“Arrivati a Pyongyang. La Svizzera aprirà un ufficio diplomatico per mantenere un contatto diretto con la Repubblica Popolare Democratica di Corea a Pyongyang. Il dialogo rimane essenziale per la pace e la stabilità nella regione”. Il ministro degli Esteri svizzero, Ignazio Cassis, ha annunciato così, con questo post pubblicato su X, l’avvio di una nuova fase nei rapporti tra Berna e la Corea del Nord. La singolare comunicazione ha accompagnato la sua visita nella capitale nordcoreana. Una visita che si è concretizzata in un momento particolare, ossia mentre Kim Jong-un intensifica le attività militari lungo il confine, potenzia i rapporti con Cina e Russia, e studia una possibile ripresa dei colloqui con Donald Trump.
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Il nuovo ufficio diplomatico della Svizzere in Corea del Nord
La Svizzera ha inaugurato il proprio ufficio diplomatico a Pyongyang alla presenza dello stesso Cassis. Il ministro ha partecipato alla cerimonia del taglio del nastro insieme a un rappresentante nordcoreano. La sede, tuttavia, era già operativa dal 19 ottobre e non avrà lo status di ambasciata né un ambasciatore residente. La struttura farà riferimento alla rappresentanza diplomatica svizzera a Pechino, che continuerà a occuparsi delle relazioni diplomatiche e consolari con la Corea del Nord.
Cassis ha anche incontrato la ministra degli Esteri nordcoreana Choe Son Hui. Al centro del colloquio, secondo quanto riferito dallo stesso esponente elvetico, la ripresa del dialogo politico, la normalizzazione delle relazioni bilaterali e le questioni di sicurezza nella penisola coreana e nello scenario eurasiatico. Berna, che intrattiene relazioni diplomatiche con Pyongyang dal 1974, intende quindi consolidare un canale di comunicazione mantenuto anche durante le fasi più difficili dell’isolamento internazionale nordcoreano.
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La diplomazia di Kim
La missione svizzera a Pyongyang, come detto, è arrivata in un periodo a dir poco scottante per la diplomazia nordcoreana. Secondo quanto riferito da Yonhap, citando una valutazione del National Intelligence Service sudcoreano, Kim potrebbe aver utilizzato la sua recente visita in Cina per trasmettere a Pechino la posizione nordcoreana sull’eventualità di una ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti.
Il leader nordcoreano si è recentemente recato a Dandong, dove ha incontrato Wang Huning, uno dei principali esponenti della leadership cinese. Kim era accompagnato da figure diplomatiche di primo piano, tra cui la citata Choe Son Hui, e non da esponenti militari.
Ebbene, questo elemento, secondo l’intelligence di Seoul, suggerirebbe l’esistenza di obiettivi politici ulteriori rispetto alla commemorazione della partecipazione cinese alla guerra di Corea. Pechino potrebbe quindi fungere da intermediario informale con Washington, anche se non sembrerebbe intenzionata ad assumere un ruolo attivo nella mediazione.
Nuovi colloqui con Trump?
Dicevamo del nuovo contatto tra Kim e Trump. Dal canto suo il presidente statunitense ha manifestato interesse per la ripresa del dialogo con il leader nordcoreano, interrotto dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019.
La prossima occasione potrebbe arrivare durante il vertice Apec, in programma a Shenzhen il mese prossimo, al quale è attesa anche la partecipazione di Trump. Il National Intelligence Service ha spiegato che Washington e Pyongyang non hanno ancora superato le divergenze sulle condizioni necessarie per riaprire il negoziato, ma non ha escluso possibili cambiamenti prima o dopo l’appuntamento internazionale.
Le attività militari proseguono
Non bisogna tuttavia ignorare le mosse militari di Pyongyang. Proprio nelle ultime ore, secondo quanto riportato dall’Associated Press, Kim ha chiesto una rapida espansione delle capacità tecnologiche nel settore dei droni, assistendo anche a una serie di test di armamenti. In precedenza l’esercito sudcoreano aveva rilevato il lancio di circa dieci missili balistici a corto raggio dalla costa orientale nordcoreana.
Nei pressi della Zona Demilitarizzata, e cioè il confine che separa la Corea del Nord dalla Corea del Sud, è spuntato un semovente nordcoreano. Pyongyang ha dunque spostato l’artiglieria in concomitanza con i continui lavori di rafforzamento della frontiera.
