Una menzogna come pretesto per l'ennesima strage. Una pioggia di droni e missili, compresi gli quelli ipersonici Oreshnik, ha colpito l'Ucraina nella notte, in particolare Leopoli e la capitale Kiev. Il bilancio, provvisorio, è di 4 morti e almeno 26 feriti. «In risposta all'attacco terroristico del regime di Kiev contro la residenza del presidente della Federazione russa», scrive Mosca. Un attacco in realtà mai avvenuto e smentito da ogni fonte internazionale. Il fatto certo e drammaticamente reale, è il ripetersi del terrore che causa morte e distruzione, lascia migliaia di civili al freddo e al gelo dell'inverno ucraino. E minaccia ancora una volta, con parole al veleno, l'Europa che reagisce sdegnata ma senza concretezza.
L'esercito russo ha colpito duramente, con quel senso di impunità che accompagna ogni azione del genere. 36 missili e 242 droni lanciati contro la capitale e Leopoli. A Kiev sono stati danneggiati diversi condomini, un asilo nido e diverse infrastrutture, tra cui l'ambasciata del Qatar. Le autorità locali accusano Mosca di aver compiuto un secondo attacco subito dopo il primo, come avviene spesso con gli attacchi terroristici, per colpire anche i servizi di emergenza, prova ne è la morte di un soccorritore intervenuto sul luogo di un'esplosione. A Leopoli invece è stato lanciato anche un missile balistico Oreshnik, super arma progettata per la guerra nucleare e impiegata in Ucraina, fino a questo momento, soltanto un'altra volta, nel novembre del 2024. Anche se secondo alcune analisi, il razzo era equipaggiato con testate fittizie inerti e questo spiegherebbe perché, nonostante la potenza, i danni causati non siano stati così grossi. Potrebbe dunque trattarsi di un ulteriore test dell'arma oppure di una intimidazione. Nel mirino infatti è cruciale deposito di gas di Leopoli, città che dista soltanto 70 chilometri dal confine polacco. «È un'escalation, Putin non vuole la pace, la risposta della Russia alla diplomazia è più missili e distruzione. I paesi dell'Ue devono attingere più a fondo ai loro arsenali di difesa aerea e agire subito», ha detto l'Alta rappresentante estera di Bruxelles Kaja Kallas. Che ha ricevuto in replica parole durissime e minacciose da parte dell'inviato del Cremlino Kirill Dmitriev. «Kaja non è molto intelligente o esperta, ma anche lei dovrebbe sapere che non esistono difese aeree contro il missile ipersonico Oreshnik».
Una nemmeno troppo velata minaccia che trova la replica da parte dei Volentorosi. I leader di Regno Unito, Francia e Germania hanno definito l'uso del missile balistico Oreshnik come «un'escalation inaccettabile», si legge in un comunicato congiunto. Drammatico l'appello del presidente ucraino Volodymyr Zelensky secondo cui «è necessaria una chiara reazione del mondo. Soprattutto degli Stati Uniti, che la Russia rispetta davvero. La Russia deve ricevere segnali che è suo dovere concentrarsi sulla diplomazia e subire le conseguenze ogni volta che si concentra nuovamente su omicidi e distruzione delle infrastrutture». Appelli fin qui, a vuoto. Anzi. Il solito falco Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza ed ex presidente, alza ulteriormente il tiro.
Dopo il blitz «grossolano e vile» degli Stati Uniti in Venezuela, è l'ora per l'America di «riconoscere la legittimità delle azioni della Russia nell'ambito dell'operazione militare speciale». Menzogne come pretesto, spavalderia e senso di impunità. Così Mosca risponde ai tentativi di dialogo di Stati Uniti ed Europa. In una spirale di sangue e terrore che sembra non finire più.