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Chi ha pagato il "non royal tour" di Harry e Meghan?

I Sussex si sarebbero rifiutati di dire i nomi dei finanziatori del loro viaggio in Australia, un silenzio che per molti rappresenta un’evidente mancanza di trasparenza

Chi ha pagato il "non royal tour" di Harry e Meghan?

I quattro giorni in Australia di Harry e Meghan non hanno causato grandi scossoni mediatici. Ancora una volta i duchi hanno intrapreso una specie di viaggio ibrido, tra il royal tour filantropico e il soggiorno glamour da divi hollywoodiani e scagliato dardi avvelenati contro la famiglia reale. “Nulla di nuovo sotto il sole”, come si dice. Almeno da questo punto di vista. Gli insider, infatti, hanno spostato l’attenzione sull’aspetto economico del tour, non solo per quel che concerne il guadagno ricavato dai Sussex, ma soprattutto sulla questione, per nulla chiara, dei finanziamenti.

“Perché sono qui?”

Quando Harry e Meghan partono per un viaggio pubblico i media si chiedono quale sia lo scopo. La motivazione filantropica è evidente, ma allo stesso tempo, paradossalmente, un po’ vaga. Non è chiaro quale impatto abbiano questi tour sui luoghi visitati e sulle carriere dei duchi. Le iniziative umanitarie di questi ultimi, infatti, appaiono piuttosto frammentate, prive di una visione d’insieme. A proposito del viaggio in Australia il Guardian scrive: “Harry e Meghan sono royal. Ma questo non era un royal tour. Era qualcosa di molto diverso”. In realtà i Sussex, pur mantenendo i titoli, non sono più al servizio della Corona. Sono dei reali di nome, non di fatto, privati delle loro funzioni. Il Guardian prosegue: “Nessuno sembra certo di cosa facessero esattamente [in Australia]. Forse dovevano esserci monarchici adoranti ai lati delle strade, che lanciavano mazzi di fiori e sventolavano bandiere? Oppure si trattava davvero soltanto di pubblicità e profitto?...Erano davvero qui per usare l’Australia come fosse un bancomat?”.

Brand e filantropia

La professoressa della School of Social and Political Sciences dell’Università di Melbourne, Lauren Rosewarne, intervistata dal Guardian, non ha dubbi sul vero motivo che avrebbe spinto i Sussex a tornare in Australia per la seconda volta (la prima fu nel 2018, quando ancora facevano parte della royal family): “La via principale per misurare il successo della visita è se ha aiutato il loro brand. Dopotutto loro non sono più working royal, quindi si sono recati in Australia al servizio del loro brand come individui e come coppia”. Un connubio tra opere caritatevoli e autopromozione che sembrerebbe aver dato buoni frutti.

Un viaggio remunerativo?

Secondo Ted Jenkin, Managing Partner di Exit Wealth Advisors, che si occupa di strategie di business e gestione patrimoniale, i Sussex potrebbero aver trovato un modo per ottenere alti profitti in poco tempo: “Meghan e Harry potrebbero fare soldi grazie al pubblico che si riunisce [per ascoltarli], agli accessi premium e all’influenza del brand”, dichiara a Page Six l’esperto, che prova anche a fare una stima del valore economico del tour in Australia. “In totale questo tour potrebbe portare a Harry e Meghan più di 10 milioni di dollari. Ogni volta che questi due finiscono sotto i riflettori la conseguenza è un flusso di denaro”. Nello specifico, secondo Jenkin, i duchi avrebbero guadagnato circa 2 milioni di dollari dagli eventi pubblici, come apparizioni e discorsi, 3,5 milioni dagli sponsor e 4,5 milioni dal valore dei contenuti [online] e dai media.

L'ombra dei soldi pubblici

C’è, però, anche l’altra faccia della medaglia della questione economica, cioè i costi del tour in Australia. Il Daily Mail riporta la cifra di 500mila dollari, notizia condivisa anche dal giornalista britannico Rob Shuter nella sua rubrica su Substack. Harry e Meghan non avrebbero sborsato neanche un centesimo. Non è chiaro se sia stato usato del denaro pubblico, sebbene il tour in Australia non fosse a carattere ufficiale. Il Guardian afferma che i contribuenti avrebbero “sostenuto un costo non precisato per delle misure di sicurezza aggiuntive necessarie per il tour”. Tra l’altro gli organizzatori del viaggio avrebbero escluso fin da subito l’idea di grandi assembramenti pubblici per evitare di far aumentare le spese della security.

