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La par condicio passa anche dagli uragani

In principio gli uragani erano chiamati con nomi di santi, ispirandosi al patrono del giorno in cui accadevano. Ma deve essere sembrata un’incongruenza, o uno scherzo di cattivo gusto del destino, dire «Si salvi chi può, arriva San Felipe». Come è successo a Porto Rico il 13 settembre 1876. Quindi si è optato per i nomi femminili, come a voler sostenere la tesi che «chi dice donna, dice danno». E allora ecco Bonnie, Danielle, Nicol. Ma le lotte femministe a qualcosa sono servite e, proprio su richiesta del movimento internazionale delle donne, dal 1978, in nome della parità dei sessi, si è iniziato ad alternare nomi maschili e femminili: un disastro a testa, tanto per par condicio. E così oggi, a spartire l’infausto destino della terribile Katrina, c’è Gustav. Ma c’è gia Hanna, che si dirige verso Miami. E i meteorologi dicono che c’è anche un tal Ike che si è appena formato tra il continente africano e le isole Leeward, in Polinesia. E, visto che si tratta sempre di eventi disastrosi, c’è poco da essere scaramantici.

È per scaramanzia, infatti, che il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha bandito dalla lista alcuni nomi, come Dean, Felix e Noel. Pare che gli uragani ad essi associati si siano rivelati particolarmente violenti e distruttivi. Che sia un caso che si tratti di nomi maschili?

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