Paparesta: «Roberto prigioniero delle regole»

«La Fifa preferisce lavarsene le mani come Ponzio Pilato, lasciare che se ne parli tanto per avere il più ampio ritorno economico». È il parere di Gigi Agnolin, 67 anni, arbitro ai Mondiali dell'86 e del '90, poi designatore. «La colpa è di chi non vuole considerare accorgimenti per eliminare quasi completamente gli errori - spiega il commissario Aia dopo Calciopoli -. La Fifa vive anche dei soldi determinati dai media che alimentano l'interesse». Nel dettaglio, l'ex fischietto veneto assolve Larrionda, meno Rosetti. «Il tiro di Lampard è stato violento e il portiere della Germania rapido nel riprendere il pallone. Neanche l'assistente era in condizione di giudicare se la palla fosse dentro, ci vorrebbe il giudice di linea, un quinto uomo». Rosetti si era accorto dell'errore, non ha potuto rimediare basandosi semplicemente sul replay del tabellone. «Il suo errore è stato più grossolano, soprattutto Ayroldi avrebbe dovuto vedere il fuorigioco. Probabilmente si sono resi conto della svista, come testimonia il conciliabolo, ma hanno rispettato le direttive internazionali». Al contrario dell'espulsione di Zidane per la testata a Materazzi, sanzionata dopo che il quarto uomo aveva rivisto l'azione sul monitor. «La prestazione negativa non avrà comunque ripercussioni sulla credibilità di Rosetti o degli arbitri italiani».
«Negare la moviola in campo è nascondere la verità», sostiene Gianluca Paparesta, ospite ieri di Simona Ventura su RadioUno. «Il divieto di controllare il replay - spiega l'ex arbitro di Bari - è una regola fuori dai tempi. Quattro anni fa abbiamo vinto i Mondiali grazie a quello, anche se camuffarono e l’arbitro andò a parlare con il guardalinee. Non si vuole la moviola in campo perché alcuni dirigenti potrebbero millantare un potere sui replay: nel basket c’è (solo nelle partite più importanti, ndr) e nessuno si lamenta».
Secondo lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, dell'università di Chieti, i direttori di gara sono schiacciati dallo stress. «Hanno l'esigenza di non spezzare troppo il gioco, dunque di prendere decisioni immediate, mentre il mezzo televisivo sempre più sofisticato ne evidenzia gli errori».

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