Di Pietro prova a dire che c’azzecca l’Idv con Burlando

Di Pietro prova a dire che c’azzecca l’Idv con Burlando

Antonio Di Pietro sbarca a Genova per mettere fine alle polemiche interne nel partito. Per ribadire la scelta di candidare nel listino di Claudio Burlando la bella hostess Maruska Piredda. Per scaricare quei dirigenti «che non sono degni di far parte dell’Italia dei Valori perché ne tradiscono lo spirito del congresso». Tonino cerca, un po’ a sorpresa, di evitare con cura fotografie insieme alla candidata delle polemiche e scansa anche inquadrature al fianco dell’altra donna forte, giovane e carina, Marylin Fusco. Ma con le sue parole spazza via qualunque possibile dietrologia. In una sala affollata da attivisti e dalla rumorosa claque di Carmen Patrizia Muratore, Di Pietro presenta il programma e - sarà colpa della fascia al collo che sorregge il braccio operato - sembra persino meno invelenito con Silvio Berlusconi. Addirittura sull’esclusione delle liste in Lazio e Lombardia si dice «combattuto tra le ragioni del diritto e la politica del cuore, tra il rispetto delle regole e l’angoscia per l’idea che milioni di persone vengano private del diritto di voto» per colpa di «regole e regolette che imbavagliano il diritto di voto dei cittadini».
Insomma, la parte del cattivo tocca farla al buono per eccellenza, il segretario regionale Giovanni Paladini. Che snocciola i nomi dei candidati, poi mette nel mirino il presidente Claudio Burlando, quello che il suo partito sostiene. Non lo nomina mai direttamente (se non per portare i suoi saluti e giustificarne l’assenza), ma lo distrugge quando cita le cose che non vanno in Liguria. Commenta le notizie del giorno riportate dai giornali. E inizia con la stima che vede Genova svettare per «numero di aziende chiuse, con un 50 per cento in più della media nazionale». Una mazzata per chi ripete di aver fatto tanto per l’economia e l’occupazione e addirittura sui manifesti mostra giovani grati alla sua giunta per aver salvato tanti posti di lavoro.
Anche la scuola certamente non è quella di Chiara, la bimba che sorride all’aiuto di Burlando. «Leggo oggi di uno studente che per non aver pagato il contributo al suo istituto si è visto negare la pagella - tuona Paladini - Questo non è ammissibile, il diritto allo studio non è discutibile nella nostra regione». E due. Il bello deve ancora arrivare, ma non ci impiega molto il segretario dell’Idv a dire una verità che ancora più esplicitamente straccia uno dei manifesti su cui si è fondata la campagna elettorale di Burlando: «Questa Regione investe molto poco in ricerca». L’ultimo accenno è ancora un colpo basso agli alleati e riporta d’attualità il tema della cementificazione del territorio. Paladini non ricicla l’espressione del «partito del cemento» che tanto fa irritare Burlando e anzi sfuma sulla giunta Vincenzi per «ringraziare pubblicamente i consiglieri comunali che hanno portato avanti la battaglia per salvare il Lido dallo scempio».
Ce ne sarebbe abbastanza per affossare ogni possibile accordo con il centrosinistra. Ma forse involontariamente, o forse con sottile freddezza, poco dopo è lo stesso Di Pietro a raccontare il perché di un patto elettorale con Burlando. «È più facile correre da soli - spiega il leader - Ma ho visto che chi lo fa, chi lo ha fatto, alla fine ha visto governare quelli che voleva combattere. Dobbiamo trovare punti di incontro e mettere nel mirino l’obiettivo principale». Come dire che battere «le destre» è talmente necessario che può anche richiedere il sacrificio di allearsi con chi ha fallito obiettivi tanto importanti. Tonino non sembra neppure così ottimista quando parla dell’esito del voto e si affida alla saggezza popolare per spiegare la situazione: «Mia zia diceva che uno era in mezzo al mare e chiedeva: “Siamo vicini alla riva?”. La risposta? Nuota, ragazzo, nuota».