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"Caro bollette, sulla famiglia peso doppio che sull'impresa"

La Bce conferma le ragioni del Dl Energia. Italia in testa per i costi. E in Piazza Affari il settore finisce in perdita

"Caro bollette, sulla famiglia peso doppio che sull'impresa"
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Il bollettino della Bce diffuso ieri ha fotografato una realtà che in Italia pesa da anni: le famiglie pagano l'elettricità circa il doppio delle imprese energivore, un divario tra i più ampi dell'area euro insieme a Germania e Spagna. Alla base ci sono oneri di sistema più elevati, scelte fiscali e una maggiore dipendenza dai combustibili fossili importati, fattori che hanno finito per scaricare sui consumatori domestici una quota sproporzionata dei costi. In questo contesto, il decreto Energia varato dal governo appare come un intervento coerente con la necessità di riequilibrare il sistema e alleggerire le bollette, intervenendo proprio sulle componenti che più incidono sui prezzi finali.

Il provvedimento combina misure immediate e strutturali: dal rafforzamento del bonus sociale elettrico da 115 euro per i soggetti più deboli allo spostamento di alcune voci di costo dal prezzo dell'elettricità, fino all'utilizzo del gettito dell'aumento Irap per le imprese energetiche destinato alla riduzione degli oneri per le pmi. Senza dimenticare lo sblocco delle richieste di connessione per nuovi impianti rinnovabili, la rivendita del gas stoccato durante la crisi e le opzioni volontarie sugli incentivi fotovoltaici, pensate per liberare risorse senza interventi coercitivi. Un pacchetto che punta a ridurre strutturalmente il costo dell'energia, tema centrale per la competitività del sistema produttivo.

Il mercato, però, ha reagito con cautela. Il giorno dopo l'approvazione del dl, le utility hanno chiuso in calo a Piazza Affari: Enel ha perso il 3,6%, A2a il 2,2%, mentre Hera e Italgas hanno ceduto circa l'1,4% e Terna l'1%. Un movimento legato soprattutto all'aumento temporaneo dell'Irap e alle prospettive di prezzi elettrici più bassi, se Bruxelles darà il via libera allo scorporo dei costi Ets dal gas. Il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, ha spiegato che «il mercato sta prezzando l'aumento di due punti dell'Irap per i produttori di gas ed elettricità», un effetto collaterale prevedibile quando si interviene per redistribuire oneri lungo la filiera. La Commissione europea ha intanto avviato l'analisi del testo, passaggio tecnico necessario prima di qualsiasi valutazione.

Dal mondo agricolo arrivano invece richieste di correttivi su alcune misure, in particolare sul fronte delle bioenergie. Coldiretti ha sottolineato il rischio di contraccolpi per il biogas, annunciando che lavorerà in Parlamento «per ottenere risposte certe sul futuro della sostenibilità del mondo agricolo». Un confronto fisiologico, che conferma però la portata del decreto: intervenire sui prezzi dell'energia significa inevitabilmente toccare interessi diversi.

Resta il dato di fondo evidenziato dalla Bce: il sistema italiano aveva bisogno di una correzione. Se le famiglie pagano molto più delle imprese, il problema non è solo economico ma anche sociale. Un altro elemento rilevante riguarda il meccanismo di formazione del prezzo elettrico, oggi fortemente legato al costo del gas. Intervenire su questa componente, sterilizzando parte degli oneri legati alle emissioni e al trasporto, punta a ridurre in modo sistemico il prezzo all'ingrosso dell'energia, con effetti potenzialmente estesi lungo tutta la catena economica.

Il decreto prova a colmare questo squilibrio senza rinunciare alla transizione energetica e alla sicurezza degli approvvigionamenti, con l'obiettivo dichiarato di rendere l'energia più accessibile e il Paese più competitivo.

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