Nel centenario dell'indimenticabile Miles Davis, sul palco del Blue Note riecco in scena il re italiano della tromba Jazz, quel Paolo Fresu che proprio a Davis ha dedicato un emozionante recital musicale. Stasera, invece, il musicista sardo si esibirà con un omaggio ai maestri della musica sudamericana, ma prima sarà protagonista di un momento simbolico che intreccia musica, memoria e identità. Alle 18.30, andrà in scena la cerimonia del calco delle mani, un rito ormai iconico per il club di via Borsieri e che ha già coinvolto molte star della musica. Accanto al dg Daniele Genovese e al direttore artistico Nick The Nightfly, Fresu lascerà la propria impronta nel cemento, destinata a entrare nel celebre Wall of Fame, un gesto semplice che racchiude il senso profondo del fare musica: lasciare tracce, condividere visioni, costruire memoria collettiva. Perché nell'era del virtuale, sottolinea l'artista, "affondare le mani nelle cose è atto di responsabilità e coraggio", parole che evocano un'idea di jazz come linguaggio vivo, radicato e in continua evoluzione, capace di unire geografie e culture diverse. Non a caso, il suo percorso artistico si estende su oltre 120 album e collaborazioni internazionali che lo hanno portato a esibirsi nei principali festival del mondo, dall'Europa alle Americhe, fino all'Africa e al Medio Oriente. Il concerto milanese si inserisce in questo orizzonte globale: con lui sul palco ci saranno David Linx e Gustavo Beytelmann, per un viaggio musicale che rende omaggio alla tradizione sudamericana, riletta attraverso sensibilità contemporanee. I doppi set serali con il primo già esaurito confermano l'attesa per un evento che promette intensità e raffinatezza. "Trama Latina" è una delle operazioni più transculturali del jazz europeo recente, omaggio alla cultura sudamericana e ai suoi grandi autori (da Astor Piazzolla a Milton Nascimento e Pablo Milanés). Originale è la scrittura incrociata dei testi, con Fresu che scrive testi in sardo su musiche di Linx, mentre Beytelmann porta dentro il linguaggio del tango e di Piazzolla; si canta in più lingue (sardo, inglese, portoghese) e il risultato è un repertorio dove non esiste un centro culturale unico, ma un continuo spostamento di prospettiva, in un dialogo tra jazz, Sardegna e Sud America, due periferie che diventano centrali. Eppure, accanto alla dimensione concertistica, è proprio la performance del calco a definire l'unicità della serata. Il Wall of Fame del Blue Note non è solo una galleria di nomi illustri, ma un archivio emotivo che racconta il passaggio di artisti come Gino Paoli, Toquinho, Chris Botti, John Scofield e Lee Ritenour.
L'ingresso di Fresu in questo pantheon contemporaneo rafforza il legame tra il club e una visione del jazz come patrimonio condiviso. In questo senso, il concerto di Milano diventa qualcosa di più di un appuntamento musicale, è un crocevia di storie, mani e suoni.