Politica

Il Pdl diventi un vero partito

La straripante vittoria del Pdl e della Lega alle ultime amministrative testimonia più di ogni altra cosa l’inesistenza di un’alternativa politica alla maggioranza di governo, al centro come in periferia. Sarebbe sbagliato, però, e alla lunga suicida, se il Pdl si crogiolasse nell’entusiasmo della vittoria senza capire che è giunto il tempo di mettere mano alla realizzazione di un partito che sia davvero tale. Per non scivolare nel genericismo di un politichese fuori moda, fare un partito significa realizzare in ogni regione, provincia o comune, organismi collegiali e un coordinatore eletti direttamente dalla base nei rispettivi congressi locali. L’elezione degli organismi dirigenti non potrà che avvenire con liste all'occorrenza anche concorrenziali sapendo che la disciplina di partito, valore insostituibile, va di pari passo con il diritto di opinione. E se ci fossero in una regione, provincia o comune, opinioni diverse è giusto che esse siano tutte rappresentate negli organismi dirigenti sulla base dei voti raccolti. Qualcuno dirà che un sistema di tal genere potrebbe agevolare la nascita delle correnti e sbaglierebbe due volte. La prima perché le correnti, almeno le prime due, sono già state addirittura codificate nello statuto quando fu stabilito che Forza Italia avrebbe avuto il 70% dei dirigenti e An il 30%. Questo è correntismo deteriore perché cristallizza la separazione delle due forze fondatrici del Pdl in maniera burocratica e al di fuori di qualunque opinione. La seconda perché in un partito forte del 35% come il Pdl non si può immaginare di vivere con la camicia di nesso dei coordinatori locali nominati dall'alto e privi di organi collegiali rappresentativi dell’intero corpo militante del partito. Ma c’è di più. Se il sistema dovesse rimanere questo avremmo i nostri sindaci e i nostri consiglieri provinciali, comunali e regionali lasciati a se stessi, privi come sarebbero del sostegno di un partito e di un’intera classe dirigente diffusa nel territorio. In quel caso sarebbero soggetti solo al capriccio impositivo dei coordinatori che nella generalità dei casi non rendono conto a nessuno rimanendo esposti a quotidiane tentazioni o intimidazioni che nel mezzogiorno prendono spesso il volto della criminalità organizzata. D’altro canto gli stessi risultati delle amministrative in molti casi dimostrano il profilo politico fragile di un successo pure importante. Valga per tutti l’esempio della provincia di Napoli nella quale il risultato per il Pdl è stato alle europee del 43,1% mentre nelle elezioni provinciali è stato del 25% con l’aggiunta di un 4,28 di una lista del presidente. Tali risultati sono dovuti alla proliferazione delle liste da parte di molti che pure militano nello stesso Pdl. Morale della favola: quando si impedisce la vita democratica all’interno, le correnti si trasferiscono da sole nelle istituzioni senza alcun vincolo di partito rendendo più difficile successivamente il governo delle comunità locali. D’altro canto un partito presidenzialista non è in contrasto con la democrazia se i coordinatori vengono eletti in congressi veri. Se invece la democrazia scompare quel partito presidenzialista diventa inesorabilmente autoritario anche contro la volontà di ciascuno e prima o poi finirà per implodere. Non a caso nel Ppe la democrazia è un valore fondante e resta anche il metodo più semplice e naturale per selezionare idee ed energie. I contrasti siciliani all’interno del Pdl sono il primo avviso ai naviganti di quello che potrà avvenire se non si corre ai ripari. Senza un’articolazione democratica è difficile, infatti, reclamare una disciplina di partito e i contrasti scivolano inevitabilmente verso rotture insanabili che a loro volta trasferiscono incertezza nelle istituzioni e astensionismo nell’elettorato. Il risultato europeo e quello delle amministrative, pure nella loro diversità, impongono dunque oggi e non domani l’introduzione massiccia della democrazia nella vita del partito se si vuol dare all’Italia una forte stabilità politica offrendo nel contempo agli amministratori locali il conforto di non esser mai più lasciati soli.
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