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L'artista Howtan Re: "Per l'Iran momento decisivo, da Trump vorrei azioni concrete"

Lo scultore iraniano all'Adnkronos: "Il sacrificio di tante persone innocenti non sia vano, fondamentale ora agire e non limitarsi a fare propaganda"

L'artista Howtan Re: "Per l'Iran momento decisivo, da Trump vorrei azioni concrete"
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"Il mio cuore è pieno di angoscia e tristezza. Ogni notizia dall'Iran è un colpo al mio spirito". A dirlo è Howtan Re, scultore iraniano trasferitosi in Italia negli anni Settanta per sfuggire al regime oppressivo.

"La ferita della mia separazione dalla patria è riaperta, e sento il dolore di chi continua a lottare per la libertà", dice oggi in una lunga intervista con l'Adnkronos, "Tuttavia, c'è anche una forte determinazione in me: voglio che la mia voce e quella di altri siano ascoltate. La mia sensibilità verso il mio popolo è profonda e mi spinge a continuare a combattere attraverso la mia arte".

Artista, fotografo e scultore iraniano che da tanti anni vive in Italia, Howtan Re racconta commosso quello che prova in queste settimane, con la tensione crescente in Iran a causa delle proteste antigovernative, un bilancio di quasi 7mila morti e oltre 40mila arresti, il rischo di un attacco da parte degli Stati Uniti e un'Europa pronta a includere i pasdaran nell'elenco dei terroristi al pari di Al Qaeda e le altre organizzazioni.

Una situazione "estremamente critica", spiega Howtan Re, "La lotta del popolo per la libertà è più viva che mai, e credo che il sacrificio di tante vite possa finalmente risvegliare la coscienza della comunità internazionale. È un momento decisivo, in cui è fondamentale che il mondo presti attenzione e faccia pressione affinché i diritti umani siano rispettati. La speranza è che le voci di resistenza possano ispirare un cambiamento reale".

"Personalmente non ho parenti che vivono attualmente in Iran, ma ricevo notizie tramite amici e conoscenti dei miei familiari", dice ancora l'artista, "Molti di loro hanno fratelli e sorelle che da tempo non danno più notizie, dopo essere scesi in strada per lottare per la libertà. La preoccupazione è alta, e molti temono che possano essere già morti".

A questo si aggiunge una situazione economica nel Paese "insostenibile". "La svalutazione del rial è drammatica: fino a qualche anno fa, il valore era di circa 2.000-3.000 rial per un euro, mentre ora si aggira attorno ai 160.000 rial", ricorda, "Questa inflazione galoppante ha reso impossibile per molti iraniani sopravvivere con uno stipendio che, in media, è equivalente a pochi euro al mese. Mentre il popolo soffre e vive in condizioni di povertà estrema, gli ayatollah continuano a vivere da nababbi, accumulando ricchezze e potere. È un chiaro segno che il popolo è ostaggio di un regime oppressivo, e la lotta per la libertà è resa ancora più difficile da questa crisi economica".

"La mia arte è sempre stata un grido di denuncia contro la sofferenza e l'oppressione", spiega ancora lo scultore, celebre anche per le sue teste di Cristo, che trasmettono efficacemente la sofferenza e il riscatto, "In particolare delle donne iraniane che sono state vittime di violenza e discriminazione. Già dal 2002 ho iniziato a esprimere queste tematiche attraverso la fotografia, cercando di mettere in luce le loro storie. Con la scultura, ho voluto rappresentare un Cristo in un Paese che mi ha adottato, l'Italia, per inviare un messaggio forte di speranza, aiuto e preghiera. La mia arte non è solo una riflessione sulla sofferenza; è un invito a riconoscere la resilienza e la forza delle donne che continuano a lottare per i loro diritti".

E su un possibile intervento di Trump, Howtan Re ha le idee chiare: "Credo che Trump possa avere un ruolo nella situazione iraniana, ma non attraverso ulteriori sanzioni, che ormai si sono dimostrate inefficaci e rischiano di aggravare la sofferenza del popolo -osserva l'artista iraniano-.

Trump dovrebbe adottare un approccio simile a quello che ha utilizzato con il presidente venezuelano, cercando di rimuovere il regime oppressivo. Se non si intraprendono azioni concrete, come quelle viste in Iraq con Saddam Hussein, temo che nulla cambierà e che continueranno a morire altre persone. È fondamentale agire e non limitarsi a fare propaganda".

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