Da Parigi a Roma, i tesori della collezione Campana

Esposti alcuni dei gioielli della celebre collezione che raccoglie pezzi pregiati di epoca bizantina, romana, greca ed etrusca

Silvia Castello

L’«affare Campana» - come lo definirono le cronache - prese il largo sull’effetto-onda di una passione-ossessione per il collezionismo che travolse il marchese Giovanni Pietro Campana di Cavelli (1808-1880), nobile rampollo e allora direttore della Banca del Monte di Pietà di Roma, in un eclatante crac finanziario. Che fece molto scalpore.
Perché il pregiatissimo nucleo di gioielli greci, etruschi, romani e bizantini raccolti in così breve tempo, appariva all’epoca, come una delle più grandi e varie collezioni private d’Europa. E quando fu messo in vendita, attrasse l’attenzione di tutti i maggiori musei. Nel 1861, il governo francese acquistò infine la gran parte dei preziosi, esibendoli al Palais de l’Industrie di Parigi, per poi arricchire le collezioni del Louvre, dove oggi questa raccolta è considerata come uno dei vanti del dipartimento d’antichità; in origine completata anche da sculture, vasi, bronzi, monete e maioliche del XV e XVI secolo, oltre a dipinti del primo Rinascimento. Le ricchezze della collezione Campana dopo la débâcle finanziaria del marchese, furono così disperse tra Francia (la gran parte), Inghilterra e Russia.
Solo la collezione numismatica, formata da oltre quattrocento esemplari di monete d’oro romane e bizantine, fu acquistata dall’amministrazione Capitolina nel 1873. Grazie all’interessamento dell’orefice-antiquario Augusto Castellani, membro fondatore della commissione archeologica e nominato nello stesso anno direttore dei Musei Capitolini. In seguito, con una donazione di oltre novemila monete delle sue raccolte personali, egli riuscì a dare impulso alla creazione del Medagliere Capitolino, dove oggi possiamo ammirare - tra le altre - una selezione degli esemplari più importanti degli antichi aurei della collezione Campana ed alcuni raffinati gioielli dell’atelier Castellani.
Fino al 25 giugno, al palazzo dei Conservatori in Campidoglio, sarà visibile una selezione di circa duecento pezzi della famosa collezione, proveniente dal Louvre, affiancata da alcuni prestiti del British Museum e del Museo Etrusco di Villa Giulia, nella mostra «Tesori antichi. I gioielli della Collezione Campana» ideata da Françoise Gaultier, Conservateur en chef au département des Antiquités grècques, étrusque et romaines del Louvre e da Catherine Metzenger, Conservateur général honoraire dello stesso dipartimento. L’esposizione si distingue per la diversità dei gioielli, spesso identificati come un nucleo di esemplari esclusivamente etruschi e romani, ma che includono invece anche oggetti originari della Grecia e Magna Grecia. Circondati anche da un certo numero di «pastiche», ovvero di gioielli composti di diversi elementi antichi di varia origine, assemblati insieme con nuove interpretazioni del XIX secolo.
Numerosi sono poi gli oggetti raccolti dagli emissari di Napoleone III, spesso confusi con quelli acquistati direttamente dal marchese, ma che giocarono altresì un identico ruolo nel rinnovare il gusto della produzione di oreficeria in stile archeologico a Roma.

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