«Più convinzione sul partito nuovo Altrimenti lo faremo noi dell’Udc»

«Più convinzione sul partito nuovo Altrimenti lo faremo noi dell’Udc»

Francesco Kamel

da Roma

Rocco Buttiglione, presidente dell’Udc e ministro per i Beni e le Attività culturali, non ha visto «entusiasmo e convinzione» alla costituente della nuova casa comune dei moderati e dei riformisti del centrodestra e avverte che «se il partito nuovo non si fa, lo farà da solo l’Udc parlando alla società civile e al popolo del referendum».
Buttiglione vede nel Paese «una grande maggioranza alternativa alla sinistra» e «una formazione nuova può aiutare a intercettarla». Per questo «la candidatura di Berlusconi non è un dogma come non lo è la sua sostituzione».
Che sensazioni ha avuto all’Assemblea costituente?
«Mi sembrava quasi una morte e non una nascita. Entusiasmo e convinzione certamente non si sprecavano. Ho visto in molti la tentazione di creare una sorta di comitato centrale per mettere l’Udc in minoranza. Invece la società italiana tramite il referendum ci chiama a una politica dei valori. Ma di questo non si è detto una parola. Il Partito nuovo è e deve essere una risposta politica a dei problemi politici. Se non ci credono meglio evitare di bruciare un’idea buona per il futuro».
A cosa attribuisce l’apatia?
«C’è una contraddizione nella Casa delle libertà: molti credono che le cose si aggiustino da sole e che basti una buona campagna elettorale di Berlusconi, magari sfruttando appieno la potenza mediatica delle sue televisioni».
Quindi non vede molte possibilità?
«C’è una cosa che mi dà fiducia. I costituenti di Philadelphia erano molto pessimisti e prevedevano un futuro nero e invece poi è andata bene e hanno scritto la Costituzione degli Stati Uniti».
Anche nell’Udc sembrano esserci differenti sensibilità sul tema del partito nuovo.
«Può darsi di sì. D’altronde è bene che ci sia chi frena e chi accelera. Follini comunque crede nel progetto, è che non vuole “sciogliere le righe” prima del tempo. D’altronde l’Udc è l’unico partito che tiene mentre vedo scricchiolii funesti in altri partiti».
E se non si dovesse fare nulla?
«Se il partito nuovo non si fa lo faremo da soli noi dell’Udc parlando alla società civile, al popolo del referendum».
C'è posto anche per la nuova Democrazia Cristiana?
«Il problema è far entrare e non fare discriminazioni».
E la riforma elettorale proporzionale? Berlusconi ha detto che molti deputati, soprattutto siciliani, sarebbero contrari per la ridistribuzione dei seggi.
«Se lo si vuole, la riforma si fa. Io parlo spesso con i deputati siciliani. Sono pochi quelli che credono di ripetere il pieno di seggi. Mentre sono tanti quelli che credono che il proporzionale sia lo strumento per governare bene».
Legge elettorale e partito nuovo sono legati?
«Sono due cose connesse ma non è necessario che si debbano fare per forza tutte e due. Si può fare solamente il partito unitario come si può fare la sola riforma elettorale».
Il centrodestra è agitato anche sulla scelta del candidato premier.
«Il nostro popolo non è contento di noi. “Piove governo ladro”, si dice. E di pioggia dal 2001 ne è caduta molta. Non per colpa nostra, per la verità. Ci siamo insediati e dopo poco c’è stato l’attacco alle Torri gemelle a New York con quello che ne è seguito. Non è giusto ma è così. Io vedo che c’è una grande maggioranza alternativa alla sinistra. Una formazione nuova può aiutare a intercettarla».
Quindi anche per lei è all’ordine del giorno la ridiscussione della candidatura?
«La candidatura di Berlusconi non è un dogma come non lo è la sua sostituzione. Credo che sia necessario aprire una discussione e confrontarsi. Il problema comunque è un altro».
Quale?
«La cosa importante è che il Paese ci chiede maggior attenzione al problema della solidarietà».