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Premio M.Arte 2026, da Tommaso Cerno un appello alla libertà di pensiero e al coraggio delle idee

Alla Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma grande successo per la VII edizione del Premio M.Arte. Tra i protagonisti della serata il direttore del Giornale Tommaso Cerno, premiato per il suo impegno nell’informazione libera e senza bavagli

Premio M.Arte 2026, da Tommaso Cerno un appello alla libertà di pensiero e al coraggio delle idee

Grande successo per la VII edizione del Premio M.Arte che si è svolta a Roma, nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Organizzato dall’associazione M.Arte, in collaborazione con la Fondazione Alleanza Nazionale, il premio ha celebrato personalità che si sono distinte per il loro percorso professionale e umano in diversi ambiti della cultura, dell’informazione, della medicina e dello spettacolo. Tra i protagonisti della serata anche Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, premiato per il suo percorso professionale, il suo anticonformismo e il suo impegno nel mondo dell’informazione libera e senza bavagli.

La motivazione del premio

Nel corso della cerimonia è stata letta la motivazione ufficiale del riconoscimento assegnato al direttore de Il Giornale: “Per la disinvolta eleganza e onestà intellettuale con cui ha vissuto e vive le sue molteplici esistenze all’insegna dell’anticonformismo e della ricercata, evoluta, provocazione culturale. Giornalista di razza, scrittore raffinato, politico problematico e ribelle. Cerno rivendica tuttavia la sua personale coerenza, praticata oltre gli schieramenti e le appartenenze”. Nel testo della motivazione è stato ricordato anche un passaggio tratto dal suo libro Le ragioni di Giuda (Rizzoli): “Il giorno in cui un’etichetta riuscirà a descrivermi, il mio viaggio sarà finito. Sarò diventato un’entità immobile, un individuo che ha smesso di pensare ed esprimere qualcosa di nuovo”.

L’intervento di Cerno

Nel suo lungo intervento, dal palco dove ha ricevuto il premio, Cerno ha alternato riflessioni sull’informazione, politica, libertà di pensiero e sul significato stesso della parola “tradimento”, al centro del suo libro. “Fare il direttore di un giornale oggi è faticoso”, ha detto. “Se tu lo fai come vorrebbero loro dovresti dire che a Modena non è successo niente e scrivere un editoriale ogni volta che qualcuno di loro dice una di queste grandi verità. Io non lo faccio”. Ha spiegato riferendosi al recente attentato. Cerno ha poi parlato del clima culturale e politico attuale, criticando il conformismo del pensiero dominante: “Viviamo in un Paese dove uno può passare con una macchina in corsa sopra degli innocenti dopo che ci hanno raccontato il politicamente corretto come un modo per diventare più adulti. Però ci sono cose che in Italia non si possono più dire”. E ancora: “Ho scelto Giuda perché si sentono tutti Gesù Cristo. Ho scelto Giuda perché la parola tradimento, quando non riguarda le tue idee, è una parola nobile. Io cerco di non tradire le mie idee anche quando sono sbagliate”.

“Facciamo un applauso per non essere d’accordo”

Uno dei passaggi più applauditi della serata è stato quello dedicato al valore del confronto e della libertà di opinione parlando del suo rapporto con il senatore Maurizio Gasparri che lo ha premiato. “Mille volte siamo stati d’accordo e mille volte non siamo stati d’accordo. Ed è una cosa bellissima. Facciamo un applauso per non essere d’accordo”. Il direttore de Il Giornale ha poi approfondito il significato etimologico della parola “tradimento”, collegandola al concetto di tradizione e trasmissione culturale: “La parola tradizione nasce dalla stessa radice di tradimento. Tradere in latino voleva dire trasportare, consegnare. La tradizione è la consegna di qualcosa di buono che arriva da chi c’era prima di noi”.

“I conservatori oggi sono i nuovi futuristi”

Nel finale del suo intervento, Cerno ha anche lanciato una riflessione sul concetto moderno di progresso: “Oggi il progresso è il motivo per cui i conservatori, anche se non se ne rendono conto, sono i nuovi modernisti, i nuovi futuristi, i nuovi progressisti. Perché la tradizione è il progresso migliore della storia dell’umanità, quello che è sopravvissuto alle idiozie di chi chiama progresso le fesserie della modernità”.

Gli altri premiati della serata

Nel corso della serata hanno ritirato il premio anche la professoressa Franca Melfi e Giorgio Calcara. Conferimento speciale inoltre a Pupi Avati, assente in sala per motivi di salute. Durante l’evento sono state consegnate anche due targhe commemorative in ricordo di Marcello Bignami e Annibale Marini, per il loro contributo alla comunità, ritirate rispettivamente dall’onorevole Galeazzo Bignami e dal professor Francesco Marini.

Beneficenza, musica e ospiti

Ampio spazio è stato dedicato anche alla solidarietà, con l’assegnazione di un riconoscimento agli IFO - Istituti Fisioterapici Ospitalieri. Ad accompagnare la serata le esibizioni della pianista e compositrice Cristiana Pegoraro e della Banda musicale della Marina Militare diretta dal Capitano di Vascello Antonio Barbagallo, che hanno deliziato il pubblico con un repertorio capace di spaziare dalle tradizionali marce militari alla musica classica, lirico-sinfonica, jazz, pop e rock.

I protagonisti sul palco

I lavori sono stati introdotti dal presidente di M.Arte, il professor Vittorio de Pedys, e dal presidente della Fondazione Alleanza Nazionale, l’avvocato Giuseppe Valentino.

I vari riconoscimenti sono stati consegnati dal senatore Maurizio Gasparri, dall’onorevole Antonio Giordano, dal direttore d’orchestra Leonardo De Amicis, dalla professoressa Mirella Proia e dall’avvocato Maria Giuseppina Lo Iudice. A condurre l’evento le giornaliste Antonia Varini e Maria Pia Pezzali.

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