe mai ripresentato”, ricorda Ferrandelli. All’epoca, infatti, Orlando, che alle primarie sosteneva la candidatura di Rita Borsellino, non accetta il risultato e si ripresenta per la quarta volta candidato sindaco, battendo Ferrandelli al ballottaggio col 72,4% delle preferenze. In questi anni il primo cittadino del capoluogo siculo, però, è molto attivo anche sul versante della politica nazionale: nel 2011 dà vita a La Rete 2018 che appoggerà Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia e, due anni dopo, fonda il Movimento 139 (MOV 139) che confluirà, poi, nel Pd. Nel 2018 lo stesso Leoluca Orlando aderirà al Pd anche se il simbolo dei democratici non era neppure presente tra le liste che hanno sostenuto la sua quinta rielezione a sindaco, sempre a discapito del giovane Ferrandelli.

“Ora siamo in un momento della deriva amministrativa cui vengono arrestati due capigruppo di forze politiche che lo sostengono e anche due dirigenti, due suoi uomini di punta sono agli arresti domiciliari per corruzione all’interno dell’amministrazione”, ci dice il suo eterno sfidante che dipinge Palermo come “una città respingente”. “Basti pensare al caso Decatlhon”, evidenzia Ferrandelli, critico con Orlando per la gestione dei fondi: “A lui si deve l’assunzione di migliaia di dipendenti del Comune e delle società partecipate senza alcun concorso. Ha massacrato il merito”. E ancora: “Orlando è rimasto agli anni ’80 quando andava a Roma, alzava la voce e poi arrivavano i trasferimenti statali che coprivano le sue mancanze amministrative. Ormai è solo un gattopardista e un populista, capace di cavalcare tutte le stagioni politiche recitando più parti in commedia”.

Quell'occhio di riguardo verso le Ong

E quella che la Sicilia sta vivendo è la stagione degli sbarchi. Orlando, lo scorso febbraio, infatti, ha consegnato la cittadinanza onoraria agli equipaggi delle Ong Mare Jonio e Sea Watch. Quest’ultima aveva anche ottenuto il permesso del sindaco di considerare il porto di Palermo come una sorta di "hub", un punto fisso di monitoraggio del mare e di pronto intervento. "La nostra - disse Orlando in quell’occasione - è la città che, dal punto di vista culturale, è più cambiata negli ultimi 40 anni, di testa e negli stili di vita. Questo per le lezioni imparate dalle vergogne della mafia. Ora una nuova sfida ci attende: quello di dimostrare che è possibile dire ‘io resto persona e noi siamo comunità’, anche se siamo in mare". Nel gennaio 2019, invece, lanciò la sfida ai Decreti Sicurezza voluti dall’allora ministro dell’Interno Salvini e disse di essere pronto a firmare in prima persona i certificati di residenza che l’anagrafe di Palermo avrebbe rilasciato ai richiedenti stranieri con permesso di soggiorno. Di recente proprio Salvini ha attaccato con durezza il sindaco Orlando che ha offerto alla Sea Eye il porto di Palermo per organizzare il trasbordo dei migranti dalla Alan Kurdi:“La nave Ong (tedesca) si felicita di essere entrata in acque italiane e ringrazia il sindaco di Palermo che ha tanto aiutato. PD sempre in prima linea per i porti aperti”.