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Trump: "Le uccisioni in Iran si sono fermate, nessun piano di esecuzioni"

Washington sembra allontanare l'intervento diretto in Iran. Intanto gli Usa hanno ridotto il personale militare in Qatar e sospeso i contatti diplomatici con Teheran

Trump: "Le uccisioni in Iran si sono fermate, nessun piano di esecuzioni"
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La crisi iraniana entra in una nuova fase, segnata da segnali contrastanti sul piano interno e da un crescente irrigidimento internazionale. Gli Stati Uniti riducono parte della loro presenza militare nella regione e interrompono le comunicazioni dirette con Teheran, mentre think tank americani registrano un calo delle proteste dopo giorni di mobilitazioni diffuse.

Sul fronte interno, il regime promette processi rapidi per gli arrestati e intensifica la propaganda televisiva con confessioni forzate. Russia e opposizione in esilio alzano il livello dello scontro politico, mentre il blackout di internet continua a isolare il Paese. In serata il presidente Usa sembra frenare su un intervento militare.

Trump: "Verificheremo se è vero che l'Iran ha fermato le uccisioni"

"Osserveremo la situazione e verificheremo": così Trump ha risposto ai reporter che gli chiedevano se intenda fermare l'azione in Iran dopo essere stato informato che Teheran avrebbe fermato le uccisioni di manifestanti e le esecuzioni degli arrestati. "Spero che sia vero", ha aggiunto il presidente.

Trump: "Le uccisioni in Iran si sono fermate, nessun piano di esecuzioni"

 "Siamo stati informati che le uccisioni in Iran si stanno fermando, si sono fermate, e non ci sono piani di esecuzioni". Lo ha detto Donald Trump nello Studio Ovale. 

Farnesina: italiani che possono farlo lascino l'Iran

È in corso nella sala di crisi della Farnesina una riunione del ministro Antonio Tajani con dirigenti del ministero, della Difesa, della sicurezza italiana, con l'ambasciatrice d'Italia a Teheran e con gli ambasciatori nelle principali capitali interessate alla attuale crisi in Iran. La Farnesina - si legge in una nota - conferma l'indicazione di lasciare l'Iran ai cittadini italiani che possano farlo. Previste anche misure precauzionali per 900 militari italiani nell'area.

Media: gruppi curdi hanno tentato incursioni in Iran dall'Iraq

Gruppi di separatisti curdi armati hanno tentato incursioni in Iran attraverso la frontiera con l'Iraq, venendo fronteggiati dai Pasdaran: lo riporta sul proprio sito la Reuters, citando tre fonti qualificate, tra cui un alto ufficiale iraniano. Tali incursioni sono interpretate come "segnali di tentativi di soggetti stranieri di approfittare della situazione di instabilità in Iran", scosso dalle proteste delle ultime settimane, aggiunge la Reuters. Teheran, secondo le fonti citate, sarebbe stata informata dei recenti passaggi di frontiera di combattenti curdi dall'Iraq da parte dell'intelligence turca. Questo aspetto al momento non è stato confermato ufficialmente da Ankara. Il governo dell'Iran ha chiesto a Iraq e Turchia, secondo l'alto ufficiale iraniano citato, di bloccare qualsiasi passaggio di armi e combattenti attraverso le frontiere condivise.

Media: Trump si sente in dovere di agire in Iran

Donald Trump si sente in "dovere" di dare seguito alle sue minacce contro l'Iran. Lo riporta Cnn citando alcune fonti della Casa Bianca, secondo le quali il presidente ha stabilito una "sua linea rossa e ora sente di dover fare qualcosa". Le stesse fonti ritengono che Trump agirà quasi certamente ma non è ancora chiaro quale tipo di azione deciderà di intraprendere. Le valutazioni del presidente accompagnano quelle interne alla Casa Bianca, dove all'esame ci sono i rischi di un eventuale attacco.

Tajani: "Iran ha convocato nostro ambasciatore a Teheran"

"La direttrice politica ha parlato con l'ambasciatore iraniano (convocato oggi alla Farnesina, ndr) e ha ribadito le nostre preoccupazioni e la nostra condanna. La reazione è stata che hanno convocato l'ambasciatore d'Italia a Teheran. Hanno reagito così". L'ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani parlando della situazione in Iran a margine della presentazione di un libro al Senato.