I finanziamenti “privati”

L’eventuale impiego del denaro dei contribuenti australiani non risponde comunque alla domanda più importante: chi e perché ha pagato la somma più alta per questi quattro giorni dall’altra parte del mondo? Nessuno lo sa. Si tratterebbe di un tour “finanziato privatamente”, scrivono il People e Shuter. Una fonte citata da quest’ultimo non ha nascosto alcune perplessità in merito: “Il fatto che [Harry e Meghan] non rivelino [nulla] dice tutto. Se fosse stato chiaro e semplice, avrebbero menzionato i nomi dei finanziatori”.

“Interessi commerciali”

Le fonti e, in generale, diversi tabloid lamentano un’apparente mancanza di trasparenza. Shuter scrive che questo “silenzio” avrebbe insospettito anche la royal family. L’insider precisa: “C’è una reale preoccupazione, perché quando [la questione] economica non è trasparente, le persone cominciano a chiedersene il motivo…Ci sono di mezzo interessi commerciali”. La fonte teme che possa ripetersi la tragica storia degli ex duchi di York: “Abbiamo visto come vanno queste cose. Quando i ricchi finanziano l’accesso, la situazione può complicarsi…Non si è trattato di qualche discorso pubblico, ma di un tour in piena regola che qualcuno ha finanziato. Non si tratta solo di soldi, ma di influenza e di chi c’è davvero dietro”.

“La royal family deve adattarsi”

Grant Harrold, ex maggiordomo di Carlo III, rappresenta la voce fuori dal coro. Intervistato da Page Six di dichiara convinto che Harry e Meghan abbiano tutto il diritto di cercare l’indipendenza economica costruendo un loro brand: “Non credo che ciò sia un problema per il Re o per gli altri membri della royal family…Sono sicuro che preferirebbero che Meghan guadagnasse da questo, piuttosto che da un libro bomba o da un’altra intervista televisiva. Viviamo in un mondo moderno e la royal family deve adattarsi…”. Secondo Harrold se davvero il principe William vuole rinnovare l’immagine dell’istituzione seguendo l’esempio paterno della “monarchia snella”, allora “dovrà accettare che i membri della famiglia allargata dovranno trovare altri modi per guadagnare”.

Le precisazioni

In linea teorica il ragionamento di Harrold è giusto, ma ci sono tre elementi da considerare: il primo riguarda il fatto che Harry e Meghan hanno scelto di lasciare il loro ruolo pubblico, non sono stati relegati in un angolo da un riassetto della royal family. Il secondo ha a che vedere con la possibilità e l’opportunità che la coppia usi i titoli del Casato britannico (più volte attaccato pubblicamente) a scopo commerciale. Il terzo aspetto, peculiare del tour in Australia, concerne l’incertezza attorno ai costi e alla loro ripartizione, fattori che, invece, dovrebbero essere più chiari.

Cosa ne pensano gli australiani

Stando a un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca australiano Roy Morgan e citato da SkyNews Australia, la visita dei Sussex non avrebbe contribuito a migliorare la loro reputazione. L’81% degli intervistati, infatti, non sarebbe rimasto favorevolmente impressionato dall’apparente affabilità della coppia (in particolare il 75% non ha un’opinione più positiva della duchessa dopo il tour). L’87% è convinto che il viaggio non avrà impatto sulle relazioni tra i Sussex e Re Carlo III (in effetti non vi è ragione per cui dovrebbe. Il fatto che Carlo sia Capo di Stato del Paese non ha a che vedere con i dissidi familiari). Il 51%, poi, ritiene che la defunta regina Elisabetta non avrebbe approvato il tour, visto che Harry e Meghan non sono più al servizio della monarchia. Il 69% è certo che la royal family non sarebbe mai stata ingiusta con i duchi.

Infine l’affondo: il 59% è fermamente contrario a un eventuale trasferimento dei due in Australia. Se per i Sussex il concetto di successo coincide con quello di popolarità, allora, forse, c’è ancora molta strada da fare.

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