La pellicola L’ultimo delirio sul premier: un’ora e mezzo di bufale e dietrologia

«Draquila - L’Italia che trema», l’ultimo film di Sabina Guzzanti, nelle sale italiane da venerdì scorso e a breve proiettato fuori concorso al Festival del cinema di Cannes, non è altro che l’ennesimo attacco sferrato dalla comica-regista-attrice al premier Silvio Berlusconi. Nei novantatré minuti di «documentario», strutturato sulla falsariga delle pellicole complottistiche di Michael Moore, la Guzzanti propone, tra i tanti fantasiosi atti d’accusa al governo, una tesi delirante: il terremoto del 6 aprile 2009 che sconvolse L’Aquila si poteva prevedere, 308 vite si potevano salvare, 1600 feriti e 65mila sfollati si potevano evitare. Ma, nonostante fosse in possesso di tutti i segnali per scongiurare la strage, la Protezione civile avrebbe intenzionalmente ignorato il pericolo sismico. Perché? Per permettere a «Draquila», ovvero Berlusconi, che l’incipit del lungometraggio ci ricorda essere all’epoca «in calo di consensi» fra la «persecuzione dei magistrati» e le «foto delle feste a Villa Certosa», di pavoneggiarsi davanti alle telecamere dei tg con in testa il casco della Protezione civile. E, soprattutto, per non lasciarsi sfuggire la profittevole ricostruzione del capoluogo abruzzese, «che - recita la stessa Guzzanti nel film - è stata sacrificata per tenere alti i consensi di un uomo che deve garantire guadagni illeciti a chi lo sostiene». Il tutto condito di interviste a caso tra le macerie, imitazioni del premier (bolso cavallo di battaglia della Guzzanti) e inquietanti voci fuori campo.

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