Anche personale della Gran Bretagna via da base in Qatar

Anche il Regno Unito sta riducendo il suo personale dalla base aerea di Al-Udeid in Qatar. Lo riporta la Bbc, mentre il presidente Usa Donald Trump valuta se intraprendere azioni contro l'Iran in conseguenza della repressione delle proteste antigovernative. Precedentemente era stato riferito anche del ritiro di parte del personale Usa.

L'Iran ribadisce: "Pronti a rispondere in modo deciso a Israele e Usa"

L'Iran è pronto a rispondere "con decisione" ai suoi nemici, Israele e Stati Uniti. Lo ha detto il comandante del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, accusando i loro leader di essere dietro le proteste che hanno travolto la Repubblica islamica. Le Guardie sono "al massimo della prontezza per rispondere con decisione all'errore di calcolo del nemico", ha dichiarato il comandante Mohammad Pakpour in una dichiarazione scritta citata dalla televisione di Stato, accusando il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di essere gli "assassini della gioventù iraniana".

Diversi Paesi Medioriente scoraggiano attacco Trump: "Conseguenze disastrose"

Diversi governi del Medioriente hanno scoraggiato l'amministrazione Trump dall'effettuare un attacco all'Iran, temendo "conseguenze senza precedenti" in una regione instabile, che potrebbero sfociare in una "vera e propria guerra". Lo ha riferito un diplomatico arabo del Golfo con sede al Cairo, secondo cui i principali governi della regione - fra cui Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan - sono stati "in costante contatto" con l'amministrazione Usa in merito a un potenziale attacco americano all'Iran. Una guerra del genere avrebbe "certamente" ripercussioni disastrose "non solo sul Medioriente, ma anche sull'economia globale", ha affermato il diplomatico.

Tajani: "Quasi 600 italiani in Iran, la nostra prima preoccupazione"

"Ci sono tutte le implicazioni geopolitiche, l'Italia è un grande Paese, fa parte dell'Unione europea, siamo protagonisti in Medio Oriente, quindi è ovvio che vogliamo giocare un ruolo anche geopolitico. Ma il primo punto all'ordine del giorno della riunione sono i cittadini italiani. Poi ci occupiamo del resto". Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esterni Antonio Tajani, parlando della riunione convocata alla Farnesina sulla sicurezza degli italiani in Iran, che "arrivano a quasi 600". "Adesso vediamo come evolve la situazione: è una riunione con i nostri Servizi, con l'ambasciata a Teheran perché in un momento di così grande tensione dobbiamo preoccuparci innanzitutto della sicurezza degli italiani - ha spiegato Tajani, a margine della presentazione del Rapporto di Itinerari previdenziali, alla Camera -. È quello che facciamo sempre in qualsiasi crisi internazionale, che sia legata alle vicende politiche o a tragedie più importanti a Crans-Montana: la prima preoccupazione, la prima cosa che facciamo è vedere come tutelare nel modo migliore i nostri concittadini".

Cbs: Trump informato su opzioni per Iran. Oggi riunione alla Casa Bianca

Donald Trump è stato informato su una vasta gamma di strumenti segreti e militari da utilizzare in Iran: lo riporta la Cbs citando due funzionari del Dipartimento della Difesa. Gli attacchi missilistici a lungo raggio rimangono un'opzione per un potenziale intervento statunitense, ma i funzionari del Pentagono hanno anche presentato operazioni informatiche e risposte psicologiche alla campagna. Il team per la sicurezza nazionale di Trump dovrebbe tenere una riunione alla Casa Bianca martedì per discutere le opzioni per l'Iran, hanno riferito le fonti, ma non è chiaro se il presidente stesso sarà presente.

Missione Iran all'Onu accusa gli Usa: vogliono una scusa per attaccarci

"Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran sono radicate nel desiderio di un cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare". Lo ha scritto la missione iraniana presso le Nazioni Unite su X.

Reuters: "Possibile intervento militare Usa in Iran entro 24 ore"

"Due funzionari europei hanno affermato che un intervento militare statunitense" in Iran "appare probabile" e per uno dei due "potrebbe avvenire nelle prossime 24 ore": lo scrive l'agenzia di stampa Reuters sul suo sito. "Anche un funzionario israeliano - scrive sempre la Reuters - ha affermato che Trump sembra aver preso la decisione di intervenire, sebbene la portata e i tempi non siano ancora stati chiariti".

