Poesia, follia e Stockhausen ecco il rock corsaro di Morgan

L’artista pubblica «Da A ad A», album colto che cita Bach, Wagner e Rota

da Milano

Con quel nome da corsaro, i modi scanzonati e assorti, la cultura vastissima non poteva che toccare a Morgan di rivendicare i diritti della musica «alta», cioè della Musica, in un mercato che, complici l’estate e il servilismo dei media, va affollandosi di pop gastronomico e di canzonette usa e getta. Sicché, a due anni dalla splendida rivisitazione di De André (Non al denaro non all’amore né al cielo), e a quattro da Canzoni dell’appartamento, Morgan ci dona in Da A ad A, sottotitolo Teoria delle catastrofi, un viaggio stregante, avventuroso e assai novecentesco: nel senso d’un «Novecento musicale tutto fatto di musica che riflette sulla musica, e nei modi più vari», come scriveva Paolo Isotta. E dunque ecco il corsaro Morgan arrembare il Bach del Clavicembalo ben temperato e il Wagner di Tristano e Isotta, le atmosfere circensi di Nino Rota nonché Bowie, Lennon, Brel, Piazzolla - il tango stralunato di La verità - più la poesia di Borges, Ovidio, John Donne. Così che «l’illusione di rimaterializzare/il nostro disordine speciale», di dare senso logico a un delirio pirotecnico di metafore, stili e rimandi è non solo un verso della canzone che apre il disco, ma l’espressione d’un progetto tanto folle nelle apparenze quanto centrato negli esiti. Anche grazie ad un tourbillon di temi che dai baratri e dai cieli dell’amore e della gioventù arriva al bestiario di Animali familiari, con quella musica tra gioco infantile e marcetta felliniana, dalla smania di evasione alle catene della realtà, dal clima metafisico-ansiogeno, alla Dario Argento, di Demoni nella notte fino all’idillio lunare di Liebestod, scritta e cantata con Asia Argento, rarefatta come il sospiro di un’anima che si sfilaccia e misteriosamente si ricompone. Per concludere col griot senegalese Badara Sek, che s’insinua nel tessuto violoncellistico di Giovanni Sollima, in Contro me stesso.
Finalmente, un disco «alto», complesso e dunque stimolante, che tiene sveglia l’intelligenza di chi ascolta. E dialettico, con quel cantare che insegue all’infinito voglie di melodia come un orizzonte lontanante, e lascia via libera al getto continuo delle invenzioni strumentali. Continuo e plurimo, ché da un lato «ho sempre amato le orchestrazioni sinfoniche - dice l’autore - pur mescolate, qui, a un substrato rock. Dall’altro c’è l’elettronica, «ma usata guardando non ai Kraftwerk ma a Varèse, Maderna, Nono, Stockhausen». Dunque Da A ad A è un affresco che si dirama su vari fronti, e da vari fronti va esplorato: rifiutando la monodimensionalità e l’inettitudine a volare del pop dominante. Vario anche nel mood, e nei contenuti, con quel transitare continuo tra pessimismo e relativo ottimismo, cui allude lo stesso sottotitolo: «La Teoria delle catastrofi fu formulata a metà del Novecento dal matematico francese René Thom. Tradotta in soldoni riprende la vecchia idea greca che il conflitto è il padre di tutte le cose, così come un mobile vien fuori dallo scontro tra la lama d’una sega metallica e il legno». Ecco perché scaturisce, mica tanto misteriosamente, una sorta di serenità, da questo gorgo di ossessioni, solitudini, affetti, incubi, che Morgan passa in rassegna nel cd.

E del resto «Da A ad A - dice lui - potrebbe rammentare l’antico per aspera ad astra». Nonché le iniziali di Asia Argento, sua compagna, o il nome della loro figlia, cui è dedicato l’amorevole divertissement di U-blue.

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