A poche ore dal Met Gala, dall’evento più glamour dell’anno, considerato da molti gli “Oscar della moda”, le polemiche continuano ad accendersi e a dividere profondamente il mondo dello spettacolo e della moda. Quella che tradizionalmente è una celebrazione di creatività e stile si è trasformata, nell’edizione 2026, in un terreno di scontro tra visioni opposte, assenze eccellenti, proteste e critiche sempre più esplicite. Al centro della bufera c’è il coinvolgimento di Jeff Bezos, la cui presenza come finanziatore e co-presidente onorario ha scatenato un’ondata di reazioni senza precedenti.
Il tema di quest’anno
Come ogni anno, il Met Gala segna l’inaugurazione della mostra del Costume Institute presso il Metropolitan Museum of Art, cuore culturale della serata. L’edizione 2026 ruota attorno al tema “Costume Art”, un progetto ambizioso che esplora il rapporto tra il corpo umano e l’abito attraverso i secoli. Il curatore Andrew Bolton ha spiegato che l’esposizione indaga “la centralità del corpo vestito nella vasta collezione del museo”, mettendo in dialogo oltre cinquemila anni di storia dell’arte. Dipinti, sculture e creazioni di moda, sia storiche che contemporanee, raccontano l’evoluzione del modo in cui il corpo è stato rappresentato, valorizzato o reinterpretato. Il percorso si sviluppa attorno a tre categorie principali, i corpi onnipresenti, come il nudo; i corpi spesso trascurati, tra cui quelli degli anziani o delle donne in gravidanza; e infine i corpi anatomici, osservati in chiave più scientifica e strutturale. Un tema che promette profondità e riflessione, andando oltre la superficie scintillante dell’evento.
Il glamour resta, ma cresce la tensione
Nonostante il contenuto culturale di alto livello, il Met Gala resta anche uno spettacolo mediatico globale. I riflettori sono puntati sugli invitati, sugli abiti e sulle scelte stilistiche che ogni anno fanno la storia della moda. Tra i protagonisti attesi figurano nomi di primo piano come Beyoncé, Nicole Kidman e Venus Williams, insieme alla figura centrale dell’evento, la direttrice di Vogue Anna Wintour. I biglietti, come da tradizione, raggiungono cifre altissime, sfiorando i 100 mila dollari. Eppure, mai come quest’anno, l’attenzione non è rivolta solo al glamour, a dominare la scena è il clima di tensione che aleggia attorno all’evento.
Il caso Jeff Bezos
Il nodo centrale delle polemiche è rappresentato dall’ingresso di Jeff Bezos e della moglie Lauren Sánchez come principali finanziatori e co-presidenti onorari del gala. Una presenza che, invece di rafforzare l’evento, ha sollevato molte critiche. Secondo alcune indiscrezioni, il fondatore di Amazon starebbe cercando di ampliare la propria influenza anche nel mondo dell’editoria e della moda, con voci che lo vorrebbero interessato a Condé Nast, la società che controlla Vogue e supervisiona il gala. Un insider del settore ha commentato con parole dure: “È molto disturbante vedere figure così controverse legate a un evento che per molti rappresenta un’istituzione culturale. Per alcuni è stato percepito come uno schiaffo”.
Il boicottaggio delle star
Il segnale più forte del malcontento arriva però dalle assenze. Diverse celebrità di primo piano hanno deciso di non partecipare, trasformando la serata in un caso mediatico globale. Tra i nomi più rilevanti spiccano Zendaya e Meryl Streep. Zendaya, presenza fissa negli ultimi anni e tra le più attese sul red carpet, ha scelto di non partecipare, ufficialmente per prendersi una pausa dopo un periodo intenso di lavoro. Tuttavia, il contesto rende la sua assenza particolarmente significativa. Ancora più emblematico il caso di Meryl Streep, che secondo diverse fonti avrebbe rifiutato il ruolo di co-presidente proprio per dissenso nei confronti del coinvolgimento di Bezos. Anche altre figure stanno prendendo le distanze, la partecipazione di Lady Gaga resta incerta, mentre la supermodella Bella Hadid ha manifestato il proprio dissenso sui social, sostenendo contenuti critici verso l’evento.
Le accuse contro Amazon
Le tensioni non si limitano al mondo delle celebrità. A New York sono comparsi manifesti con scritte come “Boycott the Bezos Met Gala”, segno di una protesta che si è estesa anche alla società civile. Le critiche riguardano in particolare le attività di Amazon, accusata da tempo per le condizioni di lavoro dei dipendenti e per i rapporti con le politiche migratorie statunitensi. Alcuni gruppi attivisti hanno collegato la presenza di Bezos al gala a queste controversie, sottolineando una contraddizione tra i valori progressisti spesso espressi dal mondo della moda e la figura del finanziatore. Un commento circolato tra gli addetti ai lavori sintetizza il clima: “Non si può sostenere certe cause e allo stesso tempo partecipare a un evento finanziato da chi è associato a quelle stesse criticità”.
La difesa di Anna Wintour
Nonostante le polemiche, l’ex direttore di Vogue Anna Wintour ha difeso apertamente la scelta di coinvolgere Bezos e Lauren Sánchez. In passato ha sottolineato il loro contributo, definendo Sánchez “una risorsa importante per il museo e per la serata”. Una posizione che però non è bastata a placare le critiche, anzi ha evidenziato ulteriormente la distanza tra la leadership dell’evento e una parte del mondo dello spettacolo.
Un’edizione destinata a far discutere
Con una lista di ospiti sempre più incerta e un clima carico di tensione, il Met Gala 2026 si preannuncia come una delle edizioni più controverse di sempre.
L’attenzione non sarà rivolta soltanto agli abiti e al tema culturale, ma anche alle scelte personali di chi deciderà di partecipare o di restare fuori. Quello che doveva essere un tributo alla storia dell’arte e del costume si è trasformato in uno specchio delle tensioni contemporanee, tra politica, etica e spettacolo.