Qatar: ritiro da base Usa? Risposta a tensioni regionali

"In riferimento alle notizie diffuse dai media sul ritiro di alcuni membri del personale dalla base aerea di Al Udeid" il Qatar "dichiara che tali misure sono state intraprese in risposta alle attuali tensioni regionali". Lo riferisce l'Ufficio stampa internazionale (IMO) dello Stato del Qatar, che inoltre "ribadisce che lo Stato del Qatar continua ad attuare tutte le misure necessarie per salvaguardare la sicurezza dei propri cittadini e residenti come priorità assoluta, comprese le azioni relative alla protezione delle infrastrutture critiche e delle strutture militari". Le dichiarazioni giungono dopo che fonti Usa hanno fatto sapere che alcuni membri del personale della base aerea di Al Udeid, in Qatar, sono stati invitati a lasciare la base stessa entro la serata di oggi. La base, che ospita migliaia di militari Usa, era stata presa di mira dall'Iran a giugno scorso come rappresaglia per gli attacchi statunitensi alle strutture nucleari iraniane.

Iran: l'attacco di giugno alla base Usa in Qatar dimostra la capacità di rispondere

L'attacco di giugno dell'Iran alla base statunitense in Qatar dimostra la capacità di "rispondere all'attacco". A dirlo è uno dei consiglieri di Khamenei.

L'attivista Pegah Moshir Pour: "Possibili 20mila vittime, regime arruola i morti"

"Dicono che sia una bugia la cifra dei 12.000 morti: forse stiamo parlando anche di oltre 20.000 morti e in più c'è la difficoltà di recuperare i corpi delle persone che sono state uccise da pallottole, da munizioni da guerra sparate direttamente in testa. Sempre più persone ci stanno dando la stessa versione su questo: le forze di sicurezza negli obitori e nelle camere ardenti ricevono le famiglie chiedendo soldi per restituire le salme, dai 600 milioni di toman fino a un miliardo di toman, ovvero da 3mila fino a 5-6mila euro. Una cifra assurda da pagare per molte famiglie, vista anche la situazione economica e il blocco delle transazioni bancarie. Quindi propongono in alternativa di arruolare le persone già morte, uomo o donna che sia, facendogli prendere la tessera dei Basij, il corpo paramilitare al servizio della Guida Suprema, il braccio operativo della repressione contro i manifestanti". Lo dichiara a LaPresse l'attivista per i diritti umani e scrittrice Pegah Moshir Pour, nata in Iran e cresciuta in Italia. "Loro questo fanno - aggiunge - e l'hanno sempre fatto in una maniera più violenta, dai bambini di 10 o 11 anni fino alle persone anziane. Non hanno pietà di nessuno. Siccome i numeri delle vittime civili purtroppo è alle stelle, cercano così di aumentare il numero dei morti del corpo di sicurezza, avvicinandola al numero dei civili. Questo fa capire ancora di più quanto questo regime sia corrotto, usa tecniche mafiose sempre più insopportabili. Le persone sono in pericolo non solo in vita, ma anche nella morte, anche dopo la vita vengono continuamente usate come merce a loro vantaggio. Dobbiamo capire davanti a chi siamo, che non è possibile negoziare con tali persone, che non è più possibile accettare la legittimità di questi assassini. Non sono né religiosi, né repubblicani, non sono niente, sono solo degli assassini che devono essere giudicati dalla giustizia e soprattutto delegittimati. Dobbiamo fare presto, perché sono in pericolo veramente milioni di persone".

Forze sicurezza fanno irruzione in case famiglie manifestanti uccisi

Fonti vicine alla vicenda hanno riferito a Iran International che le forze di sicurezza in borghese e i membri delle Guardie rivoluzionarie iraniane hanno preso di mira le case delle famiglie delle persone uccise durante le recenti proteste nella parte orientale di Teheran. Le forze hanno effettuato incursioni intimidatorie, sparando, lanciando insulti e saccheggiando le case. Alle famiglie è stato ordinato di raccogliere i corpi delle vittime prima dell'alba e di effettuare le sepolture in modo rapido e privato, altrimenti avrebbero corso il rischio di sepolture collettive. È stato detto loro anche che sarebbero state addebitate delle spese in relazione all'uso di munizioni vere.

