La portaerei USS Abraham Lincoln e il gruppo d'attacco navale che l'accompagna sono arrivati in Medio Oriente. A confermare la notizia poche ore fa è stato il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), il quale in un post sul social X ha precisato che il dispiegamento in questione ha lo scopo di "promuovere la sicurezza e la stabilità regionali". Come però si fa notare da più parti, l'arrivo della portaerei nell'area mediorientale potrebbe segnare l'inizio ufficiale del conto alla rovescia per un attacco contro il regime iraniano che nelle scorse settimane ha represso nel sangue le proteste nel Paese determinate dal forte deterioramento economico della Repubblica Islamica causando la morte di migliaia di persone.
Per Washington tutte le opzioni sarebbero sul tavolo. Donald Trump giovedì ha affermato a bordo dell'Air Force One che gli Stati Uniti stavano spostando "una flotta enorme" verso l'Iran e "forse non dovremo usarla". Per la stampa dello Stato ebraico un "resoconto sui preparativi per un attacco americano all'Iran" sarebbe sul tavolo del governo israeliano mentre c'è anche chi prevede che la Casa Bianca possa attuare un blocco navale invece di un "azione cinetica". Iniziative che potrebbero segnare la fine del regime degli ayatollah, il quale però potrebbe infliggere duri colpi alla macchina bellica inviata dal Pentagono in Medio Oriente.
Secondo Cameron Chell, Ceo della compagnia di droni canadesi Draganfly, le unità navali statunitensi di alto valore, tra cui il gruppo d'attacco della portaerei Lincoln, si troverebbero infatti ad affrontare una minaccia credibile da parte di sciami di velivoli senza pilota iraniani. "Le capacità dell'Iran in materia di droni valgono decine di miliardi di dollari", ha affermato Chell a Fox New Digital. Il ceo di Draganfly ha spiegato che "abbinando testate a basso costo a piattaforme di lancio poco costose, essenzialmente aerei pilotati a distanza, l'Iran ha sviluppato un'efficace minaccia asimmetrica contro sistemi militari altamente sofisticati".
Se Teheran dovesse lanciare un gran numero di droni potrebbe saturare e sopraffare le difese americane, ha dichiarato Chell sottolineando che "i moderni sistemi di difesa non sono stati originariamente progettati per contrastare questo tipo di attacco di saturazione" e che la forza del regime islamico risiede in sistemi di velivoli senza pilota a basso costo, in particolare nei "droni d'attacco unidirezionali progettati per volare verso un bersaglio e detonare". L'allarme dell'esperto è chiaro: "per le navi di superficie statunitensi che operano vicino all'Iran, le navi da guerra sono obiettivi primari", ha detto Chell ribadendo che "le risorse Usa nella regione sono grandi, lente e facilmente identificabili dai radar, il che le rende un target".
Intanto, da Teheran il portavoce del ministero della Difesa, il generale Reza Talaei-Nik, ha dichiarato che un eventuale attacco contro la Repubblica Islamica "verrebbe accolto con una risposta più dolorosa e più decisiva rispetto al passato". Riferendosi agli Stati Uniti e ad Israele, Talaei-Nik ha aggiunto che le minacce espresse da Washington e Tel Aviv richiedono all'Iran "di mantenere una preparazione completa e totale".
Anche il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha affermato che "i Paesi della regione sanno bene che qualsiasi violazione della sicurezza nella regione non avrà ripercussioni solo sull'Iran. L'insicurezza è contagiosa".