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«Piangi troppo». E strangola la sua bimba

ABBANDONO Il padre della piccina è in carcere e non l’aveva mai riconosciuta. L’omicida ha un altro figlio

«Piangi troppo». E strangola la sua bimba

CataniaLa bimba piangeva, lei non la sopportava più. Al culmine di un raptus ha prima tentato di tapparle la bocca con le mani, poi l’ha colpita allo stomaco, infine l'ha soffocata con un cuscino e alla fine l'ha strangolata. L'infanticida è la sua mamma, la donna che l'ha messa al mondo con un uomo che non aveva voluto riconoscere la piccina e che da mesi è rinchiuso in carcere.
L’omicida si chiama Claudia Barbera, è una ragazza di appena 23 anni e un altro bimbo di tredici mesi avuto con un altro uomo. Vive con i genitori in un palazzone del quartiere degradato di Librino, alle porte di Catania.
Due giorni fa la tragedia, la terza in dieci giorni. Dall’Alto Adige, dove una madre si e uccisa buttandosi in un pozzo e portando con sé la figlioletta di 5 mesi nata down a Milano, dove un’altra mamma depressa ha strangolato il figlioletto di 4 anni col filo del telefono.
La follia, anche stavolta, dura pochi minuti. Non appena Alexia, la neonata, è priva di sensi è la madre stessa a chiedere aiuto, chiamando la sorella, poi il 118. Ai medici che tentano una prima rianimazione dice che è stato un incidente, una disgrazia: la bimba non respira più da quando le è andato di traverso il latte. Non è vero e i dottori si accorgono quasi subito che la neonata presenta dei vistosi segni al collo.
Le indagini erano scattate dopo l’arrivo della piccola nel pronto soccorso dell’ospedale Garibaldi.
Intervengono i carabinieri, la madre viene successivamente interrogata e messa alle strette, di fronte al procuratore aggiunto Giuseppe Toscano e al sostituto Miriam Cantone. E alla fine ammette. È sotto choc, ma anche lucida. E il suo racconto è agghiacciante: «Non riuscivo più a sopportare i suoi pianti, ero stanca, per questo l'ho uccisa». Poi spiega di trovarsi in una situazione di grande crisi psicologica e di essere stata abbandonata, per due volte, da due uomini con cui aveva avuto una relazione e che dopo averla messa incinta l'avevano lasciata. Addirittura il padre di Alexia non aveva voluto riconoscere la paternità della neonata.
Claudia Barbera che ha dei precedenti penali per reati contro il patrimonio, è stata fermata per omicidio volontario e ricoverata in un ospedale di Catania, sorvegliata a vista giorno e notte da due carabinieri. Si teme che possa tentare qualche gesto disperato. Anche per questo la Procura ha deciso che venga sottoposta a una perizia psichiatrica per stabilire il suo stato di salute mentale.
«Lei gridava mia figlia è morta, l’ha uccisa un rigurgito», racconta una vicina di casa. «La piccola - ricorda - era in braccio alla zia, la sorella maggiore di Claudia, che correva verso il mezzo del 118 ed è salita di corsa. Poi è scesa lei che gridava, urlando di avere causato la morte della figlia mentre le dava il latte, per un rigurgito, e dicendo di sentirsi in colpa perché non era stata in grado di darle aiuto».
«Claudia era una ragazza poco presente a casa - aggiunge la vicina, che abita nello stesso complesso di viale Castagnola - era tornata dai genitori da poco, dopo essere rimasta nuovamente incinta».

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