Poli, il simpatico bugiardo che dice la verità

Libro intervista all'attore fiorentino che sul filo dell'ironia racconta la sua storia e quella della nostra cultura gettando un raffinato sguardo dissacrante su oltre mezzo secolo di teatro e spettacolo

«Siamo tutte delle gran bugiarde» eppure la prima sincera è lui, Paolo Poli, di professione attore, trasformista, a suo modo mimo, a nostro modo mito di una recitazione raffinata ed elegante, buffa e mai volgare che ha occupato buona parte del teatro nostrano della seconda metà del Novecento. Oggi Paolo Poli è un signore di un'ottantina d'anni ben portati che non ha avuto vergogna a guardarsi indietro, a riscoprire il passato suo e di tanti altri colleghi e di descriverlo in un libro leggero e piacevole che scorre fra le dita del lettore (Giulio Perrone editore, pp.128, 11 euro).
Trattasi di uno spaccato della nostra vita, artistica e culturale, dove appaiono e scompaiono volti noti delle nostre scene, un giovanissimo Dario Fo e un dottorale Pier Paolo Pasolini, un'allegra Laura Betti e un debuttante Nunzio Filogamo, poi le altezzose sorelle Gramatica e via elencando un po' tutti i volti sui quali si è alzato il sipario negli ultimi cinquant'anni della nostra storia. Lui, Poli, li ha raccontati con il suo solito fare, disincantato e spontaneo, senza timori reverenziali, rievocando la sua gioventù, i genitori, la famiglia, la sorella, gli esordi faticosi e la guerra.
Nulla però pesa nel racconto dell'attore fiorentino, tutto è etereo, brillante, elegante come lo è la sua persona dentro e fuori dalle scene. E proprio grazie alla sua nobiltà d'animo e di buongusto ha saputo toccare i tasti dolenti di una sessualità controversa con la levità che si conviene a chi sa di pronunciare parole forti senza che queste possano men che minimamente toccare gli animi più sensibili. Paolo Poli ne esce come è nella realtà, come chi l'ha conosciuto, dietro le quinte di uno spettacolo prima di andare in scena. Uomo brillante e ironico che sa guardare con occhio satirico alla quotidianità, come al passato e al futuro.
Svelare i racconti di Poli in questa lunga intervista-biografia sembra quasi un delitto di lesa maestà. Sembra quasi un attentato al lettore al quale si toglierebbe qualcosa di troppo simpatico e spensierato da affrontare per trascorrere qualche ora, finalmente lieta e spensierata che non vuol certo essere un capolavoro da premio Nobel ma che ha sicuramente il pregio di farsi apprezzare e farsi ricordare con simpatia. Perché Poli non si sottrae al dialogo su nessun tema, mai si avvale della facoltà di non rispondere, sempre scherza e usa il gusto della caricatura per descrivere se stesso e gli altri. Dal sesso al lavoro, dal teatro alla famiglia, dal passato al presente tutto scorre fluido e sincero perché le bugiarde, quelle del titolo, non esistono nelle cento e passa pagine della maxi-intervista.