La Banca d'Italia torna in utile e lo fa anche grazie alla rivalutazione dell'oro, che sostiene i conti dell'istituto centrale dopo due anni difficili segnati dall'impatto della stretta monetaria. Il bilancio 2025 si è chiuso con un utile lordo di 3 miliardi e un utile netto di 1,65 miliardi, in deciso miglioramento rispetto alle perdite lorde di 7,1 e 7,3 miliardi registrate nei due esercizi precedenti. Un recupero superiore ai 10 miliardi che, come ha spiegato il governatore Fabio Panetta all'assemblea dei partecipanti, «riflette soprattutto gli effetti della politica monetaria». Il calo dei tassi e delle consistenze di bilancio si è, infatti, tradotto in un «forte miglioramento del margine di interesse», ma che beneficia anche della valorizzazione delle riserve auree, storicamente una componente rilevante dell'attivo di Bankitalia. Il recupero di 91,3 miliardi sulle 2.452 tonnellate conservate tra Italia, Usa, Svizzera e Gran Bretagna, ora valorizzate 289,2 miliardi, viene, infatti, computato in un fondo di rivalutazione nel passivo.
Il ritorno all'utile consente così alla banca centrale di tornare a distribuire risorse allo Stato e ai partecipanti al capitale. Panetta ha proposto un dividendo di 340 milioni, invariato rispetto agli ultimi esercizi, mentre l'utile residuo destinato all'Erario sale a 1,272 miliardi, circa il doppio rispetto al 2024. Nel complesso, negli ultimi dieci anni ai partecipanti - banche, fondazioni, casse di previdenza e assicurazioni - sono stati riconosciuti 2,9 miliardi, mentre allo Stato sono andati 41,3 miliardi tra utili e imposte. Un flusso che conferma il ruolo dell'istituto come pilastro dei conti pubblici e come gestore prudente delle riserve.
Accanto ai risultati economici, la relazione del governatore ha toccato anche l'organizzazione interna. La rete territoriale resta un fronte strategico e entro l'anno sarà completato il piano di sviluppo e adeguamento degli assetti con l'obiettivo di rafforzare il ruolo delle filiali e l'integrazione con l'amministrazione centrale. Il nuovo piano strategico 2026-2028 guarda invece alla modernizzazione dei sistemi di pagamento e alla trasformazione digitale. «Stiamo proseguendo con decisione negli investimenti in infrastrutture tecnologiche, nella sicurezza e nella tutela dei dati, nonché nell'adozione di tecnologie avanzate», ha spiegato Panetta, sottolineando come l'attenzione sia rivolta in particolare all'intelligenza artificiale generativa. Le prime applicazioni riguardano la vigilanza, con strumenti a supporto delle attività ispettive e della produzione normativa, perché «vogliamo imparare dall'esperienza, affinare gli strumenti e adattarci rapidamente all'evoluzione tecnologica».
Cresce intanto anche il personale, tornato a oltre la soglia delle 7mila unità, con 7.050 dipendenti a fine 2025 e una spesa salita a 833 milioni per effetto dell'inflazione e del rafforzamento dell'organico. Invariati i compensi del direttorio, con 480mila euro al governatore e 430mila al dg Luigi Federico Signorini.
Panetta ha esaminato, infine, il quadro macroeconomico, invitando alla prudenza di fronte alle tensioni geopolitiche e agli effetti sul mercato dell'energia. Il conflitto in Medio Oriente, ha avvertito, produrrà conseguenze non passeggere e anche in caso di fine rapida della crisi il ritorno alla normalità avrà «tempi non brevi».
Le nuove stime su Pil e inflazione saranno aggiornate nei prossimi giorni e «dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative», con il rischio di «un circolo vizioso tra prezzi e salari». Un richiamo alla cautela che suona come un invito a non farsi prendere dal panico.