Le pmi del Lazio scommettono sulla ripresa

INDAGINE A destare preoccupazione è il calo degli ordini dai paesi europei Ma le aziende che puntano alla crescita sono il 49% di quelle interpellate

La crisi c’è e i suoi effetti sono tangibili sull’economia reale: cala il fatturato, cresce il monte ore di cassa integrazione straordinaria e la produzione rimane ferma sui dati del semestre precedente. Nonostante questo «bisogna guardare al futuro con fiducia, forti di un incremento del numero di aziende che sta investendo. Questo il bilancio del settore della piccola e media impresa nel territorio regionale tracciato dalla Federlazio in un’indagine congiunturale elaborata sui dati relativi al primo semestre del 2009. La ricerca è stata condotta su un campione di 350 aziende associate a Federlazio, il 10% del totale degli iscritti all’associazione delle Pmi laziali, a presentarla sono stati il presidente Maurizio Flammini e il direttore generale Giovanni Quintieri. L’indagine rivela un calo degli ordinativi da parte delle Pmi laziali, sia sul mercato interno che in quello estero, desta preoccupazione per il futuro soprattutto il calo degli ordini dai Paesi europei. La crisi si fa sentire ma le Pmi laziali cercano di rispondere aumentando proprio gli investimenti, la percentuale delle aziende che dichiara di aver investito cresce dal 36% al 49% tra il secondo semestre del 2008 e il primo del 2009. «I dati vanno tutti male, ma le imprese tengono, va riconosciuto un apprezzamento alle imprese del Lazio, ce la stanno mettendo tutta per non licenziare» ha spiegato Flammini. «Lo avevamo detto nella precedente semestrale e lo confermiamo - ha proseguito - le imprese laziali hanno buone performance rispetto a quelle di altre regioni, sia per il minor numero di licenziamenti che nella diminuzione del fatturato, siamo un bandiera positiva per tutto il Paese». A dimostrazione di una migliore tenuta del sistema delle Pmi laziali rispetto al resto del Paese Flammini ha ricordato la previsione per il periodo 2009-2010 secondo cui il tasso di crescita del valore aggiunto nel Lazio è stimato a -1,3% contro -1,6% della media nazionale. I nodi da sciogliere per facilitare la fuoriuscita dalla crisi economica, secondo Flamini, sono tre: una maggiore facilità di accesso al credito per le imprese, la realizzazione di nuove infrastrutture e la cancellazione dei ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. «I ritardi dei pagamenti sono un male endemico - aggiunge Flammini - speriamo che la campagna lanciata da Brunetta sui pagamenti delle Pa alle imprese entro un mese abbia lo stesso effetto di quella contro i fannulloni, per ora non lo abbiamo visto». L’indagine di Federlazio riconosce al governo e alla Regione di avere recentemente emanato provvedimenti a riguardo «che muovono nella direzione giusta», ma invita a «procedere in maniera ancora più decisa» sollecitando i pagamenti entro 30 giorni. Sul versante delle infrastrutture Flammini reputa necessaria un’accelerazione sugli aeroporti di Viterbo e Frosinone e sul connesso sistema di viabilità e sulla Roma Latina.