Medici iraniani: "Sparano agli occhi, vogliono che diventino ciechi"

I medici iraniani che sono riusciti ad avere contatti con l'esterno del Paese affermano che le ferite da arma da fuoco dei manifestanti sono concentrate principalmente sugli occhi e sulla testa, una tattica, secondo i gruppi per i diritti umani, già usata durante le proteste del 2022 'Donna, Vita, Libertà'. Lo riporta il Guardian citando un oculista di Teheran che ha documentato più di 400 ferite agli occhi causate da colpi d'arma da fuoco in un singolo ospedale. "Stanno sparando deliberatamente alla testa e agli occhi: vogliono danneggiare la testa e gli occhi in modo che non possano più vedere, la stessa cosa che hanno fatto in passato", ha riferito il sanitario sottolineando che - riporta il media britannico - molti dei pazienti hanno dovuto subire l'asportazione degli occhi e sono rimasti ciechi. Tre medici, in messaggi inoltrati al Guardian hanno descritto ospedali e reparti di pronto soccorso sovraffollati, stracolmi di manifestanti rimasti feriti.

Media Iran, Internet rimarrà disconnesso per una/due settimane

L'agenzia di stampa Fars, affiliata allo Stato iraniano, ripresa da Cnn, afferma che è probabile che Internet rimanga disconnesso per le "prossime una o due settimane". L'Iran è al sesto giorno di blackout nazionale di Internet, imposto dal regime per reprimere le proteste di massa antigovernative, anche se ieri alcuni utenti di telefoni fissi e cellulari sono riusciti per la prima volta a chiamare all'estero.

Familiare del manifestante condannato a morte in Iran: "Oggi l'esecuzione"

Un parente del manifestante iraniano Erfan Soltani, arrestato dalle autorità iraniane la scorsa settimana e condannato a morte, ha confermato che la sua esecuzione è prevista per oggi. "Con un processo estremamente rapido, nel giro di soli due giorni, il tribunale ha emesso una condanna a morte", ha affermato il parente alla Bbc Persian, aggiungendo che alla famiglia è stato comunicato che l'esecuzione sarebbe avvenuta mercoledì 14 gennaio. Soltani, 26 anni, è stato arrestato giovedì, il giorno in cui le proteste in Iran hanno raggiunto il culmine e, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe stato condannato dopo essere stato coinvolto in proteste nei pressi della capitale iraniana Teheran.

Media, gli Usa trasferiscono parte del personale della base in Qatar

Gli Usa chiedono ad una parte del personale americano di abbandonare la base aerea statunitense di al Udeid in Qatar. La base è la più grande base statunitense del Medio Oriente e ospita 10.000 soldati. Lo scrive Reuters on line. In vista degli attacchi americani contro l'Iran di giugno, parte del personale è stato trasferito dalle basi statunitensi in Medio Oriente. 

Think tank Usa, 'le proteste in Iran sembrano attenuarsì

Un'analisi pubblicata dal Critical Threats Project, con sede negli Stati Uniti, suggerisce che le proteste in Iran sembrano essersi attenuate dopo giorni di disordini a livello nazionale, con solo sette proteste registrate in sei province martedì, un netto calo rispetto a giovedì scorso, quando sono state documentate 156 manifestazioni in 27 delle 31 province dell'Iran. Lo riporta Haaretz. Il Ctp è gestito dai think tank Institute for the Study of War e American Enterprise Institute, con sede a Washington.

Media, sospese le comunicazioni dirette tra Iran e Usa

Le comunicazioni dirette tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'inviato speciale statunitense Steve Witkoff sono state sospese, ha dichiarato oggi un alto funzionario a Reuters citata dal Guardian, dopo le minacce del presidente Donald Trump di intervenire nel contesto delle proteste in Iran. L'alto funzionario ha aggiunto che le minacce statunitensi minano gli sforzi diplomatici e che i potenziali incontri tra i due funzionari per trovare una soluzione diplomatica a una disputa nucleare che dura da decenni sono stati annullati.

Iran: attivisti, almeno 97 confessioni manifestanti estorte con la forza

Secondo l'agenzia di stampa statunitense Human Rights Activists News Agency, dal 28 dicembre, data di inizio delle proteste in Iran, i media statali iraniani hanno trasmesso almeno 97 confessioni di manifestanti, molti dei quali esprimono rimorso per le loro azioni. Vengono mostrati ammanettati, con i volti sfocati. I video delle confessioni sono accompagnati da una musica di sottofondo drammatica e intervallati da filmati che sembrano mostrare i manifestanti mentre attaccano le forze di sicurezza. Alcuni mostrano armi artigianali che, secondo le autorità, sarebbero state utilizzate negli attacchi. Altri mettono in evidenza i sospetti in filmati di sicurezza sgranati, mentre sembrano appiccare incendi o distruggere proprietà. Gli attivisti affermano che, sulla base delle testimonianze di ex detenuti, le confessioni spesso seguono torture psicologiche o fisiche e possono avere gravi conseguenze, compresa la pena di morte.

L'Iran sostiene che queste confessioni, che spesso includono riferimenti a Israele o all'America, siano la prova di complotti stranieri dietro le proteste nazionali iraniane. Gli attivisti affermano che si tratta di confessioni estorte con la forza, da tempo un elemento fondamentale della televisione di Stato iraniana, l'unica emittente del Paese. E questi video stanno arrivando a un ritmo senza precedenti.

Reza Pahlavi esorta l'esercito in Iran ad unirsi alla protesta

Reza Pahlavi, figlio in esilio dell'ultimo Scià iraniano espulso durante la rivoluzione del 1979, ha esortato i membri dell'esercito iraniano a proteggere i cittadini iraniani e a unirsi all'ondata di proteste. "Voi siete l'esercito nazionale dell'Iran, non l'esercito della Repubblica Islamica. Avete il dovere di proteggere la vita dei vostri compatrioti. Non avete molto tempo. Unitevi a loro il prima possibile", ha dichiarato su X.

Mosca: "L'Ue sostiene apertamente la ribellione in Iran"

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ai microfoni di radio Sputnik ha dichiarato che l'Ue sostiene apertamente le azioni antigovernative in Iran, che sono essenzialmente un tentativo di ribellione. Lo ha dichiarato "Parallelamente al fatto che stanno applicando sanzioni - e queste sono già strette soffocanti - chiedono il rispetto della libertà di associazione e di riunione pacifica", ha dichiarato Zakharova citata dall'agenzia di stampa Tass. "In realtà si tratta di un attacco frontale e palese", ha aggiunto la portavoce degli Esteri concludendo: "è un vero e proprio sostegno aperto alle azioni antigovernative, che costituiscono essenzialmente un tentativo di ribellione".

Capo magistratura Iran promette processi rapidi per arrestati

Il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei , ha promesso processi rapidi per i sospettati arrestati durante le proteste, ha affermato oggi la televisione di stato iraniana citata dai media internazionali.. "Se qualcuno ha bruciato qualcuno, decapitato qualcuno e gli ha dato fuoco, allora dobbiamo agire rapidamente", ha dichiarato Gholamhossein Mohseni Ejei durante una visita a un carcere in cui sono detenuti i manifestanti. Le agenzie di stampa iraniane lo hanno anche citato, affermando che i processi dovrebbero essere tenuti "in pubblico".

Netblocks, blackout di Internet in Iran ancora in corso

Il blocco di internet a livello nazionale imposto in Iran nel contesto delle proteste anti governative è ancora in corso e secondo Net Blocks, dura ormai da oltre 130 ore, dopo essere iniziato giovedì scorso, riferisce Sky News. Ieri il governo di Teheran aveva consentito di effettuare alcune telefonate all'estero e i media statali hanno condiviso gli elenchi dei siti web autorizzati a cui le persone possono accedere.

Missione Iran all'Onu accusa gli Usa: "Vogliono una scusa per attaccarci"

"Le fantasie e la politica degli Stati Uniti nei confronti dell'Iran sono radicate nel desiderio di un cambio di regime, con sanzioni, minacce, disordini orchestrati e caos che fungono da modus operandi per creare un pretesto per un intervento militare". Lo ha scritto la missione iraniana presso le Nazioni Unite su X.

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