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Piemonte, Pdl e Lega schierano i «volontari anti-ribaltone»

«Stavolta hanno passato il segno». È questo il tam tam che si rincorre nel Piemonte di centrodestra dopo la decisione del Consiglio di Stato di respingere il ricorso presentato dal governatore Roberto Cota, che ieri è stato impegnato prima al tavolo Fiat organizzato a Torino per discutere il futuro della casa automobilistica torinese, poi a Roma per una serie di incontri. «Lavoro 17 ore al giorno -dice il leghista- e sono più che sereno, ma è assurdo che i piemontesi debbano stare appesi a un cavillo. L’interpretazione della legge è chiara, ma evidentemente qualcuno non voleva che io vincessi».
I motivi della decisione di proseguire con il riconteggio disposto dal Tar di oltre 15mila schede (l’eventuale «conta» non inizierà prima di settembre) sono attesi per oggi. Ma il centrodestra è pronto a dar battaglia (il premier Silvio Berlusconi ha invocato «il rispetto della sovranità popolare») anche grazie a una serie di «insospettabili» della Torino bene pronti a fare i «legionari del voto» per impedire il ribaltone e con un ricorso al Consiglio di Stato sul «merito» della sentenza. «La borghesia illuminata - commenta uno degli uomini più fidati del governatore - sembra aver voltato definitivamente le spalle all’ex governatore Pd, Mercedes Bresso, è questa la sensazione che si percepisce in città».
La vicenda giudiziaria che potrebbe riportare l’ex zarina è legata al giallo sui voti assegnato al presidente Cota attraverso le liste di Deodato Scanderebech (ex capogruppo Udc) e dei Consumatori. Nel primo caso la Bresso contesta che il politico uscito dal partito di Casini per confluire nel centrodestra non avrebbe avuto titoli per presentarsi senza raccogliere le firme necessarie. Ma lo status di capogruppo uscente, e la relativa autorizzazione all’esenzione prevista dalla legge elettorale regionale (firmata Pd), è stata accordata dal precedente presidente del Consiglio regionale (anche lui Pd) Davide Gariglio e confermata da due tribunali elettorali. Nel secondo caso, invece, secondo una bizzarra interpretazione, più volte contestata dai legali del governatore del Carroccio, occorrerà vedere quante schede portano la sola indicazione del voto alla sola lista collegata a Cota e quante invece quelle sulle quali l’indicazione di voto per il governatore della Lega sia esplicito. «Io mi sono votato ma ho messo la croce solo sul simbolo della Lega Nord - ha detto lo stesso governatore - e così hanno fatto mia mamma e le sue amiche», proprio per evitare di correre il rischio di vedersi invalidare la scheda.
Ma a quel riconteggio il Popolo della libertà, la Lega Nord e i suoi alleati potranno contare su un esercito di elettori di centrodestra, che hanno già annunciato ai vertici di Pdl e Carroccio la loro volontà di partecipare, in prima persona, alla maratona dello spoglio e a una serie di manifestazioni a difesa del risultato elettorale. La conferma arriva dal coordinatore piemontese Enzo Ghigo. Contattato telefonicamente durante il voto del Senato sulla fiducia alla manovra economica, l’esponente Pdl sottolinea che «prima di ipotizzare il riconteggio dei voti, già legittimamente assegnati a Cota, bisognerà aspettare almeno un mese. Siamo convinti che la questione sul “merito” non potrà che dare ragione a noi e alle migliaia di piemontesi che hanno votato centrodestra». Ma se riconteggio dovesse essere, nessun problema.

«Ci stiamo organizzando per nominare almeno tre difensori del voto per ogni Corte d’Appello che predisporrà il riconteggio. Saranno consiglieri regionali ma anche persone di grande esperienza in materia elettorale. Quel che è certo è che non ci faremo defraudare nemmeno di un voto».
felice.manti@ilgiornale.it

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