La "maledizione" di Casamicciola: il terremoto vissuto da Benedetto Croce

Casamicciola fu teatro nel 1883 di un terribile terremoto che sconvolse l'opinione pubblica di allora. E in cui Benedetto Croce perse i genitori e la sorella

La "maledizione" di Casamicciola: il terremoto vissuto da Benedetto Croce

Casamicciola torna a essere luogo di morte per un disastro naturale: l'enorme frana che ha travolto il comune di poco più di 7mila anime nell'isola di Ischia, terza per popolazione in Italia, non è purtroppo il primo episodio di questo tipo che si verifica nell'abitato. Molti ricorderanno il terremoto di magnitudo 4 della scala Richter che colpì Casamicciola il 21 agosto 2017 provocando due vittime e la caduta di diverse case. Ma andando ancora più in là nel tempo e arrivando al 1883 si arriva a un episodio ancora più tragico: un altro sisma che rase completamente al suolo il piccolo paese ischiano e ebbe un testimone oculare, suo malgrado, in Benedetto Croce.

A partire dalle 21.30 del 28 luglio 1883 per novanta lunghissimi secondi a Casamicciola e nel resto dell'isola di Ischia la terra tremò avendo proprio con epicentro il paese allora abitato da 4.300 persone e affollato da numerosi esponenti della borghesia del Sud Italia che proprio nella località termale trascorrevano la loro villeggiatura. Tra queste anche la famiglia del futuro filosofo nativo di Pescasseroli, che nel tragico evento perse i genitori, Pasquale Croce e Luisa Sipari, e la sorella Maria.

Croce sopravvisse a un evento dopo il quale Casamicciola, vera e propria "bomba" geologica, fu completamente distrutta. Casamicciola subì 1.784 morti (625 dei quali erano villeggianti), su un totale di 2.833 totali, contando quelli registrati nei comuni vicini di Ischia. Assieme alla Grande Guerra, l'episodio personale del 1883 è uno dei due grandi spartiacque che hanno segnato la vita e il pensiero del grande filosofo dell'idealismo italiano, Il terremoto fece sprofondare Croce a più riprese in una profonda depressione, contornata da pensieri suicidi, e contribuì a accelerarne lo zelo verso la ferrea disciplina di studio e l'evoluzione di un pensiero storicista fondata sull'umano e non su una metafisica a cui i grandi traumi della vita lo avevano disabituata. Piero Craveri, storico dell'Italia moderna e repubblicana e nipote di Croce nato nel 1933 ricorda che il nonno, scomparso nel 1952, "non mi parlò mai del terremoto di Casamicciola del 1883. In casa Croce la tragedia aveva lasciato il segno e non solo perché mio nonno era zoppo per via delle ferite riportate quando era rimasto per ore sepolto sotto le macerie. Non volle più tornare a Ischia né ci andò mai sua figlia Elena, mia madre”.

Il ricordo del filosofo

Croce ricorda una scena di devastazione pressoché totale: "Nel luglio 1883 mi trovavo da pochi giorni, con mio padre, mia madre e mia sorella Maria, a Casamicciola, in una pensione chiamata Villa Verde nell'alto della città, quando la sera del 28 accadde il terribile tremoto", scrisse nelle "Memorie della mia vita. Appunti che sono stati adoprati sostituiti dal Contributo alla critica di me stesso" appuntando tale ricordo nell'aprile del 1902.

Croce ricorda vividamente dove si trovava, finito il pasto serale: "Stavamo raccolti tutti in una stanza che dava sulla terrazza" della casa di villeggiatura. In quel contesto "mio padre scriveva una lettera, io leggevo di fronte a lui, mia madre e mia sorella discorrevano in un angolo l'una accanto all'altra, quando un rombo si udì cupo e prolungato, e nell'attimo stesso l'edifizio si sgretolò su di noi". Croce ricorda di aver visto "in un baleno mio padre levarsi in piedi e mia sorella gettarsi nelle braccia di mia madre; io istintivamente sbalzai sulla terrazza, che mi si aprì sotto i piedi, e perdetti ogni coscienza".

Si risvegliò la notte, "sepolto fino al collo, e sul mio capo scintillavano le stelle, e vedevo intorno il terriccio giallo, e non riuscivo a raccapezzarmi su ciò che era accaduto, e mi pareva di sognare". "Compresi dopo un poco", prosegue Croce, "e restai calmo, come accade nelle grandi disgrazie. Chiamai al soccorso per me e per mio padre, di cui ascoltavo la voce poco lontano; malgrado ogni sforzo, non riuscii da me solo a districarmi. Verso la mattina, fui cavato fuori da due soldati e steso su una barella all'aperto. Mio cugino", Paolo Petroni, "fu tra i primi a recarsi da Napoli a Casamicciola, appena giunta notizia vaga del disastro. Ed egli mi fece trasportare a Napoli in casa sua. Mio padre, mia madre e mia sorella, furono rinvenuti solo nei giorni seguenti, morti sotto le macerie: mia sorella e mia madre abbracciate". Croce rimase solo col fratello Alfonso, più giovane di lui di un anno. Ancora giovane studente, fu affidato alla tutela del cugino Silvio Spaventa, figlio della prozia Maria Anna Croce e fratello del filosofo Bertrando Spaventa, che divenne il suo secondo padre e lo ospitò a Roma, dove Croce ebbe un'accelerazione delle sue frequentazioni culturali, primo fra tutti il filosofo marxista Antonio Labriola. Da Marx Croce negli anni risalì alla filosofia hegeliana che cominciò ad apprezzare e ad approfondire e su cui basò l'impronta idealista del suo pensiero.

Nella grande tragedia di Casamicciola Croce fu temprato - tragicamente - di fronte all'impatto sugli umani delle grande contingenze della storia ed evolse - di conseguenza - la base storicista del suo pensiero. Al contempo, il ricordo del sisma fu impresso nella memoria collettiva. In Natale in casa Cupiello, la più classica tra le sue commedie, Eduardo De Filippo fa pronunciare al suo protagonista Lucariello l'espressione "Ccà pare Casamicciola", ovvero "Qui sembra Casamicciola" per testimoniare il senso di debolezza rispetto a un evento fatale esterno. Un tragico ricordo funestava la mente dell'intellighenzia napoletana di cui Croce e De Filippo furono i maggiori esponenti fino alla seconda guerra mondiale. Dopo, ha scritto Il Sole 24 Ore, se ne è persa memoria. "Ischia", ha ricordato il quotidiano di Viale Sarca, "oggi come allora, vive di turismo.

E per continuare a vivere di turismo ai piedi di un vulcano silenzioso ma vivo come l'Epomeo era meglio dimenticare, lasciarsi alle spalle la memoria della tragedia per dare il benvenuto alla cartolina dell'isola verde". Salvo svegliarsi dal torpore in casi terribili come quello del 26 novembre. Di fronte a cui le pagine di Croce sono tragicamente attuali.

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