Il Pd alla resa dei conti Veltroni contro Bersani: "Risultato devastante"

Bersani: abbiamo tenuto. Ma l’ex segretario affila i coltelli e ai suoi: "Ricominciamo a dare battaglia nel partito"

Roma - Bastava osservare il comportamento dei big del Pd, ieri mattina al convegno in celebrazione dei 95 anni di Pietro Ingrao, per capire che sta per andare in scena l’ultima versione dell’immutabile thriller della sinistra italiana.

C’era un Walter Veltroni col suo sorriso più suadente e buonista e l’aria intimamente soddisfatta del gatto che ha già acchiappato il topo, ma pronto a giurare che «non bisogna fare processi a nessuno». C’erano un Massimo D’Alema tirato e un Pierluigi Bersani provato dalla notte insonne a fare e rifare conti che tornavano poco. E l’attuale e l’ex segretario si sono gelidamente ignorati: neppure un «ciao» di cortesia, un cenno della mano, uno scambio di opinioni. Niente. La quiete prima della tempesta.

Ci pensa la figlia di Walter a tradurre per il volgo quello che il papà magari pensa ma non dice: «Vediamo se qualcuno si dimette, prima che mi venga la gastrite», scrive bellicosa su Facebook Martina Veltroni. Memore delle dimissioni da segretario del genitore, dopo la sconfitta in una sola regione, la Sardegna. Lui, Veltroni, ai suoi dice che il risultato delle Regionali di domenica è «devastante per il Pd», e che ora bisogna «ricominciare a dare battaglia nel partito». E anche, ma questo non lo dice, nella corrente: Veltroni vuol riprendere il controllo di Area Democratica, la minoranza guidata oggi da Dario Franceschini. Che infatti alza anche lui i toni, lanciando sfide a Bersani: «Va in giro a dire che ha preso un partito morto e che c’è l’inversione di tendenza, ma il suo risultato è un disastro». Concetti tradotti da papà Walter nel direttivo del Pd a tarda sera: «È sbagliato identificare l’astensionismo come espressione di rabbia mentre c’è anche gente sfiduciata che non vede un’alternativa credibile a Berlusconi».

Finora, sottolinea l’ex ministro Paolo Gentiloni, «noi della minoranza siamo stati corretti e silenziosi, abbiamo fatto campagna elettorale senza aprire fronti interni, e certo non abbiamo dato interviste polemiche col segretario come qualcuno ha fatto alla vigilia di altri voti». Il riferimento - non casuale - è all’intervista di Bersani poco prima del voto sardo, quando in pratica lanciò la propria candidatura per contrastare «il disamore dei nostri elettori».

I segretari passano, il disamore resta. E Gentiloni ammonisce: «Dobbiamo cambiare linea radicalmente e dire qualcosa, da mesi si parla solo di alleanze. La scenetta di piazza del Popolo con la giostra dei segretari che parlavano è stata controproducente. Così finiamo come il Pci: l’opposizione come destino». Come quei voti vadano presi, nessuno pare saperlo. Ma qualcuno comincia a pensare che «questo Pd non funziona: andrebbe azzerato. Per ricominciare qualcosa di nuovo», come dice il veltroniano Andrea Martella.
Il segretario intanto ha messo al lavoro le sue teste d’uovo per produrre un’analisi del voto che mostrasse dal lato migliore il risultato finale, e quel milione di voti persi. Dunque grande enfasi sui dati positivi: le vittorie in comuni del nord come Venezia o Lecco «dove abbiamo fermato il governo», visto che erano candidati ministri o viceministri; il «dimezzamento» del gap nazionale tra maggioranza e opposizione (dal 49-43 delle europee al 46-43 di domenica); il risultato della lista Pd (26,1%, meno delle Europee) che però sommato alle liste dei presidenti Pd (1,3% nazionale) fa 27,4, quindi più delle Europee, quindi meglio di Franceschini. E poi, insistono gli uomini del leader, il 7 a 6 «pochi mesi fa ce lo sognavamo, che Liguria e Puglia le avremmo tenute ce lo sognavamo». Peccato che «in Puglia abbiamo vinto sì, ma malgré nous», infierisce elegantemente in francese Gentiloni, rievocando la battaglia dalemiana contro Vendola e per Boccia.

Vendola da Bari se la ride: «L’unico rimpianto - dicono i suoi - è la sconfitta di Emma Bonino, altrimenti il ticket per il 2013 era pronto». E il governatore pugliese guarda con interesse alle prossime mosse di Veltroni contro l’asse Bersani-D’Alema.

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