Occupa una casa popolare, il giudice l'assolve: "Lo ha fatto per necessità"

Sentenza storica nei confronti di una donna di 29 anni che ha occupato abusivamente una casa popolare con i suoi 4 figli piccoli a Petrosino

Occupa una casa popolare, il giudice l'assolve: "Lo ha fatto per necessità"

Una sentenza che farà giurisprudenza e che apre nuovi (e inquietanti) scenari. Una donna con i suoi 4 figli piccoli, ha occupato abusivamente una casa popolare vuota nel comune di Petrosino, in provincia di Trapani. In questo comune il fenomeno delle occupazioni abusive è molto diffuso. E la portata è davvero grave a leggere i numeri di un rapporto dello Iacp, l'istituto autonomo delle case popolari di Trapani che racconta di 30 alloggi occupati abusivamente su 61 censiti, da famiglie che non erano mai passati dai regolari bandi di assegnazione.

Oggi un nuovo caso risalta alle cronache. La donna, con i suoi 4 figli, è stata denunciata, ma il giudice l'ha assolta perché ha riconosciuto "lo stato di necessità che l'aveva spinta a compiere quel gesto". Insomma secondo il giudice la donna non avrebbe avuto altra scelta che occupare la casa per garantire la sua sopravvivenza, ma soprattutto quella dei figli. A scrivere la sentenza storica il giudice monocratico di Marsala Bruno Vivona che ha di conseguenza consentito di rimanere nell’alloggio ad una donna di 29 anni e i suoi 4 bimbi piccoli. Un verdetto con pochissimi precedenti in Italia, dove pure l’emergenza casa e le occupazioni abusive sono una grave questione sociale.

Secondo l'avvocato della donna, Antonino Zichitella, "si tratta di un caso di particolare gravità. Il giudice ha riconosciuto la sussistenza di elementi oggettivamente gravi ed eccezionali". La donna è sposata, ma il marito per motivi di lavoro (è imbarcato nelle navi), è spesso fuori casa e lontano dalla Sicilia. Prima viveva con il marito e i suoi tre figli all'interno di un appartamento di 45 metri quadrati che condivdideva con i suoceri. Ossia 8, 9 persone in una casa minuscola. La situazione peggiora con l'arrivo del quarto figlio che deve essere sottoposto dopo pochi mesi di vita a un delicato intervento chirurgico.

A quel punto decide di rompere gli indugi e di rompere anche fisicamente la porta di una casa dello Iacp nel comune di Petrosino dove si insedia con i quattro figli. La casa in realtà era tra quelle che dovevano essere assegnate agli aventi diritto regolarmente in lista e in attesa negli elenchi dello Iacp. Ma il giudice Vivona ha assolto la donna applicando invece l’articolo 54 del codice penale, quello che "sterilizza" un reato se chi lo commette si trova in uno "stato di necessità". "Abbiamo raccontato una situazione di particolare disagio che non ricorre in tutti i casi di occupazioni abusive di alloggi pubblici - spiega ancora l'avvocato al Corriere - in pratica si trattava di una situazione di difficoltà provata in giudizio. Il giudice lo ha riconosciuto nella sua sentenza così come ha riconosciuto il diritto sancito dalla Costituzione alla salute e a una vita dignitosa". Diverso, invece, il caso avvenuto qualche anno fa ad Avezzano.

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