La piscina Scarioni trasformata in moschea

È difficile che tuffi, schiamazzi e ragazze in bikini convivano con la preghiera islamica del venerdì. Eppure è quello che accade in via Valfurva, dove la piscina Scarioni è stata trasformata in una moschea. Finora tutto liscio. Da novembre duemila musulmani si radunano ogni settimana all’interno della struttura ma, con l’inverno, non hanno mai dato fastidio a nessuno. Ora che sta per cominciare la stagione estiva e che stanno per chiudere le scuole, arrivano i guai. La piscina sarà invasa dai bambini degli oratori e dagli adolescenti in vacanza. È dura immaginare i musulmani raccolti in preghiera a un metro da trampolini, sdraio e creme solari. Ed è altrettanto assurdo chiudere la piscina ogni venerdì mattina per tutta l’estate: «Attività sospesa per preghiera», impensabile.
I residenti della zona sono sul piede di guerra: «Quello non è il luogo giusto per i musulmani. Vadano a pregare da un’altra parte - insorge Sandra, una negoziante della zona Niguarda -. Non è una questione di razzismo, ma la Scarioni è la nostra piscina, è già un miracolo che sia stata ristrutturata». In effetti per la zona periferica di Niguarda, che già ha i suoi problemi, la piscina è un punto di riferimento, un luogo di incontro sano per i giovani del quartiere. «Nella struttura dove ora si incontrano i musulmani a pregare - spiega una signora - volevano costruire un bowling, che sarebbe stato un problema, un raduno di teppistelli e brutta gente. Fortunatamente non l’hanno costruito ma non è facile nemmeno convivere con i musulmani. Sono tantissimi e quando ci sono loro non si può circolare».
I musulmani della Scarioni sono gli stessi che la scorsa estate si radunavano ad Affori, nella palestra di via Iseo. Gli stessi che prima ancora andavano a pregare in via Padova e poi hanno cominciato a rimbalzare per anni fra le palestre comunali dei quartieri di periferia. Come mai sono arrivati alla piscina Scarioni? Una volta scaduto il contratto di affitto in via Iseo non è stata concessa la proroga richiesta dai fedeli di Allah. Altrimenti i cittadini della zona sarebbero insorti. «Siamo pronti anche ad occupare la Milano-Meda pur di sbarazzarci dell’invasione settimanale dei musulmani» avevano minacciato.
E così la «patata bollente» è passata nelle mani della zona 9. «In base alle carte - assicura Milko Paletti, presidente della Milano Sport, la società che gestisce l’impianto di via Valfurva 9 - il contratto di affitto del terreno è appena scaduto e i musulmani dovrebbero smettere di riunirsi qui in concomitanza con l’inizio della stagione estiva». Se così fosse, filerebbe tutto. Ma i residenti non ci credono: «Quando quei gruppi trovano un luogo in cui stare, non se ne vanno tanto facilmente. Basta pensare a quello che è successo con il garage di viale Jenner, che ci ha fatto dannare. Noi vogliamo che la piscina Scarioni resti una piscina. Non ci stiamo a vederla trasformata in una moschea. Per di più abusiva, visto che il contratto è scaduto».
Anche il consiglio di zona si è interessato al problema. «Vedremo se nei prossimi venerdì la piscina potrà essere utilizzata o meno dai cittadini - spiega il consigliere Roberto Rocca - altrimenti prenderemo provvedimenti. Certamente è impensabile che ci sia una coabitazione tra i fedeli islamici e chi frequenta la piscina».

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