A piedi nudi nel parco: in città i primi «barefooters»

A piedi nudi nel parco, come in quel film con Robert Redford e Jane Fonda. Ma anche per strada, al supermercato, in banca, alla posta e via di questo passo. Come fanno i «barefooters», in italiano gimnopodisti. Ovvero coloro che si sono dati allo «scalzismo», la pratica di camminare senza calzature su percorsi urbani e non. Un ritorno alle origini, il loro, che nasce dalla voglia di riavvicinarsi alla natura. Di sentire il respiro della Terra attraverso la pianta del piede, provando le sensazioni tattili legate alle diverse superfici. E poi vuoi mettere il senso di libertà che dà camminare senza scarpe? A sentir loro è una vera goduria. Non ti sudano nemmeno più i piedi.
I «barefooters» hanno mosso i primi passi in Nuova Zelanda. Ma in breve la pratica dello «scalzismo» si è diffusa anche negli Stati Uniti e in Europa. Da noi c’è persino un club che li rappresenta: il club dei «Nati scalzi», attivo dalla fine degli anni Novanta. È qui che s’incontra la gente che ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Non molta, a dire il vero, ma certamente di più di quanto ci si immagina. I soci sono divisi per aree geografiche. E sebbene al Nord gli scalzisti risultino più numerosi, soprattutto in Lombardia, anche a Roma (e nel Lazio) scopriamo esserci una comunità abbastanza folta. «Quando ho scoperto che non ero la sola a voler andare in giro a piedi nudi - racconta Antonella, della tribù romana dei senza scarpe - allora ho preso coraggio e mi sono avventurata scalza anche in mezzo alla gente. Mi dispiace solo che le persone non capiscano. Quando faccio barefooting mi guardano come fossi una mezza matta, o peggio mi scambiano per una barbona». Enzo invece è un integralista: «Passeggio scalzo in un parco pubblico appena posso, anche d’inverno, con qualsiasi condizione atmosferica, pure se fanno zero gradi. Mi sembra assurdo che i più limitino il barefooting ai periodi caldi». Ma ci sono anche i «barefoot-hicker», che le scarpe se le tolgono solo in determinati contesti. «Vado scalzo solo in località di vacanza - ci dice uno di loro - o quando mi trovo in campagna, mai in città». Occhio però a non farsi male. Il club dei «Nati Scalzi» ha il vademecum. Per prima cosa, recita il manuale, i principianti non devono sottovalutare la debolezza della pelle della pianta del piede, abituata com’è alla confortevole suola interna delle scarpe. Bisogna fare i conti poi con il «pit stop» del barefooter, una pausa indispensabile quando capita che una spina, o una scheggia, si conficchi nel piede del camminatore. Per non farsi cogliere impreparati è sempre meglio portare con sé una pinzetta per sopracciglia